Il Barone di Alvensleben, ambasciatore prussiano a Parigi, in un rapporto del 16 novembre 1787, descriveva così il carattere di Luigi XVI e Maria Antonietta

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la regina è più odiata, ma più potente che mai. Essa ha abbandonato la frivola società, della quale prima si compiaceva, e si occupa intensamente degli affari pubblici. Ma, dato che non ha un cervello ben sistemato, essa procederà di capriccio in capriccio; cosa questa che, dato il carattere di questo paese, le sarà perdonata più facilmente che non se procedesse con ordine nella trattazione degli affari.
…Quanto alla fermezza del re nei suoi propositi, cosa questa che è pure essenziale quando si vuole rigenerare un paese, basti questo episodio a dimostrare quale essa sia: il re, prima della nomina del primo ministro e cioè dell’arcivescovo Lomènie de Brienne, gridava: “Non mi si venga a parlare né di Necker né di pretume”; malgradio ciò, tre giorni dopo, il prete più prete di qualsiasi altro era collocato alla testa degli affari pubblici. Queste oscillazioni di volontà non impediscono che il re sia collerico, capriccioso e qualche volta anche testardo; ma ciò non costituisce certo fermezza di propositi.
Per rigenerare questo paese o meglio la sua amministrazione, occorrerebbe un re che avesse capacità, volontà, nervi solidi e più, ancora che tutto questo, fermezza e coerenza nei propri propositi; ma data l’educazione impartita qui ai futuri sovrani, dai i pregiudizi che li circondano, come sperare di vedere mai un sovrano di tal fatta? Qui tutti si esaurisce in cerimonie, in uniformi, in esteriorità, in frasi, in guasconate nazionalistiche, in intrighi e anche in carte di amministrazione; la sostanza delle cose è sempre sacrificata alla forma. Ciascuno qui grida contro gli abusi, ma non vuole che siano toccati quelli che permettono a lui stesso ed ai suoi amici di vivere; in conseguenza di ciò gli abusi continuano tutti a sussistere.

 

 

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