Nell’estate del 1915 il Cav. Pietro Ruffo propose al Comitato per l’Assistenza Civile di Aversa, formatosi il 25 maggio di quell’anno,  di costituire un Segretariato per la compilazione di lettere e richieste di notizie dei combattenti, anche con l’obbiettivo di sottrarre le famiglie bisognose di tale genere di aiuto agli speculatori che svolgevano questo servizio a pagamento. Nell’iniziativa furono coinvolte attivamente le quattro figlie del Ruffo: Bice, Cesira, Eva e Adele che svolsero da subito l’attività di gestione della corrispondenza. La prima sede del Segretariato fu in via Presidio, presso i locali di una scuola comunale.

La giovane Adele si distinse immediatamente, coordinando tutte le giovani volontarie che avevano iniziato a prestare la propria opera, si assunse anche la diretta responsabilità della distribuzione dei sussidi in denaro alle famiglie. Poiché le volontarie si trovavano con maggior frequenza a contatto col popolo, potevano ben conoscere lo stato effettivo in cui versavano i nuclei familiari e stabilire un sussidio adeguato. Alla fine del 1915 i telegrammi ammontavano a 925  mentre le lettere raggiunsero la quota di 1368: di fatto, il Segretariato si trovò a gestire la quasi totalità delle attività benefiche anche grazie ad Adele, che, coadiuvava il padre in un instancabile e oscuro lavoro. Le sorelle Ruffo si impegnavano nel cercare con precisione informazioni sui deceduti, le cui famiglie non avevano più diritto al sussidio erogato per i soldati al fronte, in modo da alleviare quel disagio con una oblazione di 25 lire.  Nel 1916 è ancora Adele a promuovere l’Ufficio Notizie teso a fornire informazioni certe sulla sorte di combattenti, dispersi o prigionieri.

Instancabilmente, insieme ad alcune nobildonne aversane, iniziò a prendere contatti con i comandi reggimentali, con gli ospedali militari, con i cappellani, con l’Ufficio Centrale per le Notizie alla famiglie dei Combattenti di Bologna e con quello decentrato di Caserta. Grazie a questa attività fu possibile acquisire notizie dei caduti: morti, feriti, ammalati, dispersi o prigionieri e di fronte alle notizie più gravi il Comitato provvide all’annuncio diretto alle famiglie con una visita a domicilio di conforto. Nell’anno successivo, ancora, Adele promuoverà l’iniziativa per una raccolta di denaro e di oggetti, destinata a soccorrere i combattenti mutilati per fatti di guerra e per questo invalidi al lavoro. Si raccolsero in pochi giorni oltre 1200 lire, somma che venne destinata ai titoli del Nuovo Prestito Nazionale, per avere una rendita annua continua di almeno duecento lire da poter assegnare a due mutilati nativi e residenti ad Aversa. Per quattro anni l’attività di Adele Ruffo fu continua ed incessante, probabilmente fu anche a causa di queste fatiche che, nel 1918, si ammalò di febbre spagnola che la condusse rapidamente alla morte a soli 28 anni.

 

 

Autore articolo: Salvatore Palladino

Fonte foto: dalla rete

Testo pubblicato in “Guerra di Popolo. Propaganda, mobilitazione civile e partecipazione popolare ad Aversa durante la Prima Gerra Mondiale”, volume edito dal Civico Museo di Storia Militare di Aversa.

 

 

 

Salvatore Palladino, Capitano della Riserva Selezionata dell’Esercito Italiano, ricercatore di storia militare e storia del meridione d’Italia, archivista ecclesiastico e consulente scientifico del Civico Museo di Storia Militare di Aversa.