Questo breve estratto di Arrigo Solmi, I diritti dell’Italia nel Mediterraneo, mostra come il fascismo guardasse alla Corsica ed al suo controllo da parte francese.

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Durante il Risorgimento italiano la Corsica parteggiò intimamente per l’Italia, e gli esuli italiani preferirono, in molte occasioni, la Corsica, terra italiana, dove ciascuno di essi si sentiva a casa propria. Numerosi Corsi parteciparono alle cospirazioni e alle sommosse italiane, e molti servirono con Garibaldi e con Mazzini le idee e le armi d’Italia. In quest’ultimo cinquantennio la Francia si è sforzata di reprimere e di cancellare l’italianità della Corsica; ma non vi è riuscita. Il popolo si è adattato sempre con un disagio all’amministrazione francese, amministrazione svogliata e corruttrice. L’isola è rimasta economicamente trascurata e povera. Il disboscamento sistematico, la malaria, la tendenza ai piccoli impieghi, l’emigrazione, sono stati, in questi ultimi tempi, i malanni più gravi dell’isola, che vive stentatamente, fuori dal suo organico e naturale assetto, come un dipartimento povero, abbandonato e trascurato, senza caratteristiche proprie senza rilievo. Se i Corsi esprimono la loro anima nativa, lo fanno attraverso i loro poeti, molti dei quali di vero genio, che scrivono e pensano italianamente, seppure in dialetto corso.

Poche volte l’italianità si è rivelata così pura e così libera come nella poesia corsa. In quest’ultimo cinquantennio l’isola ha dato veri capolavori alla letteratura italiana, con opere di poeti corsi di alto e vivo sentimento italiano: Lucciana, Casanova, Angeli, Gioacchini. L’isola mantiene la sua schietta italianità, e aspira al suo ritorno alla patria, da cui è rimasta divisa, per varie vicende, soltanto in questi ultimi tempi.

L’indole nazionale ispirata e formata dalle tendenze naturali e dalle vicende storiche, non si falsa e non si trasmuta. Nonostante questa non breve sudditanza straniera, nonostante le tentazioni di una cultura e di una nazionalità affine, la Corsica è rimasta tutta italiana. I Corsi hanno compreso che, per la Francia, l’isola non serve se non come antemurale marittimo, per l’eventuale ostilità contro l’Italia; e dall’altra parte l’Italia ha compreso di non poter lasciare in mano alla Francia un’isola emergente nel suo mare, tra le altre isole naturalmente italiane; un’isola storicamente, linguisticamente, nazionalmente italiana, se non a patto di venire meno ai suoi doveri di madre. Tanto meno col lasciare la Corsica alla Francia che, per odio contro il Fascismo, ne è divenuta nemica.

Anche nella vita delle nazioni vige il principio: a ciascuno il suo.

La Corsica, legata geograficamente e storicamente all’Italia, deve ritornare italiana. L’errore di un secolo e mezzo, su venticinque secoli di appartenenza all’Italia, non può cancellare l’originaria indole nazionale. L’Italia avrà integro il suo baluardo tirreno.

 

 

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