Lungo la strada statale che da Foggia conduce a Manfredonia, circa dieci chilometri prima di quest’abitato, al chilometro 27,6, in località Monte Aquilone, si incontra il complesso di fabbriche monumentali di San Leonardo in Lama Volara. Un monastero, una chiesa ed un ospizio ci riportano al medioevo delle crociate in Terra Santa e dei pellegrinaggi a Monte San Michele. Il complesso monastico fu fondato intorno all’anno mille dai Canonici Regolari di Sant’Agostino, su concessione di Guglielmo III, vescovo di Troia, come ricovero per i pellegrini che si recavano al Santuario dell’Arcangelo Michele e per i cavalieri crociati che s’imbarcavano per la Terra Santa. Una pergamena del 1137, contenuta nel Regesto, infatti, presenta un breve di papa Innocenzo II con il quale si riconosceva agli agostiniani la chiesa, ma la sua storia subì un inconsueto cambiamento nel 1261, quando papa Alessandro IV l’assegnò all’Ordo Teutonicus.

I saraceni di Lucera, protetti da Federico II, con le loro frequenti scorrerie avevano reso quelle vie insicure, rapinavano i monaci delle derrate ed i pellegrini d’ogni avere, così l’età agostiniana dell’abazia tramontò. Dopo una inchiesta, condotta da Risando, vescovo di Melfi, una bolla papale del 26 novembre 1260 assegnò la badia sipontina a cinque frati teutonici che, dapprima, si affiancarono ai sette canonici agostiniani rimasti, poi, il 13 gennaio del seguente anno, il delegato pontificio Eustasio, priore dei domenicani di Barletta, concesse a frate Balduino, Gran Maestro dell’Ordine Teutonico in Puglia, il regolare possesso della chiesa.

Il complesso monastico di San Leonardo in Lama Volara risulta così una fondamentale testimonianza della presenza dell’Ordine nel Regno di Sicilia. I frati-cavalieri dell’ordine, sorto a Gerusalemme nel 1190 in occasione della Terza Crociata, vi costruirono infatti una domus hospitalis, cioè una foresteria ed una infermeria, per curare i crociati di ritorno dalla Terra Santa ma col tempo l’abbazia divenne il centro delle loro attività nell’Italia meridionale. Poco più a sud, presso Cerignola, un secondo insediamento teutonico, quello di Torre Alemanna, fu destinato a produrre derrate agricole per i cavalieri che qui rimasero sino al Quattrocento. Ultimo rappresentante teutonico fu il vescovo di Troia, Stefano Gruben. Alla sua morte, la badia fu assegnata ai cardinali.

Le truppe di Lautrec la occuparono durante l’assedio di Manfredonia del 1527, e da allora in poi, si susseguirono abati commendatari che non ne ebbero gran cura. L’abadia fu soppressa nel 1810 e i Frati Minori Osservanti, che nel frattempo vi si erano insediati, si trasferirono a Manfredonia, nel Convento di Santa Maria delle Grazie, dove portarono le statue di San Leonardo e di Santa Marina e le reliquie di San Celestino Martire.

I teutonici inserirono nell’originaria struttura romanica degli elementi costruttivi nuovi, in stile gotico, e soprattutto costruirono l’ospedale. Era il 1327 e il monastero fu pure dotato di un muro di cinta merlato con una torretta che gli conferiva un aspetto di vera e propria fortezza.

Dell’antico hospitium restano poche tracce. La struttura odierna è frutto di troppi restauri e del passato conserva appena due finestre di stile ogivale con il portoncino d’ingresso e, dalla parte opposta, due finestre a sesto acuto e due porte dalle ornie in pietra calcarea risalenti al 1327.

Più interessante è la piccola chiesa, abbellita da un meraviglioso portale romanico, probabilmente costruito in epoca sveva, e da diverse tracce d’affreschi. Una delle sue facciate è volta ad occidente e mostra un tamburo ottagonale con archetti a tutto sesto, una rosetta ed una finestra romboidale, l’altra facciata guarda la strada ed è presenta il citato portale carico di motivi decorativi. Quest’opera risale al periodo di maggiore opulenza del complesso, al tempo del Priore Riccardus. Due leoni stilofori, in basso, divorano, il primo, una figura umana, ammonimento della buona condotta cristiana, e il secondo un pesce, raffigurazione questa della salvezza eucaristica; figure antropomorfe e zoomorfe avvolgono i capitelli col “pellegrino sul Gargano” e “l’arrivo dei magi”, nonché il frontone con Sant’Agostino, al cui ordine appartenevano i fondatori della primigenia struttura, e San Leonardo, eremita di Noblack e protettore dei carcerati e degli schiavi, che appare con un libro ed una pesante catena. Al santo si volsero le attenzioni di crociati e pellegrini che, finiti prigionieri dei musulmani, a lui si appellavano nelle loro preghiere per invocarne la protezione e la grazia della liberazione.

All’interno, l’ambiente è a tre navate. Alcuni affreschi e scudi crociati teutonici ci riportano ai Frati dell’Ordine Teutonico di Santa Maria di Prussia. Il loro significato resta sconosciuto ma probabilmente legati a ex-voto, iniziazioni all’ordine religioso-militare e alle continue partenze di cavalieri per la Terra Santa. Misterioso è pure ciò che avviene il 21 giugno: nel giorno del solstizio d’estate alle ore 12.00, un raggio di luce penetra attraverso un rosone del soffitto illuminando un punto preciso del pavimento, tra le due colonne della navata centrale. Purtroppo le ragioni e l’esattamente simbologia di questo fenomeno restano un mistero.

L’abbazia è stata riaperta al culto solo nel 1950 sotto la tutela della diocesi di Manfredonia e vi si può ammirare anche il pregevole Crocifisso di San Leonardo, forse il più antico tra i numerosi Crocifissi venerati sul Gargano, una scultura di tipo vivente, con gli occhi aperti e i piedi staccati, dopo molte traversie ritornata nella sua casa.

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

Bibliografia: A. Capasso, San Leonardo di Siponto, conservazione e restauro; A. Ferrara, San Leonardo di Siponto e don Mastrobuoni; M. Villari e G. Soccio, Le vie e la memoria dei padri. Santuari e percorsi devoti in Capitanata.