La fine della Banda del Matese

La fine della Banda del Matese

Nell’aprile del 1877 un gruppo di anarchici capeggiato da Errico Malatesta e Carlo Cafiero tentò di innescare una insurrezione tra i contadini dell’area del Matese. L’indifferenza con la quale furono accolti i loro gesti rivoluzionari determinò il rapido fallimento dell’impresa e l’arresto deglla banda. Il documento che segue documenta le manovre di accerchiamento militare con l’impiego di dodicimila soldati e la resa degli anarchici ad un reparto di bersaglieri.

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Carabinieri Reali – Legione – Napoli – Provincia di Caserta – Circondario di Piedimonte – N. 873 – Divisione 9°
Piedimonte, lì 14 aprile 1877

Al sottoprefetto di Piedimonte d’Alife

Mi onoro portare a conoscenza della S.V. che una banda di 27 internazionalisti diretta da Caffiero, armata di cattivi fucili ad una canna e di revolvers, provenendo dalle alture del Matese entrava improvvisamente in Letino, e presentandosi all’Ufficio Municipale ove era riunito il Consiglio in seduta ordinaria, intimorì i Consiglieri e diede fuoco all’Archivio Comunale, riservando quello della Congrega di Carità. Mentre le carte bruciavano sulla piazza i capi dei rivoltosi a nome di Caffiero, Malatesta e Ceccarelli, due dei quali muniti di fascia rossa ed uno di fascia verde arringarono il popolo stupefatto, esprimendo i loro principi socialisti, emettendo qualche grido di viva Pio Nono, viva la rivoluzione sociale, abbasso l’attuale governo, distribuirono i fucili della G. Nazionale, che si trovavano nell’Ufficio Comunale, al popolo, e portatisi nei mulini tagliarono le corde dei contatori dicendo al popolazzo che li accompagnava di non dovere da ora innanzi pagare tasse. Ciò fatto manifestarono di voler recarsi in Gallo per eseguire simile operazione; a loro subito presentavansi per servir di guida certo Bertulli Ferdinando di Letino, persona di infimo ceto, e capace di qualsiasi cattiva azione, con questa guida partirono alla volta di Gallo ove giunsero verso le due pomeridiane. Trovano l’Ufficio Comunale chiuso, lo fecero aprire dal Bertulli a colpi di accetta, di cui questi era armato, e penetrati nello stesso praticarono quanto in Letino.
Direttisi all’Ufficio dell’Esattore ne bruciarono pure i registri e gettarono al popolazzo circa L. 50 in bronzo che trovarono in un sacchetto; l’Esattore assicura che gli sia stata rubata pure in una cassetta L. 1.200 in carta; del che però non mi riuscì aver puove convincenti. Recaronsi in seguito ai mulin itagliano le corde ai contatori. Ciò fatto verso le 4 p.m. accompagnati dal Bertulli che erasi provvisto in Gallo di un fucile della G. Nazionale si diressero verso le alture che conducono a Roccamandolfi e propriamente nella contrada Campofigliolo, pernottando nella masseria del signor Bianchi Giovanni arciprete di Montaquila e posta ai confini tra Gallo, Letino e Roccamandolfi, il mattino successivo recavansi sul monte detto Costa della Croce stessi confini ove pare avessero voluto fermarsi intera giornata del 9.
Sin dalle 12 a.m. dell’8 spediva da qui le truppe, ivi giunte nello stesso mattino da Caserta sul Monte con l’incarico di sorvegliare gli sbocchi di detto monte, che mettono verso le provincie di Campobasso e Benevento, ed ove avessero indizi che la banda vi fosse già passata di seguirne la traccia verso Valle Agricola e Letino, ove possibilmente si sarebbero recati.
Avuto sentore del fatto di Letino verso le 7 p.m. dell’8 partiva immediatamente colla poca forza disponibili per Capriati allo scopo d’intercettare la strada alla banda ove si fosse diretta per Capriati alla volta di Venafro, e meco si erano uniti i Capitani signor Rossi Emanuele del 50° Fanteria e Brozzoni Teodoro del 56° le cui truppe già trovavansi sul Matese.
