In tempi in cui i femminicidi e le violenze contro le donne sono diventati purtroppo un crimine di cui sentiamo parlare quasi tutti i giorni, ricordiamo come si tratti di un male antico, richiamando ad esempio una brutta storia che ebbe come protagonista la Duchessa di Bracciano, Isabella de’ Medici, nata il 31 agosto del 1542 come figlia terzogenita di Cosimo, primo Granduca di Toscana.

Colta, arguta ed esuberante, era la stella più luminosa della Casata e rivaleggiava in eleganza e raffinatezza con la mamma Eleonora de Toledo. Perfetta interprete degli splendori del Rinascimento, Isabella trascorse la sua breve esistenza nelle residenze di famiglia, alla perenne ricerca del piacere e dell’amore che di certo non trovò nel marito promessogli in matrimonio, in ossequio alla ragion di stato, quando aveva solo undici anni, cioè quel Paolo Giordano I Orsini, Duca di Bracciano, che fisicamente e caratterialmente si trovava ai suoi antipodi. Era infatti un uomo sciatto, grasso, ignorante, violento, dissoluto e col vizio del gioco, che lo aveva riempito di debiti. Difficilmente una coppia avrebbe potuto essere peggio assortita! Ad Isabella il marito semplicemente repelleva, nonostante con lui avesse concepito tre figli, ed il castello di Bracciano, triste e tetro, le pareva una prigione. L’Orsini, dal canto suo, mal sopportava una moglie tanto indipendente ed intellettualmente superiore a lui, che anziché starsene buona e zitta gli faceva ombra e spesso sparlava di lui negli ambienti che contavano. Così, i due, finché visse il Granduca Cosimo, passarono il tempo perlopiù separati, l’uno a Bracciano o impegnato nelle condotte militari, l’altra nella bella Villa Baroncelli, una delle numerose residenze medicee sparse un po’ in tutta la Toscana, disinteressandosi del fatto che il marito passasse da un’amante all’altra, anche perché lei stessa aveva intrecciato una relazione amorosa col bel cavalier Troilo Orsini, cugino di suo marito e dispensatore (a dire di lei) di “tentamenti dolcissimi”.

Nella corte personale di Isabella, composta da artisti, musicisti, poeti e nobili, il fior fiore della gioventù fiorentina si frequentava ed amava con passione, compresa la giovane cognata di Isabella (cioè la moglie di suo fratello Pietro), la bella Leonora de Toledo, a sua volta seduttrice e sedotta. La favola però finì con la morte del buon Cosimo e l’avvento al potere di Francesco, suo primogenito ed uomo in tutto simile all’Orsini. Costui, in combutta col fratello minore Pietro e col cognato, decise infatti che la misura era colma e che di conseguenza l’onore virile di mariti e fratelli traditi (anche se a loro volta sfacciatamente fedifraghi) andasse ristabilito.

Così il 9 luglio del 1576 il Principe Pietro, con la copertura di suo fratello, il novello Granduca, nella villa di Cafaggiolo strangolò con le proprie mani la moglie Leonora, scrivendo poi una lettera ai suoi famigliari per informarli che “Hier nocte a cinque hore sopraggiunse a Donna Leonora un accidente tanto terribile che trovandosi in letto la soffocò, dandomi non poco travaglio”. A distanza di nemmeno una settimana, questa volta nella villa di Cerreto Guidi, fu il turno della povera Isabella, strangolata anch’essa con un laccio dal marito Paolo, che a sua volta fece passare disinvoltamente il tutto come un brutto “accidente” occorso alla moglie che, secondo la versione ufficiale dei fatti, nell’atto di lavarsi i capelli sarebbe scivolata sbattendo con violenza la testa contro il lavabo.

Le voci dei numerosi servitori che avevano udito tutto il trambusto ovviamente non tardarono a diffondersi, tant’è che l’ambasciatore ferrarese scrisse subito al suo Signore che le due dame erano state “orrendamente assassinate”, ma i loro assassini erano troppo potenti per essere puniti. Così dunque morirono nella Toscana del ‘500 due giovani principesse, forse un po’ troppo “moderne” per quei tempi, ma certo non meritevoli di una fine tanto terribile.

 

 

 

Autore articolo: Anselmo Pagani

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: C. P. Murphy, Isabella de’ Medici, la gloriosa vita e la fine tragica di una principessa del Rinascimento

Anselmo Pagani, laureato in giurisprudenza, è studioso di storia e divulgatore