Seguono le storie di due liguri, il capitano Giulio Cesare Preve ed il marinaio Chichingola, che servirono nella flotta di Napoleone e furono protagonisti di temerarie avventure contro i navigli inglesi. Testo tratto da Gaetano Polver, Marinai d’Italia.

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Fra i marinai italiani che militarono in Francia sotto Napoleone in guerra con l’Inghilterra ve ne furono molti valorosissimi, ma omessi dagli storici francesi perchè non restasse traccia dell’individualità nazionale di quella parte d’Italia incorporata dalla Francia con la violenza.
Non fu detto che oltre cinque milioni d’Italiani passarono per Francesi, e che 170.000 soldati servirono Napoleone. E quando occorse qualche bel fatto operato da un italiano, quei signori storici, ebbero la precauzione di storpiarne il nome alla francese.
Ecco due esempi fra i tanti.
Il capitano Giulio Cesare Preve, diventato Prève; era genovese ed abitava a Marsiglia. Il 14 maggio 1806, la polacca Oriente, da lui comandata, venne inseguita dalla fregata inglese Spartan, comandata da Giovanni Brenton. Verso il tramonto del sole, le due navi restavano in calma, distanti cinque miglia l’una dall’altra. Brenton mandò allora le sue lancie, comandate da due tenenti più anziani ed equipaggiate da 70 dei suoi migliori marinai, i quali tentarono di abbordare la polacca di prora e poppa.
Lo storico francese Brun narra che l’Oriente era armato di otto cannoni (dei quali non si potè far uso) e che aveva un equipaggio di 23 uomini, numero probabilmente minore del vero. Lo storico inglese James pensa, invece, che fosse un semplice bastimento mercantile disarmato, ma che avesse un numeroso equipaggio.
L’assalto fu gagliardamente ributtato, tanto che per confessione degli stessi inglesi, ebbero 63 uomini uccisi o feriti, ed a gran pena si poterono ricondurre le lancie a bordo.
Il marinaio Chichingola, divenuto Quiquinsole. Nel dicembre 1809 un convoglio partito da Bona senza scorta per Cette, veleggiava a due leghe da questo porto, allorchè gli fu sopra una fregata inglese. Subito gli equipaggi dei primi due bastimenti del convoglio li abbandonarono per salvarsi a terra. Ma sul secondo, la bombarda Maria Maddalena, restò solo il marinaio Chichinzola di Savona.
Questi messosi al timone, governò per la bocca del porto.
La fregata, che già correva sul resto del convoglio, stimando i due primi legni già presi, virò di bordo, inseguì la bombarda, sparò su di essa molti colpi senza toccarla, finchè l’intrepido savonese potè entrare nel porto di Cette colla sua nave. Nel frattempo i 25 legni componenti il convoglio ebbero tempo di rifugiarsi sotto la Costa.

 

 

 

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