Alla morte di Clemente IV, avvenuta nel 1268, l’elezione del successore fu protratta per tre anni e per tutto quel tempo la Santa Sede restò vacante con gravissimi disagi e disordini. Nel 1274, per eliminare il ripetersi di analoghe situazioni, Gregorio X fece approvare nella quinta seduta del II Concilio di Lione, XVI concilio ecumenico, la celebre legge sull’elezione papale “Ubi periculum”, un nuovo regolamento del Conclave che è sostanzialmente ancora in vigore. L’ ”Ubi periculum” stabilisce che, dieci giorni dopo la morte del Papa, i Cardinali si riuniscono in segregazione dal mondo esterno per vagliare e decidere la scelta del successore. Il testo che segue è tratto da Hefele e Leclercq, Storia dei Concili (Parigi 1914, t. VI, parte I, pp.183-186).

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Quali gravi danni, quali grandi pericoli comporta per la Chiesa romana, una elezione prolungata! L’esperienza del passato ce lo insegna… E’ per questo che noi pensiamo che le disposizioni prese per impedire le discordie in occasione dell’elezione del Pontefice romano dai Nostri predecessori, e specialmente da papa Alessandro III di felice memoria, devono essere mantenute nel loro pieno vigore. In effetti, Noi non cerchiamo di diminuire il loro merito ma di procurar loro, con la presente costituzione, i complementi di cui l’esperienza ha provato la necessità. Con l’approvazione del Sacro Collegio Noi decidiamo ciò che segue: 

Se il papa è morto nella città in cui egli risiedeva con la sua curia, i cardinali presenti devono attendere i loro colleghi assenti solo dieci giorni. Passato questo periodo, che gli assenti siano giunti o no, tutti si riuniranno nel palazzo in cui abitava il papa. Ciascuno si accontenterà di un solo domestico, chierico o laico, a sua scelta… Nel palazzo, tutti vivranno in comunità, in uno stesso conclave, senza distinzioni né tentativi di separazione. Salvo per l’accesso alla camera segreta, il conclave sarà chiuso da ogni parte, in modo che nessuno possa entrare od uscire. Che nessuno si avvicini ai cardinali o possa parlargli in segreto. Che essi non ricevano la visita di nessuno, tranne che delle persone che, con il consenso di tutti i cardinali presenti, saranno chiamate per questioni inerenti all’elezione. E’ proibito ai cardinali inviare messaggi o lettere. Chi agirà contrariamente a ciò che è stato detto, incorrerà nella scomunica ipso facto.

Tuttavia nel conclave sarà lasciata un’apertura destinata a far passare i viveri necessari ai cardinali; ma tale che non possa servir a nessuno per l’accesso al conclave.

Se tre giorni dopo essere entrati nel conclave, i cardinali non hanno ancora provveduto alla carica pastorale della Chiesa, nei cinque giorni successivi si accontenteranno di un solo piatto, a pranzo come a cena. Passato questo periodo, non sarà servito loro altro che pane, vino e acqua fino a quando non sia effettuata l’elezione. Per tutta la durata del conclave, i cardinali non riceveranno nulla dalla Camera Apostolica, né dalle altre rendite appartenenti alla Chiesa, di qualunque origine; tutte queste risorse rimarranno sotto la custodia di colui a cui la Camera è stata affidata, per essere conservate a disposizione del papa…

Noi supplichiamo i cardinali, con l’intercessione di Dio misericordioso, e Noi li scongiuriamo per il Suo Sangue prezioso, di pensare attivamente alla loro responsabilità, poiché si tratta di designare il Vicario di Gesù Cristo, successore di Pietro, rettore della Chiesa universale, guida del gregge del Signore, facendo astrazione da ogni preferenza particolare…

Noi aggiungiamo che in tutte le città… fino a quando non si sia appresa con certezza la notizia sicura dell’elezione pontificia, delle umili preghiere siano innalzate al Signore… affinché Colui che fa regnare la concordia inclini i cuori dei cardinali ad una scelta pronta, unanime e saggia, che la salvezza delle anime ed il bene di tutto l’universo esigono…

 

 

Fonte foto: dalla rete