Le costituzioni di Napoleone

Le costituzioni di Napoleone

Il quinquennio 1808-1813 fu molto fecondo da un punto di vista costituzionale. Si assiste, improvvisamente, ad una rincorsa dei governi europei verso la formazione di testi costituzionali fondamentali. La molla di tale ripresa deve essere individuata nel movimentato contesto internazionale e precisamente in quella campagna napoleonica di Spagna, che l’Imperatore, in esilio a Sant’Elena, giudicò come la causa prima della sua rovina. Fino ad allora era stato rispettato da tutti: anche il giovane Zar Alessandro era stato ammaliato da quel piccolo generale che aveva saputo mettere in ginocchio i vecchi sovrani d’Europa, facendosi fondatore di un ordine nuovo. Ma la conquista della Spagna era stata una sorta di “furto” diplomatico che aveva fatto precipitare il mito di Napoleone, almeno agli occhi delle principali corti europee. Talleyrand l’aveva detto: quando si vince con merito al “gioco” si è rispettati ma quando si bara si è espulsi dal tavolo. E Napoleone aveva barato. Mediatore della disputa insorta tra il re di Spagna Ferdinando VII di Borbone e suo figlio il principe delle Asturie aveva chiamato entrambi in Francia ed ottenute le abdicazioni, aveva proceduto a far nominare dalle Cortes convocate a Baiona suo fratello Giuseppe Bonaparte re di Spagna, avvalendosi dell’aiuto delle truppe della grande armata “di passaggio” sul territorio iberico. Per l’anomalia della conquista Napoleone fu costretto a concedere una costituzione agli Spagnoli, la quale, per ragioni di opportunità, fu data, con qualche variazione, anche ai napoletani che, improvvisamente, avevano visto partire il loro re Giuseppe Bonaparte ed aspettavano con ansia di conoscere il loro futuro. La “mossa” di Napoleone determinò la reazione dell’Inghilterra decisa a contrastare l’Impero con tutti i mezzi, anche quello costituzionale. In questo clima videro la luce le costituzioni di Cadice e di Palermo, promulgate in chiave anti- napoleonica grazie all’appoggio dell’Inghilterra. Le carte che furono promulgate in Spagna e in Italia tra il 1808 e il 1812 rappresentano, con la costituzione francese dell’anno VIII, le prime forme della tipologia “statualistica”. Rispetto alle costituzioni del periodo rivoluzionario resta il concetto di costituzione scritta, quale norma fondamentale che regola la vita della nazione, con attribuzione di diritti e facoltà, ma il diritto naturale – che tutelava l’individuo di fronte al Leviatano e che era il fondamento delle diverse Dichiarazioni dei diritti – si dissolve fino a scomparire. E scomparendo il diritto naturale, la dialettica Stato – individuo si risolve nettamente a favore del primo. Tutti i diritti derivano dallo Stato. Perciò, pur diversissime tra loro, esse hanno un minimo comune denominatore decisamente importante: non vi è più quale soggetto l’Uomo ma la persona e precisamente il cittadino cui vengono connessi i diritti sanciti dalla costituzione. Sparisce la dichiarazione dei diritti dell’Uomo e tutti i diritti sono connessi allo stato di cittadinanza, regolato con norme poste significativamente in testa alle costituzioni. Essa, è vero, si acquista con la nascita nel territorio nazionale ma, a differenza della qualità di Uomo, si può perdere, definitivamente o transitoriamente. Così l’istituto della cittadinanza assume un rilievo notevolissimo. Leggiamo gli articoli 4 e 5 della costituzione francese dell’anno VIII:

Art. 4. – La qualité de citoyen français se perd: – Par la naturalisation en pays étranger; – Par l’acceptation de fonctions ou de pensions offertes par un gouvernement étranger; – Par l’affiliation à toute corporation étrangère qui supposerait des distinctions de naissance; – Par la condamnation à des peines afflictives ou infamantes.

Art. 5. – L’exercice des droits de citoyen français est suspendu, par l’état de débiteur failli, ou d’héritier immédiat, détenteur à titre gratuit de la succession totale ou partielle d’un failli; – Par l’état de domestique à gages, attaché au service de la personne ou du ménage; – Par l’état d’interdiction judiciaire, d’accusation ou de contumace.

