La politica militare di Guglielmo II

La politica militare di Guglielmo II

Guglielmo II, detto il Buono, fu protagonista di una politica militare accorta ma non priva di ambizioni. Proviamo a delinearne i capisaldi ed i momenti chiave.

In Occidente egli tenne salda l’alleanza con Alessandro III e con i comuni in lotta contro il Barbarossa; in Oriente provò a difendere la cristianità romana.

Egli cercò sempre di raggiungere un’alleanza con l’Impero di Bisanzio per poter poi scagliarsi contro il mondo musulmano. In tale prospettiva furono pure stabilite le sue nozze con Maria, la figlia dell’Imperatore Manuele Comneno ma nel 1172, il già concordato sbarco della principessa a Taranto, fu annullato per il riavvicinamento di suo padre al Barbarossa.

L’anno dopo concordò pace e cooperazione con Genova e Venezia e rifiutò un’alleanza con l’imperatore del Sacro Romano Impero. Quando nel 1176 il suo esercito subì una disonorevole e schiacciante sconfitta a Carsoli contro le armate germaniche, il Regno di Sicilia sembrò traballare. Fu solo per gli eventi di Legnano che l’Hohenstaufen abbandonò l’Italia lasciando salvo lo stato normanno.

Questi eventi spinsero Guglielmo II a concentrarsi sull’Oriente ortodosso ed arabo. Già nel 1174 era stato tentato l’assedio navale d’Alessandria e l’anno dopo l’esercito di Sicilia aveva occupato Tunisi. Nel 1180 si stabiliva una tregua con l’almohade Aby Ya Qub Yusuf per spaccare il mondo arabo. Tutto sembrava ben pianificato per permettere più proficue incursioni nell’Africa settentrionale ma proprio in quell’anno morì Manuele Comneno e suo figlio Alessio fu assassinato in una congiura.

Con Bisanzio a soqquadro, Guglielmo cambiò i suoi progetti. Era il 1185 quando la sua flotta, sotto i comandi di un capitano d’eccezione, il Conte Tancredi, che fu il IV Re di Sicilia, si impadronì di Durazzo e Tessalonica, poi puntò sulla capitale dell’Impero. Qui il trono era ora retto dall’inetto Andronico e Guglielmo aveva buone ragioni per sperare in una facile vittoria. Tuttavia nuovi fattori sconvolsero le sue così rosee prospettive. Una rivolta portò al potere Isacco II Angelo ed il nuovo imperatore seppe da subito imporre disciplina al suo esercito. La flotta siciliana fu respinta e l’esercito fu sconfitto sullo Strimone.

Guglielmo si trovava così al centro di una morsa. Aveva contro l’Impero d’Oriente, compatto e stabile politicamente, che comprendeva quasi tutta la penisola balcanica, ed un mondo arabo di nuovo unito nella figura d’un importante condottiero, dalle estreme propaggini occidentali dell’Africa del Nord e della Spagna del Sud sino all’India.

Fu l’ammiraglio Margarito a proteggere le sorti del Regno. Egli distrusse la flotta bizantina a Cipro ed una di soccorso a Saladino. Nel 1188 pattugliò con le sue sessanta navi le coste della Palestina impedendo al nemico di conquistare nuove postazioni e costrinse pure il Sultano ad allontanarsi da Tripoli. L’obbiettivo centrale di tutta la sua politica militare era sempre stato quello di farsi difensore delle prerogative pontificie e protettore dei cristiani dalle minacce musulmane e lo perseguì fino alla fine dei suoi giorni. Fiducioso nel suo ammiraglio, pare che Guglielmo II stesse organizzando una crociata ma fu colto dalla morte, ad appena 36 anni.

Forse non era sua intenzione ma fu lui a creare le premesse per l’unificazione del Regno di Sicilia con l’Impero dando in sposa sua zia Costanza, sorella di Guglielmo I, suo padre, al figlio di Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI. Anche questo va valutato nel trarre il bilancio dell’operato di Guglielmo II.

Proprio la decisione di acconsentire alle nozze tedesche dell’erede degli Altavilla, favorendo così l’ascesa dell’Impero, offrì a Dante Alighieri, che considerava l’Impero stesso come una manifestazione della Provvidenza divina, la motivazione della collocazione in “Paradiso” di Guglielmo il Buono.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Immagine di copertina tratta dal “Compendio delle vite dei re di Napoli” di Pompeo Sarnelli

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