Il racconto dell’ultima notte di Garibaldi a Napoli è estratto da “Documenti sulla rivoluzione di Napoli” di Aurelio Romano Manebrini, stampato a Napoli nel 1864.

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“Al ricordo dell’ultima sera nella quale Garibaldi fu in Napoli non può non essersi profondamente commossi. Pareva che tutti lo avessero abbandonato. Solo in un albergo, al fondo della via solitaria e lontana della Riviera, quando al centro della città si esultava fra i canti, ed i plausi al re galantuomo. Un gruppo di popolani illuminato da qualche fiaccola in mezzo al silenzio di quella vasta contrada, chiamava l’Eroe, voleva vederlo, abbracciarlo ancora una volta. Comparve al balcone, nella penombra, indistinto, agitò il fazzoletto bianco, e tutti tremarono di emozione. Garibaldi addio, ritorna padre del popolo,

Viva Garibaldi, sempre Garibaldi, solo Garibaldi, tali erano le grida confuse, interrotte, che rivelavano l’immensa commozione della folla. Poi molti montarono su negli appartamenti, si precipitarono nelle braccia di lui, lo covrirono di baci. Scrivendo queste linee io provo ancora lo stesso brivido d’idee, di sentimenti, che mi fecero restare immobile e senza voce, avanti quella testa serena, sulla cui fronte io cercava il suo secreto.
Egli era all’impiedi, senza abbattimento, privo dello sguardo di fiamma, privo di quella espressione che produce il lavoro dell’anima alle prese con estreme risoluzioni. Era il genio incompreso abbandonato dalla fortuna, arrestato nel suo slancio, fremente di spingersi di nuovo sul campo di battaglia, e comandare di nuovo al destino”.

 

 

 

Fonte foto: dalla rete