Sotto Tiberio, una rivolta di schiavi stava per infiammare Brindisi. Finì nel sangue e nel dimenticatoio.

Meno nota di quella di Spartaco e delle precedenti due guerre servili di Sicilia, la rivolta di Brindisi trova spazio nel IV Libro (27) degli Annali di Tacito dove leggiamo: “In quella stessa estate il caso soffocò sul nascere i primi moti di una rivolta di schiavi in Italia. Promotore della sommossa era T. Curtisio, ex soldato di una coorte pretoria, che, dapprima con riunioni clandestine tenute a Brindisi e nelle città vicine, poi con proclami esposti in pubblico, incitava alla libertà gli schiavi rozzi e feroci disseminati per quei remoti pascoli, quando, quasi per dono divino, approdarono lì tre biremi, addette alla protezione del traffico commerciale su quel mare. In quella zona si trovava pure il questore Cuzio Lupo, al quale era stata assegnata, secondo un’antica tradizione, la sovrintendenza ai pascoli montani. Questi, valendosi dell’appoggio degli equipaggi, riuscì a sventare la rivolta proprio quando era ancora agli inizi. E il tribuno Staio, inviato prontamente sul posto da Tiberio con un forte corpo di armati, catturò il capo della sommossa con i suoi seguaci più arditi e li condusse a Roma, dove grande era la preoccupazione per la moltitudine degli schiavi che andava crescendo a dismisura, mentre di giorni in giorno si riduceva la popolazione di nascita libera”.

Si è supposto che la rivolta abbia avuto in realtà solo un carattere locale, forse Tito Livio, scrivendone, volle evidenziare la paura che la popolazione libera viveva davanti alla “moltitudine degli schiavi che andava crescendo” ed è sintomatico il fatto che Cuzio Lupo, come i grandi proprietari dei latifondi della Puglia e della Basilicata, in possesso di sue truppe di pastori armati, abbia avuto la meglio solo grazie all’intervento degli uomini dei biremi.

Siamo nel 24 d. C. e di Tito Curtisio, che capeggiò il sommovimento, non si hanno altre notizie. Perché questo ex soldato abbia fomentato la rivolta degli schiavi con riunioni e proclami non lo sappiamo, sappiamo invece che il questore Cuzio Lupo riuscì ad averne ragione. I biremi di cui parla Tito Livio appartenevano con certezza alla flotta di Ravenna che presidiava l‘Adriatico  (Tito Livio, Annali, IV Libro, 5). Sbarcati a Brindisi, i soldati arrestarono Tito Curtisio che fu poi consegnato al tribuno Staio, secondo la studiosa Lidia Pighetti probabilmente un tribuno di coorte pretoriana (Annali, Milano 2007). Nella ricostruzione di Vito Antonio Sirago e Giuliano Volpe (Puglia romana, p. 209), Staio prese in consegna Curtisio, ammanettandolo assieme ai suoi compagni e portandoli con sé a Roma. I rivoltosi furono esposti nelle vie dell’Urbe, come monito a tutti gli schiavi, e consegnati all’imperatore Tiberio. Tiberio li avrebbe poi condannati a morte, gli schiavi, tramite crocifissione, e Curtisio, ex soldato, tramite frustate.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

La foto in copertina è tratta dalla rete e mostra una sala del Museo Archeologico di Brindisi