Una lastra tombale, ritrovata a Ruvo di Puglia il 15 novembre del 1833, testimonia il notevole gusto del colore dei popoli italici. Una raffinata composizione è la suggestiva decorazione pittorica che orna la Tomba delle Danzatrici di Ruvo di Puglia, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Realizzata agli inizi del IV secolo a. C., ripropone una geranos, l’antica danza circolare che imitava il volo delle gru. Chi la ammira può comprendere come l’arte decorativa italica mostri, a compensazione di una scarsa attenzione verso l’aspetto figurativo, una elegante  ricerca del colore.

Avanza verso destra una teoria di numerose figure femminili che si tengono la mano. Il loro movimento scandisce l’esecuzione di una danza con un tripudio di colori, netti e pieni, accostati in un contrasto di toni caldi e freddi dalla grande resa visiva. Le donne, avvolte in un ampio mantello che le copre dalla testa alle spalle, mostrano nella parte inferiore del corpo delle vesti di tessuto leggero con sinuose linee ondulate che indicano il movimento delle gambe. Tutto si regge sul ritmo dei colori. Sono i colori che danno eleganza e solennità alla composizione, essi definiscono le figure, le staccano dal fondo neutro, suggeriscono l’idea di movimento. L’uso del cinabro, costoso pigmento minerale, indica una committenza raffinata e costosa, per l’aristocrazia peuceta.

Nell’antica Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, fu rinvenuta questa tomba ipogeica a semi-camera. L’affresco delle danzatrici fu staccato dalle pareti, smembrato e venduto al Real Museo Borbonico di Napoli.

Questo affresco rappresenta non solo una delle più significative espressioni artistiche dell’Italia indigena ma soprattutto uno dei segni più evidenti dell’adozione da parte delle élites locali della cultura greca. L’abbigliamento è sicuramente quello italiota ma la danza rimanda al mondo religioso ellenico. La danza è indubbiamente quella del mito di Teseo che libera gli ateniesi del Minotauro. Plutarco infatti ci tramanda che: “Nel viaggio di ritorno da Creta Teseo si fermò a Delo. Dopo aver sacrificato al dio e offerto come dono votivo l’immagine di Afrodite che aveva ricevuta da Arianna, eseguì insieme coi ragazzi una danza che dicono sia ancora in uso presso quelli di Delo e che riproduce i giri, i passaggi del Labirinto: una danza consistente in contorsioni ritmiche e movimenti circolari. Questo genere di danza gli antichi la chiamarono “la gru” secondo quanto afferma Dicearco. Teseo la eseguì anche intorno all’altare chiamato “Cheratone” intessuto di corni, tutti piegati a sinistra…”.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete