Murat ed il Granducato di Cleves e Berg

Murat ed il Granducato di Cleves e Berg

Continuiamo la ricostruzione dell’avvincente vita di Murat soffermandoci sulla battaglia di Austerlitz e sugli eventi che lo portarono a divenire Granduca di Berg.

I trattati di Luneville e Amiens non soddisfano Napoleone che ha sete di nuovi successi, nè piacciono all’Inghilterra che patisce l’egemonia francese sul continente. Ogni equilibrio è instabile, Austria, Svezia, Russia e Napoli entrano nell’Alleanza inglese e Napoleone è ben lieto di approfittarne per sfferrare una nuova offensiva con la Grande Armata, immobile da mesi sulle rive della Manica. Sviluppa quindi il piano della campagna del 1805; il Grande Elettore di Baviera è suo alleato; Murat, sotto il nome segreto di Colonnello di Beaumont, viene inviato ad esplorare terreni e città in cui si svilogerà l’azione.

Il futuro Re di Napoli parte il 25 agosto ed il 10 settembre è già di ritorno, intanto l’Imperatore ha deciso di affidargli il comando delle truppe accantonate sulle rive del Reno e dei Corpi della Grande Armata che vi si concentrano col titolo di “Luogotenente dell’Imperatore, comandante in sua assenza”. Strasburgo gli è assegnata come Quartier Generale. Murat ha dunque sotto i suoi ordini diretti: 10 Reggimenti di Carabinieri e Corazzieri, 24 Reggimenti di Dragoni e 4 Reggimenti di Cavalleria leggera. Ogni divisione di Corazzieri è munita di tre pezzi d’artiglieria leggera, ogni divisione di Dragoni ne ha due: in tutto 14 pezzi d’artiglieria; la divisione di dragoni a piedi ne annovera 10. L’artiglieria non comprende dunque che 24 pezzi, quantità assai modesta per un corpo di Cavalleria di 14.000 cavalli e 22.000 uomini. Al suo fianco c’è Lassalle, l’allegro ussaro, Montbrun, abile tattico, Kellermann, sempre dal sangue freddo, ed ancora Pajol, Colbert, Latour-Maubourg, D’Hautpoul e Nansouty, tutti capi di gran valore. In questa campagna la cavalleria si conquisterà un’enorme ascendente per le sue continue e risolute offensive che costituiranno il più delle volte la sola sua regola tattica. Napoleone è già partigiano dell’impiego ad oltranza della cavalleria a grandi masse ed avrà conferma della enorme efficacia di questo corpo.

Il 26 settembre Napoleone raggiunge di persona Murat e passa in rivista le truppe. Murat gli fa presente che i giovani coscritti nei dragoni danneggiano i cavalli perchè non sanno ben sellarli nè ben condurli e Napoleone acconsente a che vengano riammessi negli squadroni montati i vecchi dragoni mentre molti giovani coscritti si appiedano.
Alla testa di queste truppe Murat lascia Strasburgo il 29 settembre. Deve sempre proteggere di fianco la marcia di Napoleone; il 7 ottobre piomba su Donauwerth per tagliare la ritirata agli Austriaci, ma il nemico gli sfugge. Il Generale Mack, che comanda gli austriaci, vagamente informato dell’apparizione dei francesi sul Danubbio, invia un Corpo di Corazzieri in ricognizione e questi si scontrano con l’avanguardia delle truppe di Murat, a Wertingen: gli ufficiali austriaci stavano tranquillamente pranzando quando appaiono gli Ussari di Murat. Si dispiega la fanteria austriaca, accorrono due squadroni di Dragoni francesi; un reggimento di Dragoni è accerchioato, il suo colonnello cade. Murat attirato dal rombo del cannone si affretta ad accorrere. Le formazioni nemiche sono resistono, solo le cariche dei corazzieri le scompigliano, ma la loro fuga non si muta in rotta. L’azione di Wertingen è la prima di tutta la campagna ed ha dato risultati brillanti: 1500 nemici morti, 2500 prigionieri, 10 cannoni e 8 bandiere. Benchè Napoleone elogi Murat, gli rimprovera di non aver fatto più prigionieri…

