Tradizionalmente la storiografia considera il periodo storico compreso tra il tratto di Cateau-Cambrésis del 1559 e l’inizio della Rivoluzione Francese nel 1789 come un periodo in cui il confronto politico-militare tra i vari stati italiani fu pressoché inesistente, sottoposti come furono ad un predominio straniero, spagnolo prima e austriaco poi. Eppure anche in questo caso vi fu una significativa eccezione, un conflitto armato che coinvolse simultaneamente molti stati della penisola e che lasciò delle conseguenze che possono essere toccate con mano anche al giorno d’oggi: le due guerre di Castro, la prima (1641-1644) di maggior interesse militare e la seconda (1649), che portò alla distruzione della città.
Castro era una cittadina del Lazio settentrionale, le cui rovine oggi sono comprese nel territorio comunale di Ischia di Castro (VT), che nel 1537 fu eretta con il territorio limitrofo in ducato vassallo della Santa Sede dal pontefice Paolo III Farnese per il figlio Pier Luigi. Il ducato si estendeva dal Mar Tirreno al Lago di Bolsena e contava circa 6000 abitanti. La capitale fu dai Farnese adeguatamente fortificata e abbellita, utilizzando le arti di Antonio da Sangallo.

Accadde tuttavia che pochi anni dopo l’erezione di Castro in ducato lo stesso pontefice concedesse allo stesso figlio in ducato nientemeno che Parma e Piacenza e che negli anni successivi i Farnese si concentrassero maggiormente su questo nuovo possedimento, tralasciando nei fatti di risiedere a Castro. Il possedimento era però di valore, poichè il territorio, tra l’altro, possedeva miniere di allume, importantissimo al tempo per l’industria tessile.

Nel 1623 ascese al trono di Pietro il cardinale Maffeo Barberini con il nome di Urbano VIII. Questi attuò una decisa politica volta a reincorporare nello Stato della Chiesa quei territori che in passato erano stati alienati o infeudati da parte dei propri predecessori, con l’obiettivo peraltro neanche troppo nascosto di concederne i benefici ai propri parenti. Nel 1641, spalleggiato dai propri nipoti, i due cardinali Francesco e Antonio Barberini, propose al Duca Odoardo Farnese, in difficoltà finanziarie, la vendita del ducato. Quando il duca rifiutò Urbano non si diede per vinto e spedì un esercito ad occupare il ducato, prendendo come pretesto la necessità di garantire alcuni creditori romani del duca Odoardo. Il ducato fu occupato nel corso di una breve e pressochè incruenta campagna militare tra il settembre e l’ottobre 1641. Ma a questo punto la situazione, invece di risolversi, degenerò.

Urbano VIII sequestrò anche gli altri beni farnesiani in territorio pontificio e pretese da Odoardo la sottomissione, arrivando a scomunicarlo il 13 gennaio 1642. Dai territori pontifici delle Legazioni di Romagna un nuovo esercito pontificio al comando dell’altro nipote del papa, Taddeo Barberini principe di Palestrina, si preparò addirittura ad invadere il ducato di Parma e Piacenza, ma così facendo iniziò a destare le preoccupazioni di altri potentati italiani, quali la Repubblica di Venezia, il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena.

Odoardo raccolse un piccolo esercito, lasciò Parma nel settembre 1642 ed entrò nello Stato Pontificio, la cui milizia si dissolse immediatamente come neve al sole. Passò per Imola e Faenza, poi attraversato l’Appennino entrò in Toscana (grazie al passo concesso dal Granduca) e quindi raggiunse le rive del lago Trasimeno e infine Acquapendente, inutilmente contrastato dalle forze pontificie guidate dal cardinale Antonio Barberini. Qui si fermò tentando di ottenere per trattativa la restituzione di Castro ma il papa si negò ad un accordo. A questo punto Odoardo si ritirò ma si ripromise di tentare nuovamente l’anno seguente.

Nel 1643 Odoardo tentò due spedizioni, di cui una per mare, che tuttavia fallirono. L’intransigenza del papa spinse tuttavia i collegati ad agire direttamente e si arrivò così ad un’invasione generalizzata dello Stato Pontificio. Parmensi, Modenesi e Veneziani attaccarono le Legazioni di Romagna mentre i Toscani invasero l’Umbria e l’alto Lazio. I Pontifici ottennero qualche successo iniziale a Crevalcore (dove fu ferito Raimondo Montecuccoli, che comandava le truppe modenesi) e a Pontelagoscuro ma furono successivamente rovinosamente sconfitti nella battaglia di Nonantola il 26 luglio 1643. Nel frattempo la flotta veneziana effettuò incursioni sulla costa adriatica e i toscani passarono di vittoria in vittoria, prendendo Città della Pieve e arrivando a minacciare Perugia. L’arrivo dell’inverno impose una tregua alle operazioni militari e i Barberini si acconciarono a trattative di pace che furono condotte a Venezia. Nel marzo 1644, dopo un ultimo scontro tra Veneziani e Pontifici a Pontelagoscuro in cui il cardinale Antonio rischiò la cattura, si arrivò alla pac:. Castro fu restituita al duca Odoardo che si impegnò a demolirne le fortificazioni; nel mentre Urbano VIII moriva, il 29 luglio 1644.

Ma la nostra storia non finì lì. A Roma il conclave aveva portato sul soglio pontificio Innocenzo X, al secolo Giovan Battista Pamphili, membro della famiglia romana che maggiori crediti vantava nei confronti dei Farnese. Nel 1646 morì anche il duca Odoardo, lasciando il trono al figlio Ranuccio II. Le spese belliche avevano ancor più aggravato la già non florida situazione finanziaria dei Farnese. Innocenzo X fu sotto la nefasta influenza della avidissima cognata Olimpia Maidalchini, detta “La Papessa” o “La Pimpaccia”, e questa apparentemente lo spinse a rinnovare il conflitto per Castro. Il casus belli fu l’assassinio, avvenuto il 18 marzo 1649 presso Monterosi, di Monsignor Cristoforo Giarda, l’ecclesiastico che Innocenzo aveva nominato vescovo di Castro senza preventivo accordo con Ranuccio. Chi sia stato il vero mandante dell’omicidio non ci è dato saperlo. Fatto sta che il papa spedì un esercito ad attaccare il ducato e questo volta il duca non fu in grado di opporsi. Castro fu presa il 2 settembre 1649 e il pontefice ne ordinò la deportazione degli abitanti e la radicale distruzione, che fu portata avanti e conclusa prima della fine dell’anno. Castro non fu mai più ricostruita, oggi le rovine di quello che fu uno dei maggiori centri del Lazio settentrionale sono visibili nella foresta, muta testimonianza di quella che fu l’ultima o la penultima guerra tra stati italiani.

 

 

Autore articolo: Valerio Lucchinetti
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: Chiovelli, Renzo (a cura di): Cronologia della prima guerra di Castro (1641-1644) nelle Carte Barberini presso la Biblioteca Vaticana, pubblicato nella rivista “Biblioteca e Società” e disponibile sul web; F. Annibali, Notizie storiche della Casa Farnese, Montefiascone, 1818; E. Nasalli Rocca, I Farnese, Milano, 1969

Valerio Lucchinetti, laureato in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi di Milano con tesi di storia economica sui mercati granari in Lombardia nel XVIII secolo. Attivo professionalmente nel settore della gestione di portafogli azionari è appassionato di storia, con preferenza per il Medio Evo e l’età moderna sino alla Rivoluzione Francese.