La guerra di Candia fu un conflitto combattuto tra la Repubblica di Venezia e l’Impero ottomano che ebbe come posta in palio il possesso dell’isola di Creta, il più grande e più ricco tra i possedimenti veneziani d’Oltremare.

Di essa ci parla Antonio Battistella (La Repubblica di Venezia ne’ suoi undici secoli di storia, Venezia 1921, pp. 57-59).

 

***

 

Durava da parecchi anni l’assedio dei Turchi intorno a Candia. A Venezia un partito capitanato dallo stesso doge Bertuccio Valier, giudicando follia il preservare nella resistenza, proponeva di cedere l’isola che non era più difendibile: ma tale proposta, per l’onore di Venezia, era stata respinta specialmente per le accese parole del procuratore Giovanni Pesaro…

La resistenza quindi continuò: e fu questo l’unico periodo in cui i vari stati d’Italia e la Francia, riconosciuta l’urgenza estrema della repubblica, si commossero a sovve3nirla di soccorsi tali che sarebbero stati efficaci e forse decisivi se non fossero arrivati quando ormai al male non c’era più rimedio. Due reggimenti col marchese Francesco Villa mandò il duca di Savoia, altre milizie ausiliare spedirono pure nel 1668 papa Clemente IX, il granduca di Toscana, la città di Lucca e il governatore spagnolo di Milano; infine, uomini e denaro inviarono l’imperatore e il re di Francia, il quale ultimo per sopra più, ci aggiunse, e con ripetute insistenze tra il 1665 e il 1667, anche il consiglio che Venezia, come un secolo dopo col suo successore doveva sciaguratamente far Genova per la Corsica, cedesse Candia a lui, lasciando alla Francia la cura di difenderla, quasi dovesse essere un onorevole guadagno perdere l’isola in questo modo anziché per fatto dei Turchi.

Ma a Candia ormai più forse che la gente d’arme mancavano polveri, munizioni, vettovaglie e mancava la possibilità di procurarsene. Invano il Morosini presso Standia, nel marzo 1668, distruggeva una squadra barbaresca che tentava di intercettare i viveri diretti all’isola, mentre Andrea Corner periva combattendo presso Retimo per deviare le forze turche; invano il dicembre del medesimo anno 300 gentiluomini francesi e savoiardi col duca de la Feuillade facevano un’audace sortita, coprendosi di gloria; invano per gli eccitamenti del papa altri mercenari accorrevano fino dalla lontana Svezia a sostegno della città: il fato di Candia era deciso e indeprecabile.

L’ultimo anno dell’assedio, supplicato dall’ambasciatore veneto, Giovanni Morosini, Luigi XIV mancò ancora in sussidio degli assediati 6000 soldati col marchese di Noailles e col duca di Beaufort: costoro, venuti nel giugno 1669, dopo alcune sortite valorose ma sterili e dopo recriminazioni ingiuriose e inopportune, nonostante le rimostranze di Francesco Morosini, si rimbarcarono e lasciarono l’isola, che più forse che a difendersi avevano aiutata a morire. A questo improvviso e non spiegabile abbandono negli estremi momenti forse non dovette essere estranea la politica egoistica di Luigi XIV, tutto intento a ottenere dai Turchi vantaggi e privilegi commerciali: probabilmente l’invio e la ritirata di quel grosso nucleo di soccorritori non erano che atti di quella politica in partita doppia per ingraziarsi il papa e per forzare la mano di Costantinopoli e riuscire a concludere, come si concluse, il desiderato trattato di commercio.

Fu l’estremo colpo dato alla difesa di Candia.Ormai in questa disgraziata città non c’erano che 300 combattenti, avendo anche le genti pontificie e maltesi voluto partirsene, e le brecce che gli assedianti facevano coll’incessante bombardamento diurno e notturno rimanevano aperte e sguarnite; gli ospedali, le chiese e le case rigurgitavano di feriti, la carestia d’ogni cosa non consentiva più di prolungare la resistenza, che Caterino Corner morendo da valoroso avea raccomandato di protrarre fino all’ultimo respiro; oltre a ciò incombeva pauroso sugli animi il sospetto di tradimento, essendo un ingegnere Barozzi pratico d’ogni punto della città disertato ai Turchi.

Un consiglio di guerra convocato dal Morosini accolse perciò il suo parere e il 30 agosto deliberò la resa… il 6 settembre la capitolazione, ch’ebbe nome dal Gioffiro, fiumiciattolo lambente la città presso il quale fu discussa, potè essere sottoscritta. Per essa Venezia cedeva l’isola conservandone però i porti della Suda e di Spinalonga; il presidio veneto usciva da Candia armato e con tutti gli onori militari; nessuna indennità di guerra sarebbesi pagata né fatto alcun donativo; Clissa e gli altri luoghi ricuperati in Dalmazia sarebbero conservati e così pure Zante, ma col pagamento dell’annuo tributo di 1500 ducati.

In questo modo cadeva Candia, quest’ultimo ricordo della quarta crociata, sopraffatta da quella fatale forza il cui impeto da circa tre secoli senza posa si disfrenava sulle contrade e sui mari d’Europa. L’assedio era durato quasi ventitre anni; soltanto nei tre ultimi, 56 assalti erano stati respinti, 45 sorprese notturne sventate, 1172 mine incendiate e uccisi oltre 100.000 uomini; nella difesa avevano data la vita 280 nobili veneziani, s’erano consumati più di 800 carichi di munizioni e di vettovagli, e nel solo anno 1669 s’erano spesi 4.372.000 ducati. L’intera Europa, che così poco avea fatto per aiutare la repubblica… ebbe entusiastiche parole di lode per gli strenui difensori. A Venezia invece fu accusato di negligenza e di abuso di potere per la conclusione della pace il Morosini, ma una accurata inchiesta lo dimostrò innocente…

 

 

Fonte foto: dalla rete