Giutno in Capriati ebbi notizia del fatto di Gallo, subito mi diressi a quella volta d’unito ai predetti signori Capitani, ove verificai quanto sopra. Spedii appena colà giunto espresso a Roccamandolfi ed esploratori sulla montagna per conoscere la direzione della banda, avendo per risultato quanto sopra già dissi. La truppa che trovavasi al Matese giunse intanto per Letino e Gallo talmente stanca da non poter eseguire qualsiasi altro servizio. Mentre queste riposavansi praticai investigazioni in Gallo, feci per mezzo di bando ordinare a quel popolo di restituire i fucili statigli distribuiti il giorno prima dalla banda, al che ubbidì subito, e sequestrai un revolver lasciato nella confusione da uno della banda nell’Ufficio Comunale di Gallo. Ebbi pure in quel frattempo comunicazione che il Bertulli era rientrato in Letino forse per provvedere viveri alla banda, spedii tosto due Carabinieri in quel Comune, per eseguire il di lui arresto, il quale fu operato puntualmente.
Riposatasi la truppa disponevo verso le 7 p.m. del 9 che un drappello rimanesse in Gallo soto gli ordini del Capitano signor Brozzoni a sorvegliare gli sbocchi verso Roccamandolfi, Longano d’Isernia, un altro drappello comandato dal Sottotenente signor Conte Francesco si dirigesse per Campofigliolo, Costa Della Croce e località adiacenti, ed un terzo drappello comandato dal Tenente signor Rossi Emo si portasse sopra Letino nel dubbio che la banda vi facesse ritorno, avendo fin dal giorno prima manifestato tale intenzione per foraggiarsi.
Intanto anche da Piedimonte giungeva sul Matese altro drappello per sorvegliare gli sbocchi verso la Provincia di Benevento nel sospetto di comparsa di altra banda.
Partiti i drappelli per la loro destinazione feci ritorno in Capriati onde procedere perchè la banda non sorprendesse gli altri Comuni posti al piede del Matese, ed il Capitano signor Rossi faceva ritorno in Piedimonte per assumere il Comando della forza ivi rimasta. Giunsero intanto in Letino due compagnie di bersaglieri la sera del 9, ed una di queste il mattino successivo ripartiva per Piedimonte, mentre l’altra rimase al servizio di persecuzione della banda e per fornire all’occorrenza di forza Gallo, Letino, Fontegreca e Capriati.
Dalla perlustrazione sovradetta non si ebbe nessun risultato, essendo in quel frattempo la banda andata in tenimento di Longano, ove giunse verso le 11 p.m. servendosi di guida di certo Pace Pietro di Letino, che condussero seco a forza verso le 5 p.m. del 9 dal monte Costa della Croce tenimento di Letino, la quale venne arrestata dalla forza venuta da Campobasso e che operava verso Longano. Avvisato più tardi dal signor Prefetto della Provincia che una parte della banda il mattino del 10 era stata inseguita da una pattuglia delle truppe di Campobasso, e che probabilmente avrebbe tentato riprendere la via del Matese o passare in tenimento di Roccamandolfi ho subito disposto che parte della truppa si spingesse in perlustrazione verso Longano, Roccamandolfi.
Dopo mezzogiorno la banda venne riveduta in tenimento di Gallo nel luogo detto Forcelle Acqua del Faggio e che preso la direzione dello stretto bosco di Gallo, per cui lasciò sospettare che intendesse di bel nuovo pernottare alla masseria Bianchi.
Avute queste notizie si è disposto che nel mattino dell’11 una pattuglia da Letino si dirigesse a Campofigliolo e un’altra sopra le Caprari, mentre da Gallo la forza passando per l’acqua del Faggio si sarebbe pur diretta alla masseria Bianchi, e la forza di Piedimonte avrebbe occupato i posti del Matese a Sprecavitello, casomai la banda avesse campo a retrocedere, e così fosse sopresa e da Capriati inviavo una pattuglia agli sbocchi di Monteroduni, casomai la banda oltrepassando Longano tentasse girare il monte in quella località.
Per la esecuzione di tali disposizioni il mattino dell’11 feci ritorno a Gallo e mossi in prelustrazione colla forza rimasta, non essendo rientrata altra pattuglia partita la sera precedente per Campofigliolo con vari militi del paese, dirigendosi verso le località percorse il giorno prima dalla banda, la quale venendo per la via di montagna, dal tenimento di Longano, ove vi si prese per guida un contadino di Gallo a nome Pirraglia Giacomo, si fece dallo stesso accompagnare al Campofigliolo nella masseria Bianchi ove però non si fermava, e dirigendosi invece in contrada Costa della Croce tenimento di Letino ne pernottava all’aperto, fino alle 7 a. m. dell11 in cui licenziata la guida pare prendessero la direzione di Campo delle Fosse fra Letino e Roccamandolfi da dove non poteva dirigersi che o sopra Roccamandolfi attraversando monti coperti da neve o verso Sprecavitello discendendo per la Soava della Voce. La perlustrazione spinse il suo raggio d’azione finchè fece incontro delle truppe d’Isernia, Longano e Castel Pizzuto, appiattandosi ad acqua Del Faggio, mentre gli altri drappelli percorrevano la località ad essi designata.
