La straordinaria “Bibbia degli Angiò”

La straordinaria “Bibbia degli Angiò”

Un centinaio di splendide miniature compongono una sontuosa opera libraria, tra le più belle e prestigiose della letteratura trecentesca. Parliamo della Bibbia d’Angiò, opera realizzata alla corte di Roberto d’Angiò, re di Napoli, intorno al 1340.

Si tratta di un manoscritto unico nel suo genere che si caratterizza per le straordinarie miniature incise su preziosi fogli di pergamena conservati oggi nelle Fiandre, nella biblioteca Maurits Sabbe della facoltà di Teologia della Katholieke Universiteit a Leuven.

Il manoscritto, praticamente sconosciuto, è stato innalzato il 10 marzo del 2008 al rango di Capolavoro della Comunità Fiamminga ed è stato posto al centro di un grande progetto di studio, di conservazione e di presentazione internazionale. Il professor Christopher de Hamel dell’Università di Cambrige l’ha definita “la Bibbia suprema del periodo gotico”, mentre per Francois Avirl della Biblioteca nazionale di Francia si tratta di “uno dei più splendidi gioielli dell’ingegno napoletano del XIV secolo”.

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Il valore storico, culturale ed artistico di questo antico manoscritto è inestimabile. A realizzare le preziose incisioni fu il miniaturista napoletano Cristoforo Orimina, uno dei grandi genii artistici che, nella prima metà del XIV secolo, frequentavano la corte degli Angiò di Napoli.

La Bibbia si compone di 344 fogli con due miniature a piena pagina e più di 80 piccole miniature e iniziali istoriate. I suoi personaggi, potenti e realistici, compongono le più importanti miniature oggi apprezzate dagli studiosi del Trecento.  Cristoforo Orimina è noto anche per più di 40 manoscritti di qualità elevata ma con la Bibbia di Re Roberto ottenne la sua fama.

Per Jan Van der Stock, Direttore del Centro studi di Arte Medievale dell’Università di Leuven, “questa Bibbia deve essere considerata nel suo contesto storico. La corte di Napoli nel XIV secolo fu un centro internazionale di arte e cultura che accolse numerosi artisti e pensatori da tutto il mondo occidentale. Si potrebbe concepire come un laboratorio per tutti i tipi di rivoluzioni artistiche che alla fine sfociarono nel Rinascimento… E’ stato in questo periodo, circa nel 1340, che Roberto d’Angiò commissionò questa Bibbia come regalo di nozze per sua nipote Giovanna ed il suo fidanzato ungherese Andrea. La Bibbia doveva essere una illustrazione chiara dello status di Roberto e del suo lignaggio reale. Ecco perchè, fin dalle prime miniature, Roberto è raffigurato nel contesto delle storie bibliche. Nelle immagini, lui e la sua famiglia, sono investiti di saggezza divina e dipinti come discendenti di re Salomone”.

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In una delle miniature si vede Roberto d’Angiò sul trono vestito come un imperatore bizantino, affiancato dalla personificazione delle otto virtù che battono gli otto vizi e cadono nell’abisso; in altre si vedono Carlo d’Angiò e sua moglie Beatrice di Provenza, fondatori della dinastia. Compaiono anche il successore Carlo II e Maria d’Ungheria, San Ludovico di Tolosa, suo secondo figlio, e nipoti e discendenti in abito regale.

Il manoscritto, dopo varie peregrinazioni in tutta Europa, giunse nel Brabante nel 1509. Restò a Leuven fino alla Rivoluzione francese nel corso della quale si perse o fu nascosto. Poi riapparve nel Seminario Maggiore dell’Arcidiocesi di Mechelen-Brussels. Oggi è stato digitalizzato nella massima risoluzione possibile ed è stato messo a disposizione di esperti, ricercatori ed appassionati di tutto il mondo.

 

Articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

 

 

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