Prosegue l’avanzata francese e tutta l’ala destra dell’esercito è posta sotto gli ordini di Murat. Questi è ad Ulm, poi a Haslack, sorgono gelosie e malintesi con gli altri ufficiali, ma i successi non tardano ad arrivare. L’Imperatore ordina a Murat di inseguire l’Arciduca Ferdinando ed il generale Werneck che sono riusciti a sfuggiere all’accerchiamento di Ulm con 20.000 uomini al seguito. Dal 16 al 20 ottobre la sua cavalleria fa un raid di 160 chilometri, fa più di 15.000 prigionieri, conquista 11 bandiere e 128 cannoni, poco gli impedisce di prendere anche l’Arciduca. Quel che conta è che l’esercito austriaco non esiste più, Napoleone è pieno di elogi per suo cognato.

Il 12 novembre 1805 Murat giunge in vista di Vienna, dichiarata dagli austriaci “città aperta”, e sta per attraversare il Danubio nei sobborghi della città utilizzando l’ultimo ponte rimasto agibile, che un contingente di genieri austriaci era quasi pronto a far saltare. Non potendo prendere il ponte d’assalto, nel timore che gli artificieri nemici facciano brillare le mine, Murat e Lannes, accompagnati dal loro intero stato maggiore, si presentano sulla riva meridionale del Danubio in grande uniforme da parata e cominciarono ad attraversare a piedi il ponte urlando “Armistizio, armistizio!!!” e sfoggiando grandi sorrisi.
Gli ufficiali austriaci che dirigono le operazioni dei genieri sono interdetti e non osano far aprire il fuoco sul gruppo di alti ufficiali francesi. Questi attraversano il ponte e non appena giunti sulla riva settentrionale abbandonano i sorrisi e sfoderano le sciabole. L’inganno ha funzionato.

Si continua, si marcia su Znajm, si sconfiggono ancora battaglioni austriaci poi Wintingerode, aiutante di campo generale dell’Imperatore di Russia, presenta la richiesta di un armistizio e stavola Murat glielo concede: arresta l’inseguimento della cavalleria. E’ una trappola e Napoleone si infuria: “Non avete affatto il diritto di firmare un armistizio senza mio rodine!”. Gioacchino Murat allora prosegue l’inseguimento, entra in Brun, prende Rausnitz. Il 2 dicembre comanda la sinistra dell’esercito, è il giorno della battaglia di Austerlitz.

La destra, sotto gli ordini di Davout, contiene i russi, il centro comandato da Soult e Bernadotte si impadronisce delle alture di Pratzen e taglia in due la linea nemica, Murat e Lannes lottano per impedire ai principi Bragation e Liechtenstein d’accerchiare la sinistra francese. All’alba il nemico è in fuga disordinatamente, l’azione combitana tra fanteria e corazzieri ha deciso la vittoria di Murat. Fino a sera resterà sulle posizioni conquistate. La preoccupazione di Murat era di conservare il controllo delle vie di comunicazione da Olmutz attraverso Austerlitz per Brno e di non allontanarsi troppo dal teatro della battaglia per garantire a Napoleone rinforzi immediati in caso di bisogno.
Le divisioni di Kellerman e Hautpoul hanno fornito dieci cariche; tutta l’ala sinistra ha fatto 8000 prigionieri, prese 2 bandiere e 27 pezzi d’artiglieria; i russi e gli austriaci hanno lasciato inoltre sul terreno 2000 morti.
L’indomani Murat, malservito da ricognizioni, si lancia solo all’inseguimento dei reparti nemici sulla strada di Olmutz, un suo gruppo di 120 cavalleggeri piomba su 2500 russi e li cattura.
La campagna si Austerlitz è finita, l’Imperatore imputa a Murat gravi errori e superficialità ma Gioacchino è considerato ormai da tutto l’esercito come inarrivabile condottiero della cavalleria francese.

