Mantova, defilata rispetto alle grandi vie di comunicazione, non visse le aggressioni dei Visigoti di Alarico, neppure gli Unni vi entrarono. Conquistarono e saccheggiarono Aquileia, Altino, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo ed arrivarono sin sotto le mura di Milano prima che l’intervento di Papa Leone I scongiurasse il peggio. Probabilmente il pontefice incontrò Attila sulle rive del Mincio, presso Governolo, borgo ad una decina di chilometri dalla città. A lungo la città di Virgilio continuò ad avere scarso rilievo. Le sue mura dettavano un perimetro di 16.000 metri quadri e le sue porte si aprirono per accogliere i fuggiaschi che accorrevano dai villaggi vicini.

Anche nella lotta tra Odoacre e Teoderico, Mantova restò all’ombra, lì dove – a quanto pare – sorse invece la fortezza di Goito. Pure sotto Bisanzio fu così, perchè centro di potere fu Ravenna. Mantova divenne longobarda nel 602, quando Agilulfo, marito di Teodolinda, quarto re longobardo d’Italia, vi entrò alla testa dei suoi cavalieri. Fu grazie alla benevolenza della cattolicissima Teodolinda, regina vedova di Autari, che Mantova non fu distrutta, come invece accadde a Cremona, ma anzi conobbe un picco di splendore. I longobardi, per Carlo d’Arco, “lasciarono ai cittadini la libertà d’amministrare i beni comuni, di mantenere i propri statuti e dettero le loro leggi nella lingua dei vinti”. Rilevanza politica e militare, rinascita commerciale ed agricola, arrivano però coi franchi.

Carlo Magno, padrone d’Europa, visitò Mantova nel 780 e nel 787. Quando poi, nell’804, si scoprì la reliquia contenente il sangue di Cristo, la città assurse a dignità vescovile, meta di pellegrinaggi e centro di spiritualità. Qualche mese dopo, Papa Leone III, autenticò il reperto e avviò la costruzione del monastero con l’oratorio di Sant’Andrea.

La tradizione orale vuole che la storia di Mantova cristiana inizi con l’arrivo di Longino, cui fecero seguito le predicazioni di Romolo nel 48 d.C., inviatovi da San Pietro, e Barnaba nel 51 d.C.. E’ lecito pensare che fu solo sotto Costantino che nella città si diffuse pienamente il cristianesimo. Ovviamente la pagina religiosa più importante per Mantova fu quella dell’importante rinvenimento.

L’importanza di Mantova nel periodo carolingio è testimoniata dal sinodo che vi convocò, il 6 giugno dell’827, Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno a lui succeduto. Tutti i vescovi raggiunsero una città cresciuta urbanisticamente con chiese, edifici pubblici e privati, attività produttive, botteghe e taverne.

L’impero però ebbe vita breve e, con la deposizione di Carlo il Grasso nell’887, anche Mantova tornò nell’anonimato. Le cronache tornano a farne cenno in occasione della discesa degli Ungari. Nel 924, infatti, questo popolo cinse d’assedio la città e, sebbene non riuscì ad accedervi, i fedeli seppellirono la reliquia col sangue di Cristo affinchè fosse meglio protetta e sottratta all’eventualità di un saccheggio.

Qualche anno dopo prese il via l’ascesa dei Canossa: nel 977 Atto Adalberto divenne Conte di Mantova. Adelaide, rimasta vedova, appena diciannovenne, di Lotario, re d’Italia, fu imprigionata in una torre sul Lago di Garda da Adalberto, figlio di Berengario, successore di Lotario. Riuscì però a fuggire trovando protezione nella rocca di Atto Adalberto. La donna poi sposò Ottone di Germania e favorì l’ascesa dei Canossa per ricambiare l’aiuto ricevuto.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Vigna, Storia di Mantova; R. Quazza, Mantova attraverso i secoli; B. Arrighi, Storia di Mantova e sua provincia