L’esercito costituzionale napoletano nelle battaglie di Rieti ed Antrodoco

L’esercito costituzionale napoletano nelle battaglie di Rieti ed Antrodoco

Proviamo, in sintesi, ad analizzare le operazioni militari che videro protagonista l’esercito costituzionale napoletano nelle battaglie di Rieti ed Antrodoco.

Mentre Ferdinando I raggiungeva Roma per ottenere dal Pontefice lo scioglimento dai vincoli del giuramento alla Costituzione, le baionette austriache, invocate al Congresso di Lubiana per reprimere i moti costituzionali di Napoli, si preparavano alla guerra, comandate da Johann Maria Philipp Frimont, divenuto in seguito Principe di Antrodoco.

L’esercito della Santa Alleanza contava oltre cinquantamila uomini, guidati dai generali Wallmoden, Wied-Runkel, Stutterheim, Assia-Hamburg e Lederer, quello napoletano, agli ordini dei generali Pepe e Carrascosa, ne aveva sessantamila ma di non pari esperienza e con peggior equipaggiamento.

Il Parlamento napoletano dispose fortificazioni sul Liri, alle gole d’Itri, a Montecassino, Pontecorvo e Mondragone. Fece concentrare gli uomini in Terra di Lavoro ed Abruzzo e creò una doppia testa di ponte al Garigliano. I 37 battaglioni di Carrascosa occuparono la zona di San Germano, la fanteria del generale D’Ambrosio raggiunse Fondi, il secondo corpo d’armata, quello di Guglielmo Pepe, raggiunse l’Abruzzo. Ad eccezione di quella guidata dal genere Stutterheim, tutte le divisioni austriache si concentrarono in quella regione; Carrascosa avrebbe quindi dovuto portare lì i suoi e fornire manforte a Pepe, ma non lo fece.

Pepe, che tenne il suo quartier generale a Cittaducale, dispose di 8 battaglioni; circa 6.000 uomini dislocati tra Leonessa ed Amatrice per la copertura delle vie d’accesso al Regno delle Due Sicilie, da Spoleto e Fiorentino. Aveva poi i due reggimenti 3° e 12° di linea dei colonnelli Francesco Casella e Nicola Maschioletti; il 4°, 5° e 6° battaglione del Reggimento fanteria Principessa; ed alcuni squadroni del Reggimento Cavalleria “Re”. I protagonisti di tutto ciò però restavano giovani soldati inesperti in guerra, buona parte dei quali addirittura privi di fucili.

Pepe pensò di sorprendere il nemico attaccando per primo, un classico insegnamento bonapartista. Il generale napoletano ritenne che una vittoria avrebbe galvanizzato i suoi uomini ed agì.

La mattina del sei marzo del 1821, fece marciare i reparti verso Rieti. La brigata comandata da Montemajor, la colonna del colonnello Russo, la colonna del colonnello Verdinois e la colonna del colonnello Liguori, si mossero in base ad un piano disposto da Francesco Saverio Del Carretto, all’epoca carbonaro. Il giorno 7, il primo ad attaccare fu Russo, da un’altura sul Velino che diede il nome alla battaglia: Colle di Lesta. Si combattè per circa 6 ore con esito incerto e con alcuni successi per i napoletani. Un errore cruciale fu compiuto da Montemajor che sarebbe dovuto intervenire per incalzare il nemico, ma ciò non avvenne e gli austriaci si riorganizzarono. Verdinois prese un fortino nemico servendosi dei cannoni e la cavalleria napoletana fronteggiò quella austriaca. Lo scontro andò avanti per circa sei ore. La risposta nemica fu però più efficace, il giovane esercito napoletano, sopraffatto dalla carica di cavalieri ungheresi, ebbe l’ordine di ritirarsi e fu pure ben protetto dall’operato dell’artiglieria diretta dal capitano Ruiz, ma il panico si impossessò di quelle inesperte schiere. La confusione fu generale e, sebbene Pepe, affiancato in questo dal generale Russo, tentò di tenere in ordine le fila napoletane, fu tutto vano e furono numerose le diserzioni. Con pochi uomini, il giorno 8, si tentò una strenua e valorosa difesa nelle Gole di Antrodoco, ma i giochi erano fatti. Dopo Rieti, si consumò la decisiva sconfitta. L’Aquila, Popoli e Sulmona furono lasciate al nemico senza combattimento. Le altre legioni, si ritirarono in gran fretta. Il Carrascosa tornò a Sud del Volturno.

I costituzionalisti piemontesi, percepita l’importanza di quanto stava avvenendo, tentarono di tener occupato l’esercito austriaco in Lombardia per alleggerire la pressione sui napoletani, ma fu inutile. Al Parlamento napoletano, ventisette deputati capeggiati da Giuseppe Poerio, padre di Carlo, protestarono contro la violazione della sovranità napoletana da parte dell’Austria. Ferdinando I restò in silenzio ad ammirare alcuni orsi russi che aveva portato da Lubiana, dono dello Zar, affinché migliorassero la razza abruzzese.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia:

P. Pieri, Storia Militare del Risorgimento

G. Pepe, Memorie biografiche e intorno ai recenti casi d’Italia

P. Colletta, Storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825

A. Bofferio, Storia del Piemonte dal 1814 ai giorni nostri

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