Omaggio al Gran Capitano nel Cinquecentenario della sua morte

Omaggio al Gran Capitano nel Cinquecentenario della sua morte

Gonzalo era il secondo figlio di Pedro Fernandez de Aguilar, signore di Cordoba. Le sue erano origini nobili ma umili, sommata alla sua condizione di secondogenito, lo proiettarono nella carriera militare, guadagnandosi tra i suoi uomini il soprannome di Gran Capitano.

Il suo battesimo d’armi fu nella battaglia di Albuera, nella guerra civile castigliana che seguì la morte di Enrico IV. Prese poi parte alla guerra di Granada, diventando una figura chiave nella capitolazione di Santa Fe. Poco dopo, il re Ferdinando gli assegnò il comando del contingente che nel 1494 partì dalla Spagna per contenere l’avanzata francese nella penisola italiana, dove agli ordini del monarca di Napoli Alfonso II, brillò per la sua concezione della strategia, riducendo al minimo l’entità della sconfitta di Seminara. Nella seconda campagna italiana (1500-1504), per conto del Re Cattolico e del come capitano generale, il suo mito si consolidò.

Prima venne il successo contro i Turchi a Cefalonia, riconquistando questa enclave per Venezia. Dopo, aperte le ostilità contro i francesi, li vince ripetutamente a Cerignola, sul fiume Garigliano e nella loro ultima roccaforte, Gaeta, espellendoli definitivamente dal regno che avevano occupato. La varietà di tattiche impiegate in questi eventi e la riorganizzazione a cui sottopose l’esercito spagnolo, per poter affrontare la guerra con vantaggi contro un nemico che era considerato superiore e meglio organizzato, gli valse il riconoscimento internazionale. Allo stesso modo, Ferdinando d’Aragona lo onorò dei titoli di Duca di Terranova e Santangelo, e lo designò primo vicerè. Tuttavia, solo due anni dopo, nel 1506, sarebbe stato destituito a causa di dissaporti col suo sovrano.

Monumento di Madrid ritraente Isabella la Cattolica tra il Cardinal Mendoza ed il Gran Capitán

Monumento di Madrid ritraente Isabella la Cattolica tra il Cardinal Mendoza ed il Gran Capitán

Le cause che hanno portato alla sua caduta in disgrazia erano fondamentalmente tre: in primo luogo, la morte di Isabella I di Castiglia finì per rompere l’unità politica con l’Aragona, ciò causò, anche se per un periodo molto breve, diversi cambiamenti di politica internazionale. Filippo I di Castiglia, figlio dell’imperatore Massimiliano I d’Austria, esortò Gonzalo a mettere Napoli sotto il suo controllo, ma nonostante le ragioni dell’epoca, il Gran Capitano scelse di mantenersi fedele a Ferdinando, ciò però non evitò che il sovrano fosse infastidito dal fatto che il suo rifiuto non fu così enfatico come avrebbe desiderato; più tardi contrasse matrimonio con Germana de Foix, nipote del re di Francia.
In secondo luogo dobbiamo citare l’assegnazione di premi e territori dopo la guerra che fu gestita dal generale e non dal monarca d’Aragona, come dettava la tradizione. Ferdinando, nuovamente contrariato, annullò quanto fatto, non comprendendo che se il Gran Capitano lo aveva fatto era perchè nessuno meglio di lui capiva le difficili complessità politiche del posto. Un esempio di questo è stata la difficile convivenza sotto il suo comando degli Orsini e dei Colonna. In ogni caso, avendo omesso tutto questo al re fu un errore da parte sua.
E, infine, il ritardo nell’eseguire il mandato reale di instaurare a Napoli un Tribunale dell’Inquisizione. A tale riguardo vi sono due ipotesi ugualmente valide. Da un lato, ogni Stato che formava la monarchia spagnola conservava le sue leggi ed istituzioni, ma l’Inquisizione era l’unico tribunale che aveva giurisprudenza su tutto, quindi era un modo per poter intervenire sul sio governo. Dall’altro lato, Gonzalo diede prova di una strana tolleranza religiosa per la sua epoca perchè non solo era stato allevato da una musulmana, ma il suo medico era ebreo.

In breve, tutto ciò lo condusse all’isolamento come governatore della città di Loja, in Granada, dove rimase fino alla morte. Naturalmente, nei suoi momenti più difficili, le più importanti potenze della sua epoca richiesero il suo supporto, come il Gran Turco o lo stesso Papa Giulio II. Anche il Doge di Venezia e il re di Francia lo ammiravano.

Infine si noti l’importanza della campagna di Napoli. La fine del Medioevo segnò l’inizio dell’espansione delle maggiori potenze europee fuori dai loro territori naturali. Le guerre in Italia furono quelle determinanti per definire quale sarebbe stata la prima potenza egemone, la Spagna o la Francia.
Nè dobbiamo dimenticare che questo conflitto fu anche simbolico perchè la Corona delle Due Sicilie aveva annesso il titolo di Re di Gerusalemme e ciò metteva chi la indossava un pò sopra il resto dei Re cristiani e che a Napoli, e con questo concludiamo, col contributo speciale di Gonzalo e dei suoi uomini, è nato l’esercito moderno.

Historia Regni ricorda questo anniversario proprio in quel che fu il Regno di Napoli con gli articoli “A Napoli sulle tracce del Gran Capitano” di Angelo D’Ambra, “1515-1615-2015: due centenari a confronto” di Gianandrea de Antonellis, “Modernità ed attualità del Gran Capitano” di Santo Gioffrè e l’intervista al biografo Jose A. Alvaro Ocariz.

 

 

Autore: Hugo Vázquez Bravo, Università di Oviedo

In copertina il quadro El gran Capitan contemplando el cadaver del duque de Nemours di José Casado del Alisal conservato al Prado di Madrid

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