Ora avvenne che verso le 4 pom. di detto giorno il nominato Lombardo Vincenzo di Piedimonte da me scelto per guida al drappello inviato il giorno 8 pel Matese o Letino percorrente tale via com’espresso seppe che alla Soava Della Voce trovavansi in una masseria molta gente armata egli tosto retrocedette in Letino ad avvisarne il Capitano dei bersaglieri De Notter nobile Ugo colà rimasto con un drappello misto, altro pastore a nome Ferritto Raffaele giunse pure subito a darne la notizia, a tale avviso detto Capitano riunì i suoi bersaglieri, e il Sottotenente signor Conte Francesco riunì i militari in Fanteria, e riuniti recavasi alla masseria sopra menzionata che tosto circondarono e penetrati nella stessa intimarono l’arresto agli individui ivi raccolti che si arresero senza far resistenza, e poiché il prelodato Capitano spediva al momento della sua partenza domanda di rinforzo alle truppe fuori in servzio, ed avendo pel primo dato avviso il signor Sottotenente Benitani comandante il Circondario d’Isernia il quale trovavasi appiattato alla masseria Bianchi, così accorse sul luogo, trovò l’operazione compiuta, ma veduta una vicina masseria colla porta chiusa, nutrì sospetti, l’aperse a forza, e trovata altri due della banda vi procedeva al loro arresto, talché gli arrestati ascendono a 25 individui che sono:
Caffiero Carlo fu Ferdinando di anni 30, proprietario di Barletta
Ceccarelli Cesare di Pellegrino di anni 34, negoziante di Salignano
Malatesta Enrico fu Federico di anni 24, chimico di S. Maria
Sbigoli Gaetano di Guglielmo di anni 29, impiegato di Firenze
Lazzari Angelo di Francesco di anni 23, litografo di Perugia
Cellari Santo fu Angelo di anni 34, macchinista d’Imola
Facchini Ariodante fu Giuseppe di anni 22, commesso di Bologna
Buscarini Sisto di anni 27 di Fabbriano, becchino
Lazzari Uberto di Arcangelo di anni 25, muratore di Bologna
Gualandi Carlo di Lorenzo di anni 27, muratore di Donia
Volponi Giuseppe fu GUido di anni 19, muratore di Pistoia
Bianchi Alamiro di Rocco di anni 25, sarto di Pescia
Poggi Luigi fu Raimondo di anni 31, muratore d’Imola
Poggi Domenico fu Raimondo di anni 24, muratore d’Imola
Bezzi Domenico fu Luigi di anni 24, muratore di Ravenna
Ginnasi conte Francesco di Giovanni di anni 18, possidente d’Imola
Castellari Luigi fu Francesco d’anni 31, calzolaio d’Imola
Papini Napoleone di Gaetano di anni 20, commesso viaggiatore di Fano
Bennati Giuseppe fu Lorenzo di anni 40, muratore d’Imola
Starnari Antonio fu Luigi di anni 37, cameriere di Filotraino
Conti Ugo fu Luigi di anni 25, macellaio d’Imola
Pallotta Carlo fu Tomaso, tapezziere di anni 26 di Terni
Cornacchia Antonio fu Lorenzo di anni 40, muratore d’Imola
Ceccarelli Domenico fu Pellegrino di anni 27, negoziante di Solignano
Bianchi Giovanni di Mariano di anni 27, negoziante di Rimini.
Col sequestro inoltre di quanto infradetto: 21 fucili a percussione con 11 baionette, 9 revolvers, 27 pettrinali ripieni di cartucce a mitraglia, 12 boracce di latta, sette tascapani, una quantità di munizioni da guerra, una bandiera di seta rossa e nera, varie coccarde dello stesso colore, carte topografiche, un cannocchiale, varie lettere ed altri oggetti di poca entità.
Gli arrestati ed oggetti sequestrati vennero rimessi al signor Procuratore del Re a corso in Gallo col signor Giudice istruttore pel procedimento.
Con tale operazione venne ridonata la tranquillità al Circondario e cessarono le attribuzioni accordatemi col foglio di Gabinetto N. 69 del 7 andante, ora mi sento in dovere di sottomettere alla S.V. che il Delegato di PS signor Cortara si comportò in modo lodevolissimo, e mi fu di non lieve appoggio sia nell’assumere indagini, e sia nel far eseguire il servizio pratico a cui qualche volta pur prese parte del che lo prego di renderne consapevole il signor Prefetto, e che i miri carabinieri nulla lasciarono a desiderare nel disimpegno dei vari servizi e sopportarono le fatiche con abnegazione in modo superiore ad ogni elogio.
Il Tenente comandante l’arma nel Circondario
firmato G. Serra

 

 

In copertina, Errico Malatesta. Fonte foto: dalla rete

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