Tempo fa si diffuse la notizia che la Turchia stava costruendo una base navale in Sudan, sull’isola di Suakin, per ricostruire una presenza navale nell’aerea. L’ultima apparizione stabile di navi turche nella zona del Mar Rosso risale a più di un secolo fa e terminò bruscamente nel 1912.

Allo scoppio della guerra italo-turca nel settembre 1911 nell’area la marina turca schierava il l’incrociatore torpediniere Peyk-i Şevket (775t, 2×105, 6×57, 2×37, 3ls, 21 nodi) 6 moderne cannoniere di 5° classe Taskopru (315t, 2×47, 2 mg, 1Ls, 12 nodi), la 1° classe Kastamonu (220T, 1×75, 1×37, 12 nodi), lo yacht armato Shipka (618T, 2×75, 12nodi) e almeno tre rimorchiatori armati (200T, 1×75, 1×37, 12 nodi).

Si temeva lo sbarco di truppe turche in Eritrea e, inizialmente, non molto superiori furono le forze navali italiane basate a Massaua: l’incrociatore protetto Puglia (2550t, 4 pezzi da 152/32 mm, 6 pezzi da 120/40 mm, 8 pezzi da 57 mm, 8 pezzi da 37 mm, 2 mitragliere, 17 nodi), l’incrociatore torpediniere Aretusa (833t, 1×120, 6×57, 3×37, 5ls, 20 nodi), la cannoniera Volturno e l’avviso staffetta. Tutte le unità erano sotto il comando del capitano di vascello Giovanni Cerrina Feroni.

Entro la fine dell’anno la Regia Marina rinforzò le forze navali nell’area con l’incrociatore Calabria, gemello del Puglia, e l’incrociatore protetto Piemonte (2639T, 6 pezzi da 152/40 mm, 6 pezzi da 120/40 mm, 10 pezzi da 57/40 mm, 6 pezzi da tiro rapido da 37 mm, 4 mitragliere, 3Ls, 22 nodi) e con 4 Ct classe Soldato (395 t x76, 3ls, 28 nodi) ottenendo una netta superiorità.

La prima azione accadde quando il Peyk-i Şevket fu affrontato dall’Aretusa e dal Volturno davanti a Hodeida e fu costretto a rientrare in porto, poco dopo fu costretto a rifugiarsi a Suez dove fu internato dagli inglesi. Altre azioni causarono l’affondamento di due cannoniere/rimorchiatori e di undici sambuchi ottomani, probabilmente destinati effettivamente ad uno sbarco in Eritrea per aprire un fronte diversivo contro l’Italia. Dal canto suo, Roma forniva aiuti allo sceicco Asir Sa’id Idris, che combatteva i turchi in Arabia.

Nell’ambito delle azioni concordate con i ribelli arabi, le navi italiane bombardarono fortificazioni e accampamenti turchi nella penisola e ne bloccarono i porti, costringendo gli ottomani a trasferire rinforzi solo via terra; in queste attività si inquadra la crociera del Puglia e del Calabria, svoltasi il 1º gennaio 1912 contro Djabana.

Il 16 dicembre l’incrociatore Piemonte cattura la nave ausiliaria Kayseri, camuffata da nave ospedale, in realtà utilizzata per contrabbando di guerra. L’unità in particolare è stracarica di carbone e da una attenta analisi della documentazione sequestrata gli operatori del Reparto Informazioni della Marina riescono a ricavare il nome di un porticciolo sulla costa di Kunfida dove si sarebbero rifugiate le unità turche.

All’inizio di gennaio 1912 gli incrociatori Calabria e Puglia condussero bombardamenti di diversione contro Jebl Tahr e Al Luḩayyah mentre i ct Garibaldino e l’Artigliere, impegnati nella perlustrazione della costa, si riunirono all’incrociatore Piemonte presso il banco di Jnnabiyat e si diressero verso Kunfida.

Il mattino del 7 gennaio 1912, muovendosi con perizia tra i bassi fondali, i due cacciatorpediniere italiani iniziarono l’avvicinamento verso Kunfida, attraversando numerosi banchi di sabbia, quasi tutti erroneamente segnalati sulle carte. Alle 12:30, appena in vista della meta, poterono distinguere gli alberi e i fumaioli delle unità avversarie, e vennero immediatamente fatti segno del fuoco nemico: la tanto ricercata squadra ottomana del Mar Rosso era finalmente ingaggiata.

I due piccoli cacciatorpediniere, supportati a distanza, dati i fondali, dal Piemonte affrontarono le unità turche (le 6 cannoniere Gokcedag, Refahihie, Ayintab, Ordu, Bafra, Kastamonu, lo yacht armato Shipka e il rimorchiatore armato/cannoniera Muha) che reagirono assieme alle batterie costiere.

L’effetto del tiro delle unità italiane si rivelò subito efficace e proseguì fino a sera: due cannoniere si arenarono, due si incendiarono, altre tre vennero affondate, assieme ad una nave cisterna. La mattina successiva una squadra d’arrembaggio del Piemonte catturò l’unica unità sopravvissuta, lo yacht armato Shipka, che venne disincagliato e portato a Massaua innalzando la bandiera della Regia Marina e prendendo il nome di RN Cunfida assieme a 4 sambuchi.

Nel corso dei restanti mesi del conflitto la Regia Marina bloccò almeno tre navi mercantili britanniche e una dozzina di sambuchi che trasportavano merce di contrabbando ed effettuò bombardamenti a Bab el Mandeb, Gebhana, Medi e Loheia, Akaba, Sheik said, Moka e Eidi, oltre ad azioni di appoggio diretto a favore degli insorti di Idris. In particolare un cannoneggiamento di precisione contro Hodeida fu effettuato il 27 luglio dal Piemonte e dal Caprera, che distrussero il forte della città e un accampamento turco con il relativo deposito di munizioni, senza danneggiare l’adiacente ospedale.

 

Autore articolo: Gianluca Bertozzi

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. Gabriele, La marina nella guerra italo turca. Il potere marittimo strumento militare e politico

 

 

Gianluca Bertozzi, laureato in Giurisprudenza, è studioso di storia militare