Roma nel suo splendore imperiale era una città di oltre un milione di abitanti in cui affluivano merci da ogni parte del mondo, tonnellate di grano, olio, vino, tessuti e metalli, animali selvatici. Un solo porto fluviale riforniva l’intera città, il Porto di Ostia, alla foce del Tevere.
Era un porto piccolo e non poteva ospitare navi di grandi dimensioni, tantomeno esse potevano attraversa il fiume. Ciò richiedeva il trasferimento di merci in alto mare su piccole navi ausiliarie, un’operazione rischiosa che spesso causava naufragi, e solo dopo le navi potevano scaricare a Ostia. L’altra opzione era quella decisamente più costosta di effettuare lo scarico a Puteolum, Pozzuoli, in Campania, e poi continuare il trasporto via terra. Si comprende quindi l’importanza che gli imperatori dettero alla piccola Ostia col suo vecchio approdo risalente al nel 620 a.C..

Nel 42 d.C., l’imperatore Claudio fece costruire due moli semicircolari, quattro chilometri a nord di Ostia, dove poterono ancorare le grandi navi mercantili: il Portus Augusti Ostiensis. Fu pure eretto un grande faro per servire l’orientamento dei navigli, ma il porto di Claudio, inaugurato solo durante il regno di Nerone, non era abbastanza sicuro. Nel 62 d.C., infatti, una tempesta affondò duecento navi cariche di grano proprio nelle sue acque. Per questo motivo, nell’anno 113, sotto Traiano, si costruì un secondo ancoraggio, di forma esagonale, più lontano dalla costa e unito al vecchio ed al Tevere grazie alla Fossa di Traiano, l’attuale canale di Fiumicino.

La costruzione di entrambi i porti causò una radicale trasformazione della vecchia colonia. La sua popolazione aumentò rapidamente e Ostia divenne una città grande e vivace. C’erano centinaia di scaricatori, artigiani, mercanti, anche gente esperta nel salvataggio di carichi sommersi, c’erano poi diversi funzionari, anzitutto un responsabile della fornitura di grano, chiamato procurator annonae, altri incaricati della fornitura di petrolio (oleum ad procuratore) e dell’importazione di animali per i giochi dell’anfiteatro, come elefanti e cammelli, chiamati rispettivamente procurator ad elephantos e praepositus camellorum. C’era pure una squadra di vigili del fuoco! Alle attività portuali venne preposto un procuratore portus utriusque.

Il continuo e crescente traffico di merci proveniente da tutte le sponde del Mediterraneo, impose un’ulteriore sviluppo logistico: nel II secolo d.C., durante il governo degli imperatori Adriano, Antonino Pio e Comodo, vi furono costruiti anche dei depositi per immagazzinare grano e altre merci, gli horrea. La città subì importanti interventi edilizi soprattutto sotto Adriano, che per due volte prese per sé la principale magistratura cittadina di duoviro, e sotto i suoi successori. Gli interventi si succedettero fino alla fine dell’età severiana.

Dalla fine del III secolo d.C. Ostia subì un vorticoso impoverimento. Il grosso dell’attività si spostò nella vicina città di Portus: il braccio del Tevere che attraversava Ostia era pieno di sabbia e divenne impraticabile. In breve tempo, la popolazione di Ostia diminuì e gli affari iniziarono a chiudersi. Fu completamente abbandonato nel Medioevo e durante il Rinascimento le sue rovine furono saccheggiate alla ricerca di materiali da costruzione.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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