Niceforo Botaniate, stratego del tema d’Antiochia, discendeva dai Focas che avevano già avuto sul trono di Costantinopoli l’imperatore Niceforo Foca. Botaniate servì come generale sotto Costantino IX Monomaco e Romano IV Diogene, aveva dunque una vasta esperienza militare quando pensò di sfruttarla per spodestare l’imperatore Michele VII Ducas.

Radunò i suoi soldati d’oriente e cominciò ad assaltare le città e a sottometterle. Niceforo levò allora il campo dalla Frigia e marciò rapidamente verso la Bitinia, tenendo continui contatti con Costantinopoli promettendo grandi onori e doni a chi l’avesse seguito.

Molti membri del senato e del clero, soprattutto Emiliano, Patriarca d’Antiochia, erano ostili a Michele VII Ducas ed al suo ministro delle finanze, l’eunuco Niceforiso, così fu facile per Botoniate trovare consensi crescenti via via che la sua impresa prendeva lo portava ad avvicinarsi a Costantinopoli.

Michele VII Ducas, invece, ignaro della guerra intera che stava per esplodere, si preparava per affrontare quella esterna convenendo un’alleanza con Solimano. Il musulmano sorvegliò coi suoi uomini le strade per impedire ogni spostamento di Niceforo Botaniate ma fu tutto vano perché questi, giunto a Kotiaion, sfuggì ai turchi di notte, seguendo il fiume Sangario sino ad Atzula, sito poco distante da Nicea. I turchi allora presero a rincorrerlo e le loro avanguardie raggiunsero il suo piccolo contingente di soldati ribelli, ma furono respinti e poi accettarono denari in cambio del passaggio consentendo a Niceforo Botaniate di procedere verso Nicea.

Erano appena trecento gli uomini che componevano il suo contingente, ma le cose stavano per cambiare. A Nicea, infatti, con grande sorpresa, Niceforo Botaniate trovò un’incredibile dispiegamento di uomini armati ad acclamarlo.

Quando la notizia giunse a Costantinopoli, molti membri del senato e del clero, sino ad allora titubanti, capeggiati dal Patriarca Emiliano, si ritrovarono a Santa Sofia per pianificare come disfarsi dell’imperatore Michele VII Ducas. Tentarono pure di corrompere il cesare, suo zio, ma fu invano, anzi questi fece arrestare il loro emissario e lo consegnò all’imperatore mettendolo a conoscenza delle trame.

Alessio Comneno consigliò d’arrestare immediatamente i congiurati, ma Michele VII non volle rischiare di portare disordini in città. Non furono neppure inviate le guardie a sciogliere l’assembramento di gente che s’andava radunando sempre più a Santa Sofia. L’imperatore penso invece di abdicare in favore del fratello Costantino Ducas che però rifiutò e volontariamente volle incontrare Botaniate e gli si sottomise.

Le truppe ribelli intanto marciarono sulla città ed occuparono il palazzo imperiale, così Niceforo Botaniate si risolse ad attraversare lo stretto dove i sediziosi lo accolsero esultante. Il colpo di stato era perfettamente riuscito ed il pusillanime Michele VII vestì subito l’abito monastico.

Alessio Comneno aiutò negli anni seguenti il nuovo imperatore a combattere un altro generale ribelle, Niceforio Briennio il Vecchio, che teneva sotto controllo l’Illiria e la Macedonia. I due eserciti si sfidarono in Tracia, nel 1078, ed inizialmente Alessio Comneno sembrò avere la peggio ma riuscì a guadagnare la vittoria col soccorso di un corpo ausiliario di turchi, facendo prigioniero Niceforio Briennio. La sua minaccia svanì, Botoniate gli fece cavare gli occhi, tuttavia l’impero soccombette all’invasione dei turchi nell’Anatolia e degli Armeni a Tauro, in Cilicia. Era fondamentale per il nuovo imperatore contrarre un matrimonio che almeno gli garantisse la pace interna sposando Maria Bagratoni, moglie di Michele VII Ducas.

La singolare vicenda della cerimonia di nozze è così raccontata da Niceforo Briennio, figlio del ribelle Niceforo Briennio il Vecchio e marito di Anna Comnena, figlia di Alessio, in Materiali per una storia: “Botaniate, conquistato lo scettro imperiale, pur essendo vicino alla soglia della vecchiezza, o piuttosto al di là di essa, e benché precedentemente si fosse ammogliato due volte, si risposò con l’imperatrice Maria. Questa, allorché Botaniate s’era impadronito del potere, era andata nel monastero vicino alla Sidera, chiamato Petrin, e lì aveva fissato la sua residenza. Dopo che Botaniate, convinto dalla volontà del cesare… decise di impalmarla, il cesare la mandò a chiamare e la introdusse nella reggia. Compiuti i preparativi per le nozze, l’imperatore e l’imperatrice stavano già come sposi dinanzi alle porte del tempio; ma il sacerdote che avrebbe dovuto celebrare le nozze, ebbe una resipiscenza e fu preso dal terrore d’essere deposto, perché l’imperatore Ducas, marito di Maria, e la donna che Botaniate aveva preso in moglie in seconde nozze erano entrambi ancora in vita. Ritornando dunque in sé valutando la nefandezza a cui si spingeva, benedicendo insieme un adultero e una trigamia, non si decideva a procedere dall’altare. Visto ciò e intuito il pensiero che turbava il sacerdote, il cesare era in ambasce all’idea che il patriarca, informato della situazione, annullasse le nozze in corso e l’imperatore si volgesse di nuovo a Eudocia. Non volendo esprimere il suo pensiero alla presenza dei circostanti, gettò un’occhiata al nipote Michele Ducas, come per comunicargli il segreto attraverso lo sguardo. Il giovane, vedendo l’indugio del sacerdote e colto lo sguardo del cesare, capì immediatamente il da farsi e, preparato subito un altro celebrante, per il momento lo tenne celato: intanto, avvicinatosi all’altare, chiamò da parte il sacerdote che rifiutava di compiere il rito. Questi gli chiese perché lo chiamasse e il giovane, tirandolo per la veste, lo allontanò di lì piano piano e introdusse in sua vece l’altro, che portò a termine la cerimonia”.

Alla fine del 1080 insorse però anche il generale Niceforo Melisseno, marito di Eudocia, sorella di Alessio Comneno, alleandosi con il sultano turco selgiuchide Suleyman ibn Qutulmish. Il ribelle occupò la Bitinia, ma stavolta Alessio Comneno, incaricato di riconquistare quel territorio, si ammutinò e si autoproclamò anch’egli imperatore. A Niceforo III Botaniate non restò che abdicare e ritirarsi in un monastero come aveva fatto Michele VII Ducas.

Il breve regno di Botoniate non fu che una continua lotta contro i ribelli. In tre anni l’imperatore s’era fatto disprezzare per la violenza contro i nemici. Non l’aiutava poi la sua età, era troppo vecchio e carico di acciacchi.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Mikaberidze, Historical Dictionary of Georgia; AA.VV., Storia Illustrata delle Crociate; M. Psello, Chronographie