La disfatta austriaca del 1918

La disfatta austriaca del 1918

La ritirata austriaca del 1918 è qui presentata nelle parole del tenente d’artiglieria Fritz Weber.

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L’ultimo atto del gigantesco dramma è incominciato. Una vera e propria fiumana uscita dall’inferno di fuoco attraverso cento camminamenti, sentieri, campi, straripa sugli argini, si gonfia, sbocca impetuosa nelle strade: uomini, cannoni, automobili, cavalli, carri e di nuovo uomini, uomini, uomini. La terra brucia sotto i piedi, il terrore ottenebra il cervello, ognuno si sente nemico dell’altro.

Non appena si leva il nuovo giorno, mi arrampico su un gigantesco pioppo, tra i cui rami avevamo collocato un secondo osservatorio. Il quadro che si presenta ai miei occhi è addirittura babelico: sulle due uniche strade, che attraversano la zona, si muovono compatte masse di uomini, mentre a passo di corsa nuovi gruppi sbucano dai filari di viti e vengono inghiottiti, strappati, trascinati via dalla fiumana. Più a nord, attraverso le nubi prodotte dalle esplosioni delle granate italiane, si distinguono altre masse in movimento. Sono i resti dell’esercito in sfacelo sparpagliati su settanta chilometri di fronte e spietatamente bombardati dall’artiglieria nemica.

Adesso i primi palloni frenati si alzano lungo il Piave, terribilmente vicini, proprio a ridosso dell’argine. Le batterie tuonano sempre più potentemente.

La strada. Essa sembra la salvezza ed è invece la fine per innumerevoli soldati che vengono fatti a pezzi dall’ultimo bombardamento della guerra. Gli altri, però, quelli che rimangono incolumi, vi si aggrappano saldamente e continuano la marcia, per essere raggiunti, quindici chilometri più in là, dalle granate dei cannoni a lunga portata. La fiumana, nella quale ci dobbiamo immergere, per fuggire, passa vicino a noi. Avanti dunque, soltanto avanti! Chi non può camminare è perduto, chi si piega verrà polverizzato, chi inciampa sarà gettato vivo nella tomba. La macina gigantesca degli stivali fangosi, degli zoccoli dei cavalli, delle ruote, coprirà le sue grida di aiuto e passerà sul suo corpo.

Le fruste schioccano sulle groppe dei cavalli. Una mano si aggrappa a un carro, per aiutare le gambe vacillanti. Che nessuno osi gravare del suo peso i nostri cavalli! Non ci saranno invocazioni e neppure minacce: la violenza soltanto può procurare spazio e salvezza.

Il fucile che portiamo sulle spalle ci servirà contro il vicino che oserà mettersi attraverso la strada; la galletta nel tascapane è un segreto nascosto tenacemente agli altri, che non ne hanno più. L’ultima scatoletta di carne viene aperta e mangiata in piena corsa, prima che una mano più forte l’afferri.

Avanti, soltanto avanti! Non è un popolo, che si ritira, lottando per la sua salvezza: sono nove popoli, tutti armati e messi sulle stesse strade, che si urtano l’un l’altro pieni di odio e di rancore.

Alle loro spalle incalza il nemico, bramoso di bottino e di prigionieri. Gli shrapnels scoppiano sulle file dei fuggitivi, li abbattono a decine; le sue granate battono gli incroci stradali e i villaggi; i suoi aeroplani scaricano mitragliatrici e lanciano bombe. Una disfatta come questa non si era ancora vista, nella storia del mondo.

Fonte foto: dalla rete

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