Nella prima metà dell’Ottocento inizia lentamente a diffondersi la rigatura dei cannoni e dei fucili, ma maggiore successo trova la capsula fulminante che va a sostituire la polvere da infiammare con la scintilla del cane. Le fanterie raggiungono una maggiore regolarità di fuoco, possono ora sparare anche sotto la pioggia ed ottenere più velocità di tiro. L’innovazione trova consensi in Prussia.

Qui il fantaccino osserva ancora i regolamenti del 1812, la formazione della compagnia è su due o tre linee, combatte su linee sottili di cacciatori ed attacca in colonne di battaglioni protette sui fianchi da altri cacciatori. Quando però entrano in scena i fucili rigati a retrocarica tutto cambia. La celerità di tiro passa da due o tre a sette o dieci colpi al minuto. Il soldato può dunque tirare dalla posizione a terra ed il suo tiro è assai più preciso grazie alla rigatura della canna. È ridotto anche il calibro del fucile, quindi le cartucce sono meno pesanti e, a parità di peso, il fantaccino ne porta di più. Si spara più velocemente e si spara di più, quindi il consumo di munizioni sale e c’è bisogno di migliorare il rifornimento.

Il regolamento del 1847 spezza le colonne in compagnie e queste fanno esperienza contro i danesi e gli insorti del Baden. Nel 1850 è così approvato un nuovo metodo d’istruzione per le truppe di fanteria, si riassumono le istruzioni per i comandanti adattandole all’impiego dei nuovi fucili ad ago e dei cannoni rigati.

Il cambiamento è entusiasmante e la Kriegsakademie si assume l’incarico di formare i capi e gli ufficiali dello Stato Maggiore prussiano. Vi si insegna tattica, esercitazioni sul terreno, storia della guerra, studio delle armi, fortificazione, topografia. Gli allievi che terminano i tre anni di corso ricevono voti di attitudine. La selezione è aspra: ogni anno su 120 candidati, solo 40 erano ammessi e, di essi, solo 12 per un ulteriore corso di tre anni con esame finale di idoneità per il Gran Stato Maggiore.

Questi insegnamenti sono messi alla prova dei fatti nel 1864, contro la Danimarca che ha invaso i principati di Schleswig e Holstein, e sono perfezionati all’alba del conflitto con l’Austria.

Nel 1866 gli ufficiali prussiani non sono più quelli di dieci anni prima. Hanno nuovi metodi, nuove idee di manovra e nuove armi. La catena di cacciatori ora costituisce la linea di attacco, è più fitta ed è appoggiata da colonne di compagnie a distanza di spiegamento e da ulteriori rincalzi a ridosso dell’artiglieria. Adesso gli ufficiali non devono far muovere blocchi geometrici di battaglioni, reggimenti e brigate, ma seguire una lunga ondata che si plasma sul terreno con un certo grado di autonomia. Il loro compito è quello di indicare e ripartire gli obbiettivi, controllare l‘impiego delle riserve, ma il comando è decentrato, ogni elemento della linea di battaglia deve condurre il proprio combattimento adattando la loro azione alle circostanze.

Il centro di raccordo è la mente di Helmuth von Moltke “il Vecchio”, capo dello stato maggiore, che ha il diritto di impartire ordini all’esercito in nome del re, direttamente e senza la mediazione del ministro della guerra.

Nella Battaglia di Sadowa la nuova tattica è premiata dal successo. Il fuoco di fucileria è tanto preciso da provare seriamente anche le batterie austriache in posizione sulle alture dominanti il Bistritzin. In realtà proprio in Boemia i prussiani si rendono conto che i loro modelli di cannoni d’acciaio rigati e a retrocarica vanno sostituiti. Le fabbriche si mettono a lavoro e nel 1870, alla vigilia della guerra con la Francia, i tedeschi hanno 1584 cannoni, i francesi solo 912. Il 1° settembre, a Sedan, l’impiego in massa dell’artiglieria è determinante: 774 sono i cannoni tedeschi, 360 i francesi.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete