In una rigogliosa e verdeggiante zona collinare, posta a circa 600 metri sul livello del mare, immersa in una splendida campagna coltivata ad ulivi, vigne e mandorli, sorge Baucina, grazioso paesino siciliano che dista appena 35 km da Palermo.

Nel piccolo centro, che conta circa 2000 anime, si rinnovano, anche quest’anno, i festeggiamenti in onore di Santa Fortunata, vergine e martire vissuta durante il regno dell’imperatore Diocleziano, ritenuto responsabile di una delle più cruente repressioni nei confronti di cristiani.

Tra luci, musica, folklore e soprattutto tanta tanta fede, la festa ogni anno presenta un programma ricco di eventi religiosi ma anche profani. Gruppi folkloristici girano per il paese con i loro abiti variopinti, scandiscono con le loro percussioni i ritmi della festa, le due bande musicali locali, Francesco Mauro e Francesco Genovese, intonano le belle marce sinfoniche dello scomparso M° Francesco Genovese. A tutto questo si aggiungono spettacoli teatrali e musicali, artisti di strada e tanto altro ancora. La vera anima della festa è però, senza ombra di dubbio, religiosa tanto che per venerare le reliquie di Santa Fortunata, gelosamente custodite, da oltre due secoli, nella Chiesa del Collegio del paese, arrivano qui pellegrini da tutta la Sicilia e molti anche da diversi stati europei, dal Canada e soprattutto dagli Stati Uniti. Si tratta per lo più di immigrati che, in occasione della festa della patrona, tornano al paese natio, per venerarla e ringraziarla di qualche grazia ricevuta. Chi si reca a Baucina dunque, deve assolutamente visitare la sede della Confraternita per ammirare gli oltre 2.000 ex voto in oro e argento, donati alla Santa, che testimoniano il grande affetto dei fedeli nei suoi confronti. I momenti più emozionanti della festa riguardano sicuramente le sere delle processioni del Sacro Corpo di Santa Fortunata, con corteo storico di personaggi in costume d’epoca romana, che ogni anno si svolgono il secondo week end di Settembre. Un fiume di gente segue la Vara, un lungo tappeto umano la avvolge e la accompagna nel suo peregrinare per le vie del paese sino a notte fonda, a volte, anche sotto la pioggia. Eppure di questa giovane fanciulla, vissuta a Palestrina (vicino Roma) si sa veramente molto poco, tanto che il vuoto di riferimenti storici è stato colmato dalla tradizione oralmente tramandata che si è andata consolidando nel tempo. L’unica notizia attendibile racconta di una ragazzina che, convertitasi al cristianesimo, fu catturata dalle milizie romane mentre si stava recando a Roma e lì martirizzata nel mese di Ottobre del 200 d.C., con una pugnalata alla testa, dopo aver affrontato molti supplizi. Successivamente il suo corpo fu ricomposto nelle catacombe di Santa Ciriaca in Roma (oggi San Lorenzo al Verano) dove è rimasto sino al 1790, quando le reliquie furono inviate a Baucina.

Arrivo delle reliquie

Come abbiamo già detto, la storia di Santa Fortunata è avvolta nella leggenda. La tradizione orale ci tramanda che, verso la fine del XVIII secolo, la Superiora del Collegio di Maria, Suor Maria Sclafani da Ciminna, sognò una verginella morta da martire che esprimeva l’intenzione di essere venerata a Baucina. Si narra che lo stesso sogno fu fatto anche dall’allora Confessore del Collegio, reverendo Don Alfio Caruso da Mascalucia. I due, dopo essersi raccontati casualmente l’accaduto, decisero di parlarne con il Parroco per richiedere immediatamente l’invio a Baucina delle reliquie di una giovane martire e vergine. Secondo il sacerdote-storico Luigi Boglino, nel periodico da lui diretto ‘Sicilia sacra’ invece, le cose andarono semplicemente così: ‘Confessore Ordinario del Collegio di Maria fu eletto nel 1787 il reverendo Don Nunzio Fortunato, palermitano, per cooperazione dell’allora Arciprete Don Francesco Fiumefreddo. Egli ottenne dalla Santa Sede il Corpo di Santa Fortunata Vergine e martire’. Comunque sia, le reliquie arrivarono a Baucina il 14 Febbraio 1790, in una cassetta di legno, insieme ad un pezzo di stoffa intrisa del sangue della martire, accompagnati da una Bolla papale e dalle Milizie pontificie e furono consegnate alle autorità religiose e civili del paese.

