Tratto da Salvatore Ottolenghi, “La suggestione e le facoltà psichiche occulte in rapporto alla pratica legale e medico-forense”, questo testo si sofferma sulla ricostruzione di una rivolta che scoppò nell’Alto Milanese nel maggio del 1889.

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Nel 1889 nell’alto Milanese, dal 12 al 17 maggio, scoppiò una sommossa successivamente in diversi Comuni, che finì tragicamente con parecchi morti e feriti, esempio eloquente di suggestione criminosa rapidamente ed estesamente propagatasi, aumentando come spaventosa valanga la nefasta influenza nel suo precipitoso cammino.
“Scoppiarono i primi torbidi a Casorezzo, dove erano minori che negli altri siti le cause di malcontento. Senza preaccordi, alcuni ragazzi, certo suggestionati involontariamente dai discorsi tenuti dagli adulti in quei giorni, battendo su recipienti di latta, cominciarono a raccogliersi e a gridare: « Morte ai signori! ». La cosa non ebbe seguito.
Per prevenire disordini, l’autorità politica, la sera successiva mandò sul luogo un delegato ed un ufficiale dei carabinieri. La popolazione, la sera, uscendo di chiesa, vistili sulla piazza, cominciò a mandar fischi e grida. I più esaltati, riuniti in colonna, andarono al municipio, gridando: « Morte ai signori! », e poi continuarono il giro pel paese, non rispondendo agli inviti di sciogliersi, finché alle due di notte il delegato sciolse l’assembramento, arrestando, senza resistenza, quattro fra i più esaltati.
Giunse la notizia ad Arluno, paese vicino formato di popolazione industriale, molto facile all’ira e in nome di litigiosa. La sera della domenica una folla di uomini e donne assisteva allo spettacolo di un burattinaio; quando questi fini e spense i lumi, senza che vi fosse ombra di preaccordo, si udì una voce gridare: « Ade che Giopin l’ha terminaa, cominciom num ». Contemporaneamente a quel grido, un sasso lanciato da mano sconosciuta metteva in pezzi i cristalli di una casa padronale; altri sassi tennero dietro a quello, e, attratto dal rumore, tutto il paese fu sulla strada.
Quella massa, composta di uomini, fanciulli e donne, comincia a percorrere il paese, spezzando vetri, senza distinzione per nessuno, strappando persino le imposte e facendole a pezzi. La colonna, giunta alla casa del sindaco, il più ricco proprietario, scardinò il cancello pesante, penetrò nel cortile, fece un falò della mobiglia e stava per gettarsi su una carrozza nuova, quando giunse la notizia che da Casorezzo, paese vicino, stavano per giungere i soldati.
La folla, allora, pazza di paura si disperse per i campi. Cosi cessò quell’opera che, da voci che già circolavano, avrebbe finito per dar fuoco al paese.
Il giorno dopo la popolazione era calma, quasi istupidita, fra le rovine che ingombravano la via.
Dopo questo fatto i disordini si diffusero a Inveruno, Santo Stefano, Sidriano, Magnago, Bareggio e, infine, a Corbetta, ove si volle persino incendiare il municipio e i carabinieri dovettero far fuoco sulla folla, uccidendo due persone e ferendone parecchie. Dopo di che quella folla ritornava alla calma”.
Che in quella sommossa, e specialmente pel modo in cui si diffuse, pei suoi effetti, per gli estremi a cui si giunse, non avesse avuto gran parte il contagio, non v’ha dubbio; quella corrente malsana di ribellione che si propagò di paese in paese, dove disparati erano gli interessi e i bisogni, fu evidentemente frutto di suggestione.
Erano le cause proporzionate alla sommossa? No, certo; la sommossa — dimostra il Bianchi — doveva esser eminentemente agricola, mentre questa era in minoranza ad Arluno, dove gli effetti furono gravissimi. A Corbetta, il giorno della sommossa, i proprietari del paese avevano accordato ciò che i contadini maggiormente pretendevano.
Il modo dell’esecuzione, gli atti commessi, il contegno tenuto dimostrano la grande parte avuta dalla suggestione. Fra coloro che assalivano i carabinieri di Corbetta, erano degli stretti parenti di questi; ad Arluno, poi, vennero spezzati i vetri e le imposte non solo delle case padronali, ma anche di quelle dei contadini, e l’opera nefasta stava per essere estesa a tutto il paese. Queste folle, poi, passato quell’eccesso, ritornarono alla calma, stupite esse stesse di quanto avevano fatto.
Ecco come le cause, il reato stesso e il contegno prima e dopo dimostrano l’opera della suggestione. Ma, come nei reati individuali, la suggestione non agisce da sola; le cause del malcontento certo vi erano; per altro, la sommossa si sarebbe limitata a quella di poca importanza di Casorezzo, se la notizia giunta il giorno dopo ad Arluno non avesse trovato terreno facilissimo al contagio, non solo per l’ambiente, per le condizioni sociali diverse, ma specialmente per il coefficiente antropologico, la predisposizione individuale, per i caratteri stessi della popolazione — scrive il Bianchi, — per il suo temperamento selvatico, sospettoso e prontissimo all’ira e al coltello fin da antichi tempi.
Così avvenne che l’epidemia assunse qui la massima virulenza e si diffuse poi negli altri paesi. Fenomeni analoghi si verificarono pur troppo in sommosse più recenti e ben note.