Alle ore 14.10 del 7 maggio del 1915, il transatlantico RMS Lusitania venne silurato e affondato da un sommergibile U-20 quando ormai era in vista della costa irlandese. Fu l’inizio della Guerra sottomarina indiscriminata.

La nave, partita il primo del mese dal porto di New York, affondò in diciotto minuti. Si contarono 1201 vittime su un totale di 1962 uomini a bordo, tra passeggeri ed equipaggio. Furono le prime vittime civili del conflitto sottomarino, una delle innovazioni della Guerra Mondiale in corso.

Il 5 febbraio di quell’anno, l’ammiragliato tedesco aveva diffuso una nota ufficiale in cui si dichiarava che “tutte le acque attorno alla Gran Bretagna e all’Irlanda, incluso l’intero canale della Manica, sono dichiarate zone di guerra. Dal 18 febbraio in avanti ogni nave mercantile nemica sorpresa in queste acque sarà distrutta”.

Gli U-Boot tedeschi avrebbero dunque affondato senza preavviso alcuno le navi mercantili dei paesi nemici e di quelli neutrali. La Germania scelse di adottare tale misura dopo la Battaglia del Dogger Bank, del 24 gennaio del 1915, quando la squadra del viceammiraglio Hipper, intercettata nelle acque olandesi dal Battlecruiser Squadron del viceammiraglio Beatty, era scampata di poco all’annientamento. Lo Stato Maggiore della la Kaiserliche Marine, dopo mesi di incursioni contro mercantili e navi da guerra inglesi e l’impiego esclusivo dei sommergibili contro la Royal Navy, s’era convinto che la campagna degli U-Boot avrebbe distrutto il commercio marittimo britannico e messo in ginocchio l’Inghilterra nel giro di sei settimane. Il calcolo era assolutamente privo di fondamenti perché, nel febbraio del 1915, i tedeschi avevano appena 21 sommergibili – ne avevano persi 11 – contro un traffico medio inglese di 1500 navi mercantili a settimana: a fine anno, infatti, gli U-Boot, avevano mandato a fondo il 4% del naviglio britannico e alleato.

Il primo effetto dell’affondamento del RMS Lusitania fu l’esplosione delle tensioni con gli USA. Una prima petroliera americana, la Gulflight, era già stata silurata il 1 maggio e l’opinione pubblica statunitense iniziò a discutere ferocemente d’entrare in guerra. Le polemiche s’erano rinfocolate il 28 marzo quando fu affondato il cargo inglese Falaba con a bordo un ingegnere americano. Tra le vittime del Lusitania c’erano ora ben 123 statunitensi e tra essi personaggi noti come l’impresario teatrale Charles Frohman. Le polemiche furono così aspre che il 1 settembre del 1915 fu proclamata una sospensione della guerra sottomarina indiscriminata. Tuttavia già il 30 dicembre di quell’anno, un sommergibile tedesco silurò il transatlantico americano Persia ed annegarono 334 passeggeri fra cu il console Aden.

Non esistevano sistemi di rilevamento dei sommergibili, nello Stretto di Dover si usarono delle reti, ma in mare aperto si usarono delle “Q ship”, cioè navi civetta, all’apparenza mercantili, ma con cannoni occultati a bordo. I sommergibili erano molto differenti dai moderni sottomarini, dovevano tornare in superficie a ricaricare aria e motori ed erano dotati di armamento cannoniero sul ponte, che usavano per combattere in emersione. La dotazione offensiva degli U-Boot comprendeva tubi lanciasiluri, un cannone da 160mm e la possibilità di trasportare e sganciare mine galleggianti. L’equipaggio poteva contare tra i 20 e 40 membri, mentre la velocita’ massima in immersione non superava gli 8,5 nodi (circa 16 Km/H). Erano uno strumento potentissimo e, dopo la Battaglia dello Jutland del 31 maggio del 1916, che ancora una volta, sebbene con enormi perdite, vide la vittoria alla Royal Navy, la Kaiserliche Marine tornò a puntar tutto sui sommergibili. Il 31 gennaio 1917 la Germania dichiarò che i suoi U-Boot si sarebbero impegnati in una Guerra sottomarina indiscriminata. Stavolta i risultati furono imponenti: nell’aprile del 1917, i 150 sommergibili avevano fatto colare a picco 852.000 tonnellate di naviglio mercantile, il 25% delle navi alleate.

Due giorni dopo quella dichiarazione però, gli Stati Uniti avevano definitivamente rotto i rapporti diplomatici con i tedeschi ed il due aprile comunicavano la loro entrata in guerra.

La sconfitta della guerra degli U-Boot fu dovuta a numerosi fattori, soprattutto tecnologici. Un’importante invenzione, l’idrofono, permise l’individuazione dei sommergibili causando enormi perdite ai tedeschi, ma a debellare la minaccia degli U-Boot fu una soluzione vecchia, quella dei convogli. Le prime rotte ad essere messe sotto protezione furono quelle che dall’Egitto trasportavano carbone in Italia ed in Inghilterra, mentre gli USA si occuparono di proteggere i convogli diretti a Gibilterra. Col passare del tempo ogni imbarcazioni godé di una scorta e si sperimentò con efficacia anche l’impiego dell’aviazione a difesa delle navi.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: La nave da guerra britannica Britannia mentre affonda nei pressi di Gibilterra il 9 novembre 1918, colpita dall’U-Boot UB-50. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Hezlet, Storia dei Sommergibili; G. Giorgerini, Uomini sul fondo.