Murat deve avere la sua ricompensa, troppi sono i meriti, notevoli i servizi prestati all’Imperatore, ma la corona di Napoli è destinata a Giuseppe Bonaparte, quella d’Olanda a suo fratello Luigi, delle tre sorelle, la principessa Bacciochi ottiene il Ducato di Lucca, Paolina Borghese diviene Duchessa di Guastalla, Carolina può anche augurarsi d’esser meglio trattata! In Italia nulla da fare: Parma e l’Etruria seducon poco per l’immediata vicinanza di Eugenio e di Elisa. Altra sorte spetta a Murat e Carolina, l’Imperatore deve intessere legami con la Germania e dispone per i due il Granducato di Cléves e di Berg, ricco principato di mezzo milione di abitanti sulla riva destra del Reno. E’ tutto ufficiale ed il 15 marzo 1805 un decreto solenne conferma la cosa.

La Francia è però sempre in guerra e Murat torna a cavalcare ai comandi di Napoleone: una Prussia in fermento, segretamente ancorata alla Russia ed all’Inghilterra, impone una nuova guerra. Il vertice della gloria aspetta Murat a Jena dove con la sua cavalleria occupa tutto il piano di Lipsia. Spettacolo meraviglioso, indimenticabile, elettrizzante, tutto è travolto, tutto è schiantato in una nube di polvere tra sfolgorii di sciabole e corazze. L’esercito prussiano è in rotta ma ora inizia l’inseguimento. Sino al 6 novembre si fanno 20.000 prigionieri. “Sire – scrive Murat al cognato – la battaglia è finita per mancanza di combattenti. Mi affretto ad annunziare a Vostra Maestà che il generale Blucher ha capitolato. Avrò l’onore d’inviare in giornata alla Maestà Vostra il testo della capitolazione. La colonna prussiana sfilerà tra un’ora dinnanzi al corpo di Vostra Maestà”. La potenza militare prussiana è distrutta.
Otto giorni di riposo e Murat parte per Posen. Il 23 novembre è a Klodawa, ha il comando di tutta l’avanguardia formata da truppe entusiaste ed affascinate. Il 28 entra in Varsavia alla testa del I Reggimento Caccitori. E’ acclamato, accolto con benevolenza ed elogi. Anela di mutare la sua sella con un trono, magari di finire sul ricostituito Regno Polacco come chiedono le deputazioni e forse lo stesso figlio di Stanislao Poniatowski che gli dona la spada di Stefano Bathory, venerato emblema della regalità polacca. L’Imperatore però non ha molta fretta di dichiarare l’indipendenza della Polonia.

Si prosegue per Allestein per tagliare le comunicazioni l’esercito russo all’inseguimento di Bernadotte, ma il colpo non riesce e Napoleone si lancia all’inseguimento del nemico. Sotto tempeste di neve, alla luge grigia e malinconica del cielo nordico, gli uomini di Murat hanno il compito di occupare l’intervallo tra Augereau e Davout. La cavalleria di Murat incontra il 6 febbraio la retroguardia nemica dinnanzi ad Hof: corazzieri, dragoni, cacciatori, ussari, caricano e si rovesciano furiosamente sul nemico. Lo scontro si rinnova l’8 febbraio ad Eylau. “Ci lascerai divorare da quei barbari?”, domanda Bonaparte e Murat immediatamente si lancia al galoppo per guidare la gran colonna di cavalleria. E’ un’altra vittoria.

L’offensiva si interrompe solo il 16 febbraio, c’è bisogno di riposarsi. La campagna non ridiventa attiva che ai primi di giugno quando Murat si scontra coi cosacchi del Corpo del Principe Bragation. Il 9 giugno dinanzi a Heilsberg guida una nuova carica, il nemico l’ha visto cadere, lo salva Lasalle che si precipita come un uragano a liberarlo Dopo poco è Murat a salvare Lasalle. I due si ritrovano di nuovo ad inseguire il nemico facendo un gran numero di prigionieri. E’ così che finisce la Campagna di Polonia e Napoleone concede al nostro di costituirsi una Guardia d’Onore polacca di 100 uomini.
L’Europa intera è ai piedi di Napoleone, ma Murat non ha ancora una corona.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Fonti librarie:

M. Mazzucchelli, Gioacchino Murat, 1932
G. Doria, Murat Re di Napoli, 1966
R. De Lorenzo, Murat, 2011
A. Dumas, Murat, 2005

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