La Chiesa, che nella sua essenza è missionaria, ha avuto nei secoli XV e XVI un grande impulso evangelizzatore. In Oriente, San Francesco Saverio si è distinto in quest’opera al punto da essere conosciuto come l’Apostolo delle Indie.

San Francesco Saverio nacque a Xavier, Regno di Navarra, il 7 aprile 1506. Era il figlio più giovane di Juan de Jasso, un aristocratico consigliere del re di Navarra, Giovanni III. Il nome di sua madre era Maria de Azpilicueta y Xavier, anche lei di nobile famiglia.

Nel 1512, il Regno di Navarra fu attaccato dalle truppe castigliane e aragonesi. La sua famiglia combatté resistendo all’invasione, ma la guerra fu persa nel 1515. I beni della famiglia erano stati confiscati da Ferdinando il Cattolico. Francesco aveva quasi nove anni. I suoi fratelli furono arrestati e condannati a morire dopo aver trascorso del tempo in carcere, ma poi furono tutti rilasciati.

In questo periodo suo padre morì. Restò con sua madre sino ai quattordici anni poi fu mandato al Collegio di Santa Barbara, nella città di Parigi. Francesco studiò letteratura, scienze umane e filosofia, imparò il francese, l’italiano ed il tedesco poi prese ad insegnare filosofia al Collegio di Beauvais. Probabilmente amò molto gli sport, e si dice che fosse un campione di salto in alto. Vano e ambizioso, cercò la gloria di sé stesso fino a quando incontrò Ignazio di Loyola. Francesco, infatti, condivise la stanza con un francese di nome Le Fèvre ed uno spagnolo di nome Ignazio di Loyola, il futuro santo. I tre crearono insieme il primo nucleo dei Gesuiti destinato ad essere uno dei più grandi ordini religiosi al mondo. Giurarono alla povertà e furono riconosciuti dal Papa nel 1541.

Francesco Saverio era stato ordinato sacerdote a Venezia il 24 giugno 1537. Nel settembre del 1543, egli partì per la sua prima missione. Per le Indie si partiva da Lisbona, e il viaggio del nuovo missionario durò 13 mesi: arrivò a Goa il 6 maggio 1542, spingendosi poi fino a Taiwan. Andò in un posto chiamato Costa de Pescaria, che si trovava sulla costa meridionale dell’India. Un piccolo centro di pescatori che s’era guadagnato l’ostilità degli indù che non accettavano che i pesci fossero uccisi. Il lavoro di Francesco Saverio fu quello di convertire il popolo e da questa sua prima missione si guadagnò il nome di Apostolo delle Indie. I pescatori aderirono al cristianesimo, si identificarono con i primi apostoli di Gesù, che erano pescatori, e con uno dei simboli della nuova religione, il pesce.

In una lettera del gennaio 1544, scrisse ai suoi fratelli: “Così tante persone si rivolgono alla fede di Cristo in questa terra in cui cammino, che mi capita spesso che le mie braccia siano stanche di essere battezzate. Ci sono giorni in cui battezzo un intero villaggio”. Il 1 gennaio 1545 partì per la penisola di Malacca, in Malesia, dove incontrò alcuni giapponesi che gli proposero di estendere l’evangelizzazione al Giappone.

Francesco, travolto dallo zelo, partì come missionario per il Giappone nel luglio del 1549. La nave che stava viaggiando, sbarcò a Kagoshima sull’isola di Kyushu solo in agosto. Fu accolto molto bene e rimase nella casa di Angiró fino all’ottobre dell’anno successivo. Angirò fu il primo giapponese convertitosi al cristianesimo e restò sempre amico del santo che con lui tradusse il catechismo. San Francesco Saverio fu perseverante e paziente e qualche anno dopo, la sua missione in Giappone iniziò a dare i suoi frutti. Riuscì a fondare congregazioni religiose nelle città di Bungo, Hirado e Yamaguchi. Lavorò per altri due anni con grande zelo, imparando il giapponese e scrivendo libri in tale lingua. In seguito fu sostituito da altri sacerdoti gesuiti, che supervisionò per un certo periodo poi tornò in India per continuare nelle sue opere evangeliche.

Ultimo sogno fu la Cina, ma questo paese era proibito agli stranieri, San Francesco Saverio partì egualmente ma si ammalò nel corso del viaggio. Il 3 dicembre 1552, San Francesco Saverio morì disteso su una stuoia, con il crocifisso che l’amico Ignazio di Loyola gli aveva regalato. La sua sepoltura avvenne a Sanchoao, ma le sue spoglie, che rimasero incorrotte, furono portate alla Chiesa di San Paolo a Malacca nel 1553. Poi i suoi resti furono portati alla Basilica del Buon Gesù di Goa dove appaiono in un reliquiario d’argento.

La devozione verso il santo iniziò subito come i pellegrinaggi presso le sue reliquie. Nel 1622, quando Gregorio XV accettò di proclamarlo santo disse: “Tanto la santità della vita, che la reputazione dei miragoli ed il desiderio del popolo concorrono nel giudizio di quest’uomo straordinario, vero apostolo delle Indie, chiedendo che debba essere elevato all’onore della santità”. Tutti acconsentirono. La bolla di canonizzazione fu firmata da Urbano VIII il 6 agosto del 1623.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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