E’ chiaro che la perdita della cittadinanza comporta la perdita della titolarità dei diritti e delle libertà: è lo Stato a creare i diritti attribuendoli ai solo cittadini. La costituzione dell’anno VIII fu la prima a prendere questa strada e per questo può essere considerata una sorta di prototipo. Ma essa fu importante anche perché caratterizzò come costituzionale il regime napoleonico. In merito va detto che Napoleone volle sempre presentare se stesso come un monarca costituzionale e il suo regime come un regime costituzionale. Il suo concetto di costituzione era, però, particolare e molto distante da quello maturato nelle assemblee rivoluzionarie: la costituzione serviva a legittimare un potere già esistente, conquistato e mantenuto con la forza delle armi. La costituzione assumeva una funzione strumentale agli interessi dell’Imperatore e dell’Impero, sia in politica interna che in quella estera. In Spagna la costituzione di Baiona servì a legittimare il potere di Giuseppe Bonaparte, a Napoli la costituzione di Baiona servì a blindare le riforme del biennio 1806-1808 contro eventuali riforme che il nuovo re Murat avrebbe potuto varare. Perché il ricorso alla costituzione, quando la legittimazione veniva dalla forza? In effetti l’idea di costituzione quale fondamento di ogni potere, nata durante la rivoluzione, era orma entrata nelle coscienze degli europei proprio grazie alle campagne napoleoniche. Il popolo era entrato prepotentemente sulla scena politica, aveva preso coscienza della sua forza e, soprattutto, aveva fatta propria l’equazione popolo = nazione = sovranità. Si sentiva titolare della sovranità. Napoleone la sapeva bene e perciò volle sottoporre a referendum la costituzione dell’anno VIII e la sua incoronazione ad imperatore dei francesi. Si dirà: quale popolo? Senza soffermarci molto su questo importante problema, basterà dire che il popolo –tra la fine del Settecento e l’inizio del secolo XIX – viene a coincidere con la classe di mezzo, ovvero con la borghesia uscita vincitrice dalla rivoluzione francese. Con i cittadini, appunto, ossia con proprietari e professionisti che, dotati di patrimonio, partecipavano alla vita dello stato. Gli altri, i senza terra, i senza dimora, i senza lavoro restavano esclusi. Per essi erano pronti mezzi repressivi di giustizia eccezionale (senza garanzie, secondo procedure ad modum belli). La vastità del fenomeno brigantesco nell’Ottocento rappresenta bene l’oggettiva esclusione dal diritto e dalla società di larghe fasce della popolazione. Ma questa è un’altra storia. Popolo e nazione è il binomio intorno al quale ruota la storia costituzionale dell’Ottocento. La vocazione universalistica dell’Illuminismo, espressa mirabilmente da Kant nelle sue opere e fondata sui valori del Giusnaturalismo, lascia il posto al nazionalismo che, da un punto di vista culturale, trova un solido punto di riferimento nelle dottrine storicistiche. La storia della nazione diventa la base sulla quale costruire la sua costituzione, il suo ordinamento giuridico. Tutta la corrente contro-rivoluzionaria vi attinge a piene mani, da Burke a de Maistre. In Germania prima Fiche, poi Savigny esaltano la storia del popolo tedesco, in Italia il Cuoco muove su basi storicistiche la critica serrata alla repubblica del 1799 e al progetto costituzionale di Mario Pagano (clicca qui per leggere l’articolo), accusato di astrattismo. In questo quadro si inseriscono le costituzioni di Baiona, Cadice e Palermo, che – sempre in uno sfondo statualistico – costituirono altrettanti modelli: Baiona per la “monarchia amministrativa”, Cadice per lo stato democratico e Palermo per lo stato liberale. Tra queste costituzioni-modello il successo maggiore l’ebbe la carta di Cadice che, per i suoi contenuti molto avanzati sul piano democratico, costituì il punto di riferimento, soprattutto per la carboneria. Ma anche Baiona e Palermo ebbero un ruolo nel dibattito costituzionale dell’Ottocento europeo, contribuendo in modo decisivo alla nascita e al consolidamento di una coscienza nazionale e costituzionale degli spagnoli e dei napoletani.

 

Autore articolo: Davide Alessandra

Fonte foto: dalla rete

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