Personalità ingegnosa, grande intelletto della politica, figura di spicco del Seicento Europeo, eccellente Primo Ministro di Francia, eppur francese non era.
Giulio Mazzarino nacqua a Pescina, in Abruzzo, nel Regno di Napoli, nel 1602, primogenito dei sei figli del nobile siciliano Pietro Mazzarino e della nobile umbra Ortensia Bufalini. Studiò a Roma presso i Gesuiti, poi in Spagna, ad Alcalà e Madrid. Tornato in Italia fu al servizio dei Colonna come capitano delle loro armate partecipando alla Seconda Guerra del Monferrato al servizio del legato pontificio Antonio Barberini.

In queste vicende emerse la sua fine abilità diplomatica al punto che il suo intervento fu determinante nelle trattative tra Asbrugo, Francia e Duca di Savoia. Egli concluse la Tregua di Casale e la Pace di Cherasco del 1631. In quest’ambiente incontrò più volte il Cardinale Richelieu, di cui divenne uno stretto collaboratore.

Fu ancora legato papale in Avignone poi nunzio straordinario a Parigi fino a quando, ottenuta la cittadinanza del Paese che aveva imparato ad amare, passò ufficialmente al servizio di Richelieu. Divenne Cardinale e lo stesso Richelieu lo indicò al re Luigi XIII come proprio successore alla sua morte. Così avvenne.

Scrive di lui Louis Bertrand in “Luigi XIV“: “Quando, per la prima volta, apparve alConsiglio, i vecchi ministri di Luigi XIII ne furono come abbagliati: “Alto, di buon aspetto, bell’uomo, capelli castani, occhio vivace e intelligente, con una gran dolcezza nel viso…”, così lo descrive, nelle sue Memorie, Oliviero d’Ormesson, presente alla seduta. Quel prelato, ex capitano di fanteria dell’esercito pontificio, conosceva la migliore società. Allevato a Roma, nel collegio dei gesuiti, finì i suoi studi in Spagna, all’università d’Alcalà, dove aveva accompagnato il figlio del suo protettore, il giovane Gerolamo Colonna. Aveva vissuto a Roma, centro Cosmopolita, centro d’arte e di civiltà – in Spagna, il paese più ricco, più famoso e, sotto tanti punti di vista, il più raffinato d’allora. Aveva acquistato discretamente e scaltramente una cultura estetica, un senso di voluttà, una certa maniera di goder la vita, di abbellirla, di regolarla: e, con tutto ciò, modi liberi, senza i moltissimi vecchi pregiudizi, da uomo che ha viaggiato e ha respirato l’aria di terre più “progredite” e le più belle del mondo; insomma un non so che di molto moderno e molto elegante, che doveva suscitar scandalo negli ambienti parlamentari parigini e anche tra i rudi veterani delle guerre di Germania, di Catalogna e delle Fiandre”.

Mazzarino fu primo ministro di Luigi XIII e conservò questo ruolo alla morte del sovrano. Visse in un momento assai difficile per quella corte. La Francia si trovò impegnata, fino al 1648, nell’ultima fase della Guerra dei Trent’Anni e, fino al 1659, nel conflitto con la Spagna, tuttavia col Trattato di Westfalia, Mazzarino ottenne un grande successo: l’annessione dei Vescovati di Metz, Toul e Verdun, il possesso di gran parte dell’Alsazia e la definitiva frammentazione di una Germania devastata aperta all’influenza politica e culturale francese. Positiva anche la Pace dei Pirenei che portò al ridimensionamento della Spagna, privata di parte delle Fiandre, dell’Artois, della provincia dell’Hainaut e del Lussemburgo, ed all’accettazione definitiva dell’acquisizione francese della Catalogna del Nord e del Rossiglione. Grazie al matrimonio fortemente voluto da Mazzarino tra Luigi XIV e l’Infante Maria Teresa d’Austria, la Spagna veniva poi costretta a muoversi nell’orbita politica francese sancendo così le basi per l’insediamento dei Borbone a Madrid ed in Italia.

Tanti successi eppure la sua origine straniera non gli era certo d’aiuto. In molti mal sopporavano il suo accento italiano, i suoi amici forse mai lo credettero davvero fedele cuore francese, i suoi nemici tentarono di screditarlo accusandolo d’essere cùpido, d’aver origini ebree e persino di intrattenere una relazione amorsa con la regina madre Anna d’Austria.  Tutti però dovettero ammettere che lavorava instancabilmente per il governo della Francia con una laboriosità indefessa, anzitutto il re.

Louis Bertrand riporta una interessante missiva dell’ambasciatore di Venezia al suo governo nel 1660: “Tutti i suoi affetti sono per il cardinale. Non basta dire che il re lo considera come un ministro utile e necessario, che gli accorda la sua amicizia per interesse, che gli lascia il potere per opportunità, ma si deve ammettere che c’è tra essi una simpatia occulta, che c’è una subordinazione di animi e di intelligenze, per le quali le attitudini d’un gran principe possono dipendere dal genio di un semplice cittadino… Perciò il re vede il suo ministro più volte al giorno. Per tutte le cose, anche le più lievi e personali, riceve i suoi consigli e, se si può dire, i suoi ordini. Se gli si parla d’affati o gli si chiede una grazia, rimanda a Sua Eminenza. Il più che possa fare è di intercedere presso di lui… Appena alzato, va a far visita al cardinale, sia che costui si trovi nel suo appartamento del Louvre o nel proprio palazzo. E tutto senza cerimonie, nel modo più familiare. Mazzarino non gli va incontro e non lo riaccompagna. Se è occupato, il re si degna di far anticamenra e aspettare. Se c’è consiglio dei ministri, il re rimane un istante, dà il buongiorno al cardinale e se ne va. Ma di solito i loro colloqui durano una buona ora e Mazzarino l’informa di tutto, l’istruisce, imprime le sue idee in quella mente, in modo ch’è ormai certo che Sua Maestà, facendo tesoro di nozioni così esatte e di massime così concrete, e dell’aiuto di così grand’uomo, a meno che non cada un’altra volta tra le mani d’un ministro, diventerà un potente principe…”.

Sul piano religioso, Mazzarino permise agli ugonotti di di tenere in pace i loro sinodi ed arginò le persecuzioni religiose; su quello di politica interna dovette affrontare l’impopolarità tra i ceti più umili ed i mercanti, per le pesanti tasse con le quali finanziava le guerre,  e tra i nobili che lo odiavano perchè la sua politica di rafforzamento del potere della Corona minava i poteri feudali. La grave Crisi della Fronda, orientata ad innalzare il parlamento al di sopra del re come in Inghilterra, lo costrinse due volte all’esilio ma  lo vide comunque trionfare sugli oppositori grazie ad un abile ed accurato dosaggio dell’uso della forza e di quello delle trattative, giungendo appunto fino all’apparente cedimento ed alla fuga per poi ottenere una vittoria completa. Si occupò poi di reprimere il Giansenismo facendo anche chiudere manu militari il convento di Port-Royal.

Raffinato collezionista di sculture e dipinti, dalla sua grande esperienza politica e diplomatica, Giulio Mazzarino ricavò molte massime, raccolte postume nel 1684 nel Breviario dei politici, che riassumono il pensiero di uno dei più grandi statisti dell’ancien regime.

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra
La copertina ritrae il busto di Mazzarino, d’autore anonimo, conservato al Museo Filangieri di Napoli

Bibliografia:

M. Boulenger, Mazarino, Milano 1965
W. e A. Durant, Storia della Civiltà. L’età del Re Sole, Milano 1964, T. I