Edito per le Edizioni Scientifiche Italiane, il volume “L’alloro e la quercia. La famiglia Nunziante e la sua feldetà alla dinastia Borbone” è un accurato studio di Gianandrea De Antonellis sulla figura del generale borbonico Vito Nunziante. L’opera nasce per l’iniziativa del marchese Luigi Coda Nunziante di San Ferdinando e del marchese Alfredo Diana, discendenti diretti del Nunziante, e mostra diversi pregi. Il primo è che quanto scritto trova sempre il suo puntuale riferimento archivistico o bibliografico. Questa costante attenzione per le fonti sfocia in una vasta appendice documentaria, quasi la metà del libro, che dona al pubblico una parte dei documenti dell’Archivio Nunziante e la corrispondenza completa intrattenuta tra il generale ed il Principe di Canosa, Antonio Capece Minutolo. Il secondo pregio è che, in virtù della solida base documentale di riferimento, il volume non è una semplice ricostruzione biografica, ma un serio approfondimento storico di alcuni dei momenti cruciali nella vita di Vito Nunziante che si intrecciano con la storia politica del Regno delle Due Sicilie come l’alloro alla quercia. Ci riferiamo alla fucilazione di Murat ed alla repressione della Carboneria in Calabria, circostanze e fatti esattamente ricostruiti dall’autore.

Fedele alla parola data, al giuramento a Ferdinando I e legato alla Corona della Due Sicilie, Nunziante rifiutò di passare tra i napoleonici, cosa che gli avrebbe permesso di ricongiungersi alla famiglia, e preferì l’esilio in Sicilia. Comandò le Piazze di Siracusa e poi di Palermo nel frangente rivoluzionario del 1820-1821, sventò il tentativo insurrezionale del maresciallo Giuseppe Rosaroll-Scorza e si dette anima e corpo alla repressione della consorteria mafiosa dei “conciarioti”, ben legata alla Carboneria. Il nuovo re Francesco I gli affidò l’educazione militare di suo figlio, il futuro Ferdinando II, e questi salito al trono lo nominò luogotenente in Sicilia, poi Ministro della Guerra ed infine Segretario di Stato, carica che il nostro mantenne sino alla sua morte, avvenuta il 22 settembre del 1836. Molto interessante è scoprire l’impegno profuso dal generale in politiche sociali di grande impatto come il progetto del Villaggio di San Ferdinando, la riattivazione dell’estrazione di zolfo nell’isola di Vulcano, l’estrazione di marmo in Basilicata, la fabbrica di stoviglie a Lipari, la scoperta di giacimenti di ferro in Calabria e di piombo in Principato Citeriore. Tutte iniziative tese alla benessere delle popolazioni locali ed alla risoluzione della piaga della disoccupazione.

Il lettore scoprirà anche la vita e l’impegno militare e politico dei suoi discendenti. Sono infine da segnalare la prefazione del Duca di Castro e l’introduzione di Roberto de Mattei.

 

Autore: Angelo D’Ambra