Pirano è adagiata sull’omonimo promontorio, coi suoi sobborghi storici, quello di Portorose e quello di Santa Lucia, ai piedi del Monte Mogorone su cui torreggia il Duomo dedicato a San Giorgio, che qui apparve nel 1343 salvando l’abitato da un’onda anomala.

La città è ricca di storia. Qui, presso Salvore, nel 1177 si combatté la battaglia navale tra Venezia e la flotta del Barbarossa che portò alla cattura di Ottone, figlio dell’imperatore, e l’evento era ricordato in versi sul faro di Salvore, tra i primi alimentato a gas nell’Ottocento: “Heus populi, celebrate locum quem tercius olim / Pastor Alexander donis caelestibus auxit: / Hoc etenim pelago venetae victoria classi / Desuper eluxit, ceciditque superbia magni / Induperatoris Federici, reddita sanctae / Ecclesiae pax tumque fuit. Jam tempora mille / Septuaginta dabat centum septemque, supernus / Pacifer adveniens ab origine carnis amicae”.

Nel 1251 Pirano ottenne un proprio podestà, nel 1283 si sottomise a Venezia. Circondata da torri e possenti muraglie, il 2 settembre del 1379 respinse l’assedio navale genovese, condotto da Pietro Doria, a colpi di cannoni.

Qui, Francesco Morosini, reduce dalle vittorie di Morea, nel 1689 assistette alla regata nella quale si distinsero le dodici barche a remi condotte dalle donne piranesi.

Il Duomo di San Giorgio, risalente al 1592 e più volte ristrutturato, s’arricchì delle reliquie della Santissima Croce, della Beata Vergine, di San Giorgio, di San Massimiliano vescovo, di Santo Stefano, di San Leone Papa, di San Martino, di Sant’Eusebio confessore, degli Innocenti, di Sant’Orsola, dei Quaranta martiri, di San Pellegrino martire. La città ebbe una vita artistica vivace e il Convento di San Francesco ne conserva testimonianza con meravigliosi affreschi. Qui sorge anche la Villa Tartini dove visse l’autore del Trillo del diavolo, il violinista Giuseppe Tartini, nato a Pirano l’8 aprile del 1692.

Nel 1787, alla caduta della Serenissima, cui aveva legato le sue fortune, Pirano passò all’Austria e divenne un porto succedaneo di Trieste offrendo la sua rada il migliore ancoraggio per i bastimenti in Istria.

L’importanza della città però fu soprattutto legata alla produzione del sale grazie all’attività delle vicine saline di Fasano, Strugnano e Sicciole. Per secoli la flotta mercantile piranese fu composta esclusivamente da imbarcazioni di piccole dimensioni destinate al trasporto del sale dalle zone di produzione ai magazzini, oltre che alla pesca ed ai collegamenti lungo la costa. Ancora negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quantitativi consistenti di sale raggiungevano il Friuli da Pirano. Sul finire dell’Ottocento erano pure stati avviati esperimenti termali che sfruttavano l’acqua madre delle saline. Le cure termali gettarono le basi del turismo a Portorose che divenne un importante centro di villeggiatura.

Pirano al termine della Grande Guerra si riunì all’Italia per ritrovarsi poi nella Jugoslavia titina alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La quasi totalità della sua popolazione autoctona esodò, a seguito del Memorandum di Londra del 1954, e fu sostituita da popolazioni jugoslave. Secondo il censimento in lingua austriaca del 1910, nella città erano presenti 7.379 abitanti, il 95,97% era italiano. Nella campagna circostante, compresa entro i limiti municipali, la popolazione era mista, sia italiana che slovena, ma, complessivamente, l’85,1% della popolazione del comune di Pirano era di lingua italiana e il 15,2% erano sloveni. Ancora nel 1945, il 91,32% dei 5.035 abitanti di Pirano era italiano. L’anno seguente, su 3574 abitanti, il 67,6% era sloveno ed il 15,5% italiano. La tragedia dell’esodo ha purtroppo portato anche alla perdita dell’antica memoria cittadina.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: C. Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto; K. Knez, L’oro bianco di Pirano e la nostra storia; AA.VV., L’Archeografo triestino