La Carnia era considerata dagli alti comandi italiani come un anello di congiunzione tra lo scacchiere Giulio e quello Trentino-Cadorino. Si contava di superare gli sbarramenti del Predil e di Malborghetto per irrompere nella Carinzia e raggiungere il nodo di Villaco. Da qui l’esercito avrebbe potuto muoversi verso le Alpi Giulie, aiutando la 2° Armata, e rimontato le valli del Gail e della Drava di supporto alla 4° Armata per aprirsi la strada verso Toblach (Dobbianco) e la valle della Rienza. Tuttavia queste aspettative andarono sbiadendosi d’innanzi agli sbarramenti avversari. Fu chiaro che la Carnia andava difesa.

Dopo il 1866, lo spartiacque carnico venne a coincidere con il confine austro-italiano. Le cime maggiori erano Monte Coglians (m. 2780), Creta di Collinetta (m. 2188), Passo di Monte Croce Carnico (m. 1360), Pal Piccolo (m. 1886), Pal Grande (m. 1809) e Cuelat (m. 1757).  Quì furono dislocati da una parte trentuno battaglioni italiani tra alpini, artiglieria, genio, bersaglieri e guardia di finanza, dall’altra Stanschützen tirolesi, Landesschützen e Landstürmer austriaci.

Il fronte carnico misurava circa cinquanta chilometri di sviluppo, dal Peralba, dove si collegava a quello dolomitico, al Canin, dove, invece, si riuniva con il settore della 2° Armata, schierata sull’alto Isonzo: era diviso in due sottosettori (But-Degano e Fella) e lo comandava il generale Lequio, dal suo quartier generale di Tolmezzo.

Sin dal 24 maggio del 1915 il crinale carnico fu investito dall’urto di sedici battaglioni alpini e reparti di fanteria del XII Corpo d’Armata (Brigate Aosta e Piemonte) al comando del tenente generale Clemente Lequino. L’intera linea di confine fu presa e qualche giorno dopo le nostre artiglierie bombardarono le opere fortificate di Malborghetto, Raibl e Predil. Il successo dell’operazione fu di poco conto perché il nemico preferì concentrarsi sul settore But-Degano, tra il passo di Monte Croce Carnico ed il Pal Grande.

L’intento degli austro-ungarici era quello di scendere al But ed al Tagliamento per minacciare alle spalle il nostro esercito operante sull’Isonzo. Pal Grande era in mani italiane dall’inizio delle operazioni, Pal Piccolo fu preso al nemico il 26 maggio su iniziativa dei battaglioni alpini Tolmezzo e Tagliamento.

Il 6 giugno proprio il battaglione Tagliamento riuscì ad occupare anche il Freikofel, importante posizione tra i due Pal, riconquistandolo dopo accaniti combattimenti protrattisi fino al 10. Il 14 giugno si riaccesero gli scontri sul Pal Piccolo, presidiato da un battaglione della Regia Guardia di Finanza. I nostri, sopraffatti dal bombardamento austriaco, furon vinti. La vetta osservatorio del Pal Piccolo (quota 1866) fu persa e solo grazie ai battaglioni alpini Tolmezzo, Val Varaita e Val Tagliamento fu ristabilita la nostra presenza sul restante del territorio.

Il 21 giugno un nostro reparto conquistava anche l’insellatura di Cresta Verde, ad ovest del Passo di Monte Croce, e due giorni dopo anche lo Zellonkofel, aspro bastione che eleva i suoi picchi ferrigni tra la Cresta Verde ed il Passo.

Il 5 luglio il nemico lanciava un forte attacco contro le vette Pizzo AvostanisMonte Cuestalta, ad ovest del passo di Monte Croce, ma i nostri, in numero inferiore, tennero la posizione. Fu una grande vittoria, appena due battaglioni di alpini e di fanti italiani respinsero cinque battaglioni scelti sotto gli occhi del generale Rohr, comandante del gruppo della Carinzia, e dell’Arciduca Eugenio d’Asburgo-Teschen, comandante generale del fronte italiano.

Continuamente perse e riprese queste vette furono teatro di continui scontri. Pal Grande, in particolare, nel marzo del 1916, fu occupato dagli italiani al termine di ben trentasei ore di combattimenti e la perdita di seicento uomini tra morti e feriti. La quota 1866 del Pal Piccolo fu invece riconquistata dagli imperiali. Il 26 ottobre 1917 il Comando Supremo ingiunse al comando della Carnia di ripiegare. Il movimento si svolse in buon ordine, anche con un parziale recupero delle artiglierie e del materiale. Il nemico si limitò a occupare le posizioni abbandonate. Fu nel novembre del 1918 che le truppe italiane ritornarono a prendere possesso della Carnia.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: R. Raja, La Grande Guerra giorno per giorno; A. Sema, La grande Guerra; J. R. Schindler, Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra; Consociazione Turistica Italiana, Sui Capi di Battaglia. Il Cadore, la Carnia, l’Alto Isonzo