Inaugurata a maggio, resterà aperta sino al 18 ottobre la mostra dedicata a Murat che è allestita presso il Palazzo Reale di Napoli. L’evento è organizzato dal Consolato Generale di Francia a Napoli, dall’Istituto francese di Napoli e dal Comitato nazionale per il Bicentenario del Decennio e beneficia dei prestiti della Fondazione Napoleone, del Musée de l’Armée di Parigi e di numerose istituzioni pubbliche e di collezionisti privati italiani. 

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Gioacchino Murat con il manto reale di Napoli, di Francois Gerard

Un’incredibile raccolta di quadri, gioielli, uniformi ed armi riempie gli ambienti del Salone d’Ercole e della Galleria e rende una testimonianza notevole di ciò che fu il decennio francese a Napoli con particolare riguardo alle vicende che coinvolsero Gioacchino Murat. A duecento anni dalla sua morte, “Murat re di Napoli. A passo di carica” accende i riflettori sulla vita politica e militare di uno dei protagonisti dell’Europa napoleonica. Figura di spicco dell’esercito di Bonaparte, nonché suo cognato, e sovrano riformista come re di Napoli, l’esposizione riesce a rappresentare al meglio i due volti di Murat. Degne di attenzione le tavole che illustrano i progetti delle trasformazioni urbanistiche della città, la spada a lama ricurva di Murat, il suo ritratto con il manto reale di Napoli di Francois Gerard, i ritratti di sua moglie Carolina, lo stendardo del primo reggimento dei cacciatori a cavallo ed il dolman del principe Frederic de Salm-Kyrburg. Un’ampia sezione multimediale, allestita sotto due tende d’accampamento militare, evoca poi la tragica fine del francese.

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Collare dell’Ordine delle Due Sicilie, ritratto di Murat di J.B. Isabey, fascia e placca dell’Ordine di Prussia dell’Aquila Rossa, fascia e placca dell’Ordine di Wurzburg di San Giuseppe

Alla caduta di Napoleone, Murat, come è noto, provò a riconquistare da solo il Regno venendo catturato e fucilato a Pizzo Calabro. Chi scrive non può mascherare il suo giudizio assai critico su Murat e sulle logiche guerrafondaie dell’Europa di Napoleone. Buona parte della storiografia, scevra da condizionamenti e partigianerie, infatti evidenzia i danni economici che subì il Regno di Napoli in seguito al blocco continentale anti-inglese ed alla condizione di vassallaggio nei riguardi della Francia. Se poi numerose furono le opere pubbliche (dal ponte della Sanità a Campo di Marte, dall’Orto botanico al Conservatorio di San Pietro a Maiella), cospicuo fu il disinteresse verso le sacche di povertà e miseria periferiche. Tuttavia gran parte delle riforme di Murat non furono modificate dal restaurato Ferdinando IV, ora I delle Due Sicilie, cosicchè lo Stato finì col poggiare sulle grandi innovazioni degli ordinamenti e della legislazione del decennio francese. Questo insieme di innovazioni fanno di Murat il re della modernizzazione del Regno. Era buon senso, paura o adeguamento ai tempi moderni quello del re delle Due Sicilie? A chi scrive, l’accettazione borbonica delle riforme murattiane sembra in perfetta continuità con l’operato illuminista di Ferdinando sino al 1799.

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Stendardo del primo reggimento di cacciatori a cavallo

Tra le riforme murattiane non toccate dal governo borbonico possiamo sicuramente citare la divisione amministrativa di Napoli in 12 quartieri, inoltre, sotto la guidata del primo ministro Luigi de Medici, il governo finanziò anche l’osservatorio astronomico voluto da Murat, accettò gli ufficiali murattiani nel nuovo esercito delle Due Sicilie, tenne la Camera consultiva di commercio, le scuole d’arti e mestieri, e le Società economiche delle province. Il nostro invito è dunque quello di visitare la mostra, che vi indichiamo come un vero grande evento, e riscoprire così anche il Palazzo Reale che, durante gli anni di governo murattiano, si trasformò secondo i canoni del gusto “Impero” come appare negli arredi dello Studio, tutti provenienti da Parigi, negli orologi monumentali di Thomire e nelle torciere della manifattura di Sarrenguemines presenti nella Sala del Trono.

 

Autore articoli e foto: Angelo D’Ambra

In copertina: Ritratto di Gioacchino Murat a cavallo di L. Poiret da Joseph Franque