Nel 1630 la flotta sabauda contava solo la galea Santa Cristina, la San Carlo Bonaventura e la San Vittore Bonaventura. Queste, armate con cannoni di vario calibro e portata, vennero adoperate continuamente contro i corsari e di rado per spedizioni militari, come nel 1589 in Provenza. Sul Lago di Lemano era pure di stanza una piccola flottiglia che prese parte alle operazioni contro Ginevra.

Vittorio Amedeo I  e Carlo Emanuele II non concessero molto alla marina, solo licenze per armare navi da corsa. Carlo Emanuele II tentò di organizzare, nel 1625, una spedizione contro Genova ma prima che la potesse effettuare, la Santa Cristina, che era la capitana, fu presa dalla flotta genovese comandata da Galeazzo Giustiniani nelle acque dell’isola di Sant’Onorato.

A cambiar le cose – o almeno a provarci – fu Vittorio Amedeo II che ricostruì la flotta ottenendo le galee che la Spagna teneva a Genova, le cosiddette “galee del Duca di Tursi”, e acquisita la Sicilia ne assunse anche le navi, quattro galere e tre velieri. Vittorio Amedeo II divise questa flotta in due squadre, quella dei vascelli, con ammiraglia la Capitana Reale, e quella delle galee, con ammiraglia il I vascello Beato Amedeo. Persa la Sicilia, ma guadagnata la Sardegna, il Duca si vide costretto ad impiegare la flotta contro i corsari barbareschi con risultati disastrosi: la flotta si ridusse a sole tre galee, la Capitana, la Patrona e la Santa Barbara.

Intanto si erano affermate nuovi tipi di navi, non più a remi, ma navi a propulsione puramente velica, armate con decine di cannoni, e Carlo Emanuele III ne dispose l’acquisto dall’Inghilterra pensando di trarne vantaggi nel Mediterraneo. Tra il 1763 ed il 1764 la flotta sabauda si dotò infatti di una fregata, la San Carlo, ed un vascello, il San Vittorio, tuttavia non si poté fare a meno di piccole navi per la difesa delle coste sarde. Le navi comprate dall’Inghilterra, inoltre, non erano nuove e già nel 1768 la San Vittorio fu demolita. La nuova San Vittorio, costruita a Villafranca nel 1777, era armata di 32 cannoni ma costò più di un vascello da 74 ed il legname impiegato era di cattiva qualità così che dopo cinque anni fu inviata a Napoli per ristrutturarla. Peggior sorte toccò ad un bastimento acquisito nel 1786, il Santa Carolina, pagato 120.000 lire e mai disancorato. Nel complesso però la flotta crebbe, se non nel valore, nel numero. Era indispensabile proteggere il litorale sardo e furono comprate mezze galere e legni a vela a Napoli ed a Venezia.

Nel 1792 Villafranca cadde nelle mani dei francesi e così le navi sarde. Sfuggì la fregata San Vittorio che fu poi bruciata nel porto di Tolone, nel dicembre 1793. Il suo comandante, però, ne imbarcò l’equipaggio su di una nave francese, l’Alceste, che era in quel porto, e questa tenne il mare con la bandiera sarda fino a quando fu catturata dai francesi nel giugno 1794. Dopo quella perdita, la flotta restò composta dai soli pochi legni che servivano sulle coste di Sardegna. Quando il governo, nel 1798, si trasferì a Cagliari, la flotta aveva solo un brigantino, il San Vittorio, una goletta, la San Filippo, tre mezze galere e pochi legni minori.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: N. Brancaccio, Il naviglio della marina sabaudo-piemontese