Castellammare di Stabia trae origine dall’antica città romana di Stabiae, che fu sepolta dalle ceneri del Vesuvio nella celebre eruzione dell’anno 79 d.C.

La storia dell’antica Stabia può dividersi in tre fasi: la prima va dal VII secolo a.c. alla distruzione sillana dell’89 a.c., la seconda dall’89 a.c. all’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. e la terza dal 79 d.c.

Le trecento tombe della necropoli di località Madonna delle Grazie, risalenti ad un periodo compresto tra il VII ed il III secolo a. C., attestano l’importanza commerciale della città in età arcaica e rappresentano la principale documentazione su Stabiae.
Dal III secolo a. C. sino alla distruzione ad opera delle truppe di Silla nell’89 a. C., la città si trasformò in un sito residenziale con la costruzione di ville di otium sul pianoro di Varano.
Sepolta dall’eruzione del 79 d. C. da circa tre metri di cenere e lapilli che addirittura provocarono l’avanzamento della linea di costa, Stabiae si riprese più presto rispetto a Pompei ed Ercolano, ma in un sito diverso da quello originario, sulle colline intorno alla vecchia città e lungo la nuova linea di costa. Così, la prima testimonianza successiva alla catastrofe si ha quarantadue anni dopo in una lettera di Stazio in cui egli esorta sua moglie a raggiungerlo a “Stabias renatas”.

E’ dunque sul pianoro di Varano che gli scavi hanno restituito i più sorprendenti resti. Già i lavori voluti da Carlo di Borbone individuarono l’impianto urbano con le botteghe e le ville, poi più recenti lavori hanno portato alla luce un sito di dimensioni minori rispetto agli scavi di Pompei e di Ercolano ma di grande interesse.

Il complesso di ville ne conta otto: la Villa di Anteros, la Villa del Belvedere, la Villa del Petraro, la Villa del Filosofo, e le più note Villa del Pastore, Villa Arianna, Villa San Marco ed il Secondo Complesso.

Il magnifico affresco raffigurante Arianna abbandonata da Teseo e Nasso nella villa che prende appunto il nome di Villa Arianna e i porticati, le terme e le palestre di Villa San Marco,  stupiscono. Della villa chiamata “Secondo Complesso”, colpiscono gli ambienti decorati con affreschi a fondo nero su cui è ancora possibile vedere alcuni pittoreschi graffiti degli abitanti del tempo.  Interessante è anche la Villa del Pastore che deve il suo nome al ritrovamento di una statua raffigurante un anziano pastore vestito con grezze pelli, che porta sulle sue spalle un capretto, mantenuto per le gambe con la mano sinistra, nella quale si trova anche un cesto con uva e pane, mentre nella mano destra porta una lepre. Questa villa risale a un periodo compreso tra l’VIII secolo a.C. e il 79 e si estende su una superficie di diciannovemila metri quadrati con terme e giardini.

I risultati delle campagne di scavo hanno portato alla luce antiquarium, pitture paretali, mosaici, marmi, cucine, frammenti ceramici, oggetti metallici e chiavi, ma numerosi sono i siti ancora interrati. Scarsi resti di templi dedicati ad Ercole, Diana, Atena, Cibele e quello del Genius Stabianum fanno pensare che furono rasi al suolo durante l’occupazione di Silla.

La visita in questi luoghi permette di conoscere una bellezza estatica sepolta da secoli, fondamentale testimonianza del nostro passato.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Autore foto: Gennaro Cesarano