La questione meridionale a Sant’Eufemia Lamezia

La questione meridionale a Sant’Eufemia Lamezia

Giovanni Russo, autore di una serie di analisi sul Corriere della Sera sul ruolo di siderurgia e petrolchimica nel fallimento delle politiche per il Meridione negli anni Sessanta, si concentra sul caso della SIR di Sant’Eufemia Lamezia.

Quando scrisse negli anni Settanta non poteva immaginare che l’impianto sarebbe duratto meno d’un decennio, giusto il tempo di distruggere l’agricoltura locale.

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…”Abbiamo impegnato una vita per trasformare questa terra in una delle più produttive del Mezzogiorno e adesso, con l’insediamento dell’industria petrolchimica, tutto rischia di andare perduto, non solo i nostri investimenti ma anche le decine di miliardi di lire che la Cassa per il Mezzogiorno ha impegnato qui nell’agricoltura”.

Chi dice così è uno dei fratelli Bertolami, gli agricoltori più avanzati della piana di Sant’Eufemia Lamezia, che hanno crato vivai tra i più moderni d’Italia, dove si allevano agrumi indenni da virus, pompelmi speciali, di quelli che si coltivano anche in Israele e si praticano ortofrutticoltura e orticultura a livello scientifico. L’azienda è così famosa che è oggetto di visite da parte di tecnici di tutto il mondo…

Ma essi hanno fatto anche di più. Con il loro esempio hanno scosso dal torpore le vecchie famiglie di agrari redditieri che praticavano un’agricoltura estensiva. I marchesi e i principi proprietari terrieri, si sono svegliati e hanno capito che dovevano anch’essi trasformarsi in imprenditori se volvevano sopravvivere. Per esempio l’azienda Cefaly è divenuta la più progredita nell’ovicoltura, ha meccanizzato la raccolta delle olive e ha creato una stalla funzionale. Inoltre da quattro o cinque anni si sono ottenute a Sant’Eufemia Lamezia le condizioni per un grande decollo agricolo della piana, perchè è arrivata finalmente l’energia elettrica ed è stata in parte terminata la rete di distribuzione delle acque raccolte dalla diga dell’Angitola, costata alla Cassa otto miliardi di lire.

Seguendo l’esempio dei “siciliani”, non solo i grossi agrari ma anche la miriade di piccoli coltivatori cominciano a meccanizzare e a irrigare. Così hanno trovato già occupazione circa 900 persone fra salariati fissi e stagionali (con salari non molto inferiori a quelli industriali) e che potrebbero diventare in pochi anni migliaia, se il processo di sviluppo in corso non venisse arrestato. Invece è successo proprio questo.

Dopo la rivolta di Reggio Calabria, quando fu stabilito il famoso “pacchetto” di investimenti per la Regione, si decise di insediare proprio in questa zona un’industria di chimica derivata della SIR la quale si è impegnata a fare investimenti per 284 miliardi di lire per occupare 2500 operai nel 1977 (ma lo stesso ministro per il Mezzogiorno ha già dichiarato che il programma subirà notevoli ritardi). Di questi 285 miliardi di lire ben 130 saranno spesi o anticipati dallo Stato per 25 miliardi e 600 milioni di contributi gratuiti, per 68 miliardi in finanziamenti agevolati e per ben 35 miliardi di opere infrastrutturali che comprendono un pontile-approdo, linee ferroviarie, depuratori, approvvigionamenti idrici, raccordi ferroviari e stradali. L’acqua sarà presa dalla diga dell’Angitola e tolta quindi agli agricoltori. La SIR farà tre stabilimenti: uno per la produzione di materie chimiche, uno di pannelli di plastica, uno per fibre di vetro. Il fatto incredibile è che questa industria inquinante è stata collocata nella località di Marina di Mida dove, secondo l’ispettorato agricolo, sorgono le miglio aziende della Calabria e dove la Cassa ha investito e continua a spendere miliardi per l’agricoltura.

Come mai questo è potuto avvenire? Perchè non c’è stato un minimo di programmazione e di coordinamento tra iniziative industriali e settore agricolo.

…La piana è divisa dalla statale 18. A sud della strada sul mare sorgerà la SIR su 311 ettari, in una località che comprendeva un poligono di tiro dell’esercito che, con strana sollecitudine (caso rarissimo), è stato trasferito in Puglia. A nord della statale 18, si trovano le aziende  sul cui terreno dovranno essere costruite le infrastrutture: dalle mense per gli operai, agli uffici, alle aree di servizio, alla centrale elettrica.

Bisognerà, quindi, esprorpiare aziende come quella dei Daniele, che si è dedicata alla zootecnica e che, anche con l’aiuto della Cassa, ha creato una stalla moderna di 220 capi di vacche da latte e da carne. Quest’anno si proponeva di ampliare gli impianti zootecnici ma se fossero espropriati i circa 65 ettari da cui l’azienda ricava il mangime e il foraggio, essa non avrebbe possibilità di proseguire nella sua attività…

Gli agricoltori, che avevano in verità sonnecchiato, perchè non credevano davvero all’arrivo dell’industria, adesso che hanno visto che si realizzava, hanno cercato di reagire. Hanno fatto ricorsi al Consiglio di Stato… Ma il presidente del Consorzio industriale, avvocato Magnavita, esclude che si possa tornare indietro…

Quello di Lamezia è quindi un caso esemplare di mancanza di coordinamento, di errori sull’ubicazione di una industria, di sperpero di danaro pubblico. La SIR provocherà nuova emigrazione, perchè saccerà la mano d’opera agricola e non troverà sul posto mano d’opera specializzata, distruggerà la possibilità di sviluppo agricolo, renderà inutili gli investimenti di decine di miliardi della cassa e dei Consorzi di bonifica, togliera buona parte dell’acqua della diga dell’Angitola all’agricoltura, deturperà l’ambiente…

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