Le rivolte di schiavi nella Sicilia romana

Le rivolte di schiavi nella Sicilia romana

Due sanguinose rivolte di schiavi scossero la Sicilia alla fine delle guerre puniche: la prima durò dal 139 al 132 a.C., la seconda dal 104 al 101 a.C.. Furono descritte da Diodoro Siculo ma a noi è giunta solo una sintesi di quel testo così come elaborata da Fozio, Patriarca di Costantinopoli, vissuto nel IX secolo.

Sappiamo che un altissimo numero di schiavi, provenienti dall’Oriente, era concentrato sull’isola. In gran parte erano originari della Siria dove i Romani spadroneggiavano sui resti dei domini che furono di Alessandro Magno. “Il capo della rivolta Euno era un siriaco di Apamea. – scrive S. I. Kovaliov in ‘Storia di Roma‘ – Siriaca della stessa città era pure la sua sposa. I Romani riuscirono ad impadronirsi di Tauromenio, grazie al tradimento di uno schiavo siriaco. Euno chiamava gli schiavi rivoltosi col nome di ‘siriaci’, ecc. In sicilia si era dunque venuti meno ad una delle regole fondamentali per l’antico padrone di schiavi: quella di non tenere riuniti gli schiavi di una stessa tribù…”. Si trattava di prigionieri di guerra ma soprattutto di donne e bambine che venivano comprati da mercanti nei porti dell’Eego e rivenduti ai granti proprietari terrieri siculi.

In taluni casi si trattava di schiavi colti, che nei paesi di provenienza avevano ricoperto importanti cariche pubbliche. Nella quasi totalità essi parlavano greco e proprio questo fu uno dei tratti fondamentali che determinarono lo scoppio delle rivolte: seppero da soli agire, organizzarsi, resistere e combattere davanti alle inumane condizioni di schiavitù cui erano assoggettati.

Scrive M. I. Finley in ‘Storia della Sicilia antica’: “La cosa più straordinaria fu il modo con cui Euno si adoperò per creare una copia esatta della monarchia seleucide. Egli si fece chiamare Antioco, il nome più comune nella dinastia seleucide (nel 139 Antioco VII riconquistò il trono che gli era stato tolto da un usurpatore), portava il diadema e altre insegne, e fece coniare a Enna delle monete di rame che portavano impressa la testa di Demetra, una spiga di grano e la scritta abbrevviata ‘Re Antioco’. Cleone ebbe il titolo di strategos. C’erano un consiglio reale e una guardia del corpo e, quando tutto fu finito ed Euno fu trovato nascosto in una caverna, egli aveva con se il suo macellaio, il fornaio, l’attendente al bagno e il buffone di corte. Tutto questo non può essere considerato solo un’insana farsa”.

Erano certamente divisi da differenze etniche e sociali, nonchè dalla diversità del loro impiego. C’erano infatti tra loro mandriani e pastori, contadini spesso in catene, artigiani e lavoratori domestici, schiavi di campagna e schiavi di città. Tuttavia basi comuni dei rivoltosi furono la vendetta e l’aspirazione alla libertà, sentite così forte che nulla li distolse dal ricorrere ad atroci risoluzioni quando ogni speranza di successo cadde.

Invano Roma tentò di contrastarli. Le rivolte crebbero velocemente, si alimentarono di enormi masse di diseredati e i contingenti romani inviati sull’isola furono per lungo tempo ripetutamente e sonoramente sconfitti. Fu l’ausilio determinante dell’arma del tradimento a consentire ai Romani d’espugnare le roccaforti rivoltose di Taormina ed Enna, proprio dove gli schiavi si erano asserragliati.

“La lentezza delal reazione romana è degna di nota. – scrive M. I. Finley in ‘Storia della Sicilia antica’E’ vero che Roma era pesantemente impegnata in altre guerre, soprattutto per reprimere la prolungata lotta spagnola per l’indipendenza, nota col nome di guerra numantina, e che all’interno si stava preparando una profonda crisi che esplose durante il tribunato di Tiberio Gracco nel 133 a. C.. Ma le rivolte di schiavi nel continente italiano furono soffocate rapidamente e con la massima severità, e pertanto la spiegazione di Posidonio, secondo la quale i romani non valutarono appieno le proporzioni della rivotla siciliana può essere accettata come un fattore coadiuvante. Quando finalmente si conobbe tutta la verità e fu inviato un esercito legionario abbastanza numeroso, gli schiavi non ebbero più alcuna possibilità di scampo. Tutte le città portuali erano rimaste aperte, cosicchè non vi furono difficoltà in questo senso. E, sebbene neanche un esercito romano potesse facilmente prendere d’assalto fortezze naturali come Taormina ed Enna, gli schiavi non avevano modo di rompere un assedio, Nel caso particolare, ambedue le città furono prese per tradimento. Gli schiavi non erano più immuni degli uomini liberi: era stato così che Marcello aveva preso Siracusa. Non rimase da fare altro che un’operazione di rastrellamento piuttosto facile”.

Forse da allora qualcosa cambiò nei trattamenti riservati agli schiavi, tuttavia l’Impero romano continuò ad essere legata allo schiavismo.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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