Proprio durante la solenne processione organizzata il 14 Febbraio 1790, per dare il benvenuto alle reliquie in paese, sembra sia avvenuto il primo miracolo. A beneficiarne fu Mastro Nicasio Zingari, di circa 90 anni. Si poneva a questo punto il difficile problema, per i tempi, della ricomposizione del corpo della martire. Anche in questo caso si tramandano due versioni: la prima secondo la quale il corpo sarebbe stato ricomposto nel 1840 dal dottor Nicolò Greco, che essendo medico e farmacista e grande conoscitore dell’anatomia umana, lo ricompose nella sua stessa abitazione. Secondo un altra testimonianza invece, dal dottor Gioacchino de Luca dei Baroni di Termini Imerese sempre nel 1840. E’ molto probabile comunque, che data la coincidenza delle date i due medici abbiano collaborato nello svolgimento del lavoro.

La processione

Anche sull’origine della processione non ci sono notizie certe. Non è chiaro infatti, se sia stata effettuata sin dall’arrivo delle reliquie o organizzata negli anni successivi. Tuttavia si sa con sicurezza che, negli anni precedenti al 1870, si svolgeva ogni anno come testimonia una delibera del Consiglio Comunale di Baucina del 9 Aprile 1870 in cui la Santa viene proclamata compatrona, insieme a San Marco. Si trattava però, di una semplice processione senza figuranti. La prima processione figurata ebbe luogo invece, in occasione del I Centenario della Traslazione, quando vennero rappresentati 12 gruppi di personaggi in costume d’ epoca romana, episodi della vita, del martirio e dell’arrivo delle reliquie a Baucina. Per l’originale evento fu composto dall’insigne maestro Francesco Mauro Casella, l’inno a Santa Fortunata ‘Sposa eletta’, che ancora oggi viene eseguito da un gruppo di voce bianche a chiusura del corteo figurato:

”Sposa eletta del Signore / Vieni su dagli alti cieli / Il divino eterno amoree / Là ti attende senza veli / Te felice, Te beata / Donzelletta Fortunata / La corona di Regina / E la Palma gloriosa / Ora adorna l’eroina / Di Gesù la diva Sposa / Di Baucina l’Avvocata / Viva, viva Fortunata”.

La processione, oggi è accompagnata da 14 gruppi in costume d’epoca romana che rappresentano i vari supplizi subiti dalla santa secondo la tradizione. La monumentale Vara, su cui viene portata a spalla l’urna contenente il corpo della Santa fu realizzata, nel 1959, su progetto ed esecuzione dell’ebanista locale cav. Antonino La Barbera Coniglio. L’urna è costituita da un telaio in bronzo dorato con pareti laterali in vetro, dal peso totale di circa 300 kg, ed è posta su un fercolo chiamato Vara, sostenuto da due ‘castagnoli’. Sui lati della Vara sono scolpiti nel legno, in sei pannelli, le fasi più importanti del martirio e dell’arrivo di Santa Fortunata a Baucina. Il suo peso si aggira sui 2000 kg. Il fercolo viene portato a spalla da un’ottantina di devoti vestiti di bianco con una fascia rossa alla vita. Tra questi figura anche il portatore di ‘manigghi’, due maniglie in ferro avvitate all’estremità e impugnate da colui che deve fare da guidatore. Al suono di un campanello, viene sollevato ed ondulato e percorre le strade del paese facendo due soste prestabilite, ma anche molte non programmate durante le quali i fedeli offrono i loro ex-voto.

Di tanto in tanto i portatori urlano in omaggio alla Santa: ”Chiffà nu scurdamu a chiamare sta Santa Nostra avvucata; viva Santa Fortunata”.

Durante le due sere, la processione segue percorsi diversi: la Domenica attraversa la parte superiore di Via Roma ‘U Capu’, scende per Via XXIV Maggio, gira dal ‘Funnacu’ e risale per corso Umberto per poi rientrare in Chiesa Madre. Durante la seconda sera invece, il percorso varia uscendo dalla Chiesa Madre, girando per Via San Francesco e scendendo per Via Rudinì sino al ‘Funnacu’, quindi risale per Via Roma sino alla Chiesa di Maria SS. del Lume presso il Collegio di Maria dove il fercolo viene custodito per il resto dell’anno. Ogni sera ci sono due soste prestabilite: una in Via Roma ed in Corso Umberto per la ‘Vulata di l’ancili’ che consiste nella recita di una poesia da parte di due bambine vestite da angioletti sospese in aria tra i balconi e legate a due corde tese sopra la vara. Le bambine alla fine della recita lanciano nell’aria una pioggia di volantini con la scritta ‘W:S: Fortunata’ e dei colombi.

 

Autore: Loredana Maggiore

Fotoconcesse dalla Confraternita