Ottone Visconti fu arcivescovo e signore di Milano, considerato capostipite dei Visconti.

Quando le minacce dell’Impero furono sedate, le famiglie che avevano dato ai Comuni i podestà ed i capitani del popolo assunsero il pieno potere elevandosi a signori col voto di magistrature popolari, con politiche matrimoniali accorte, con l’occupare cariche militari ed ecclesiastiche. In questo modo gli Ezzelini divennero signori di Treviso, Feltre, Belluno, Verona e Padova, a Rovigo, Ferrara e Modena si affermarono gli Estensi, i Gonzaga divennero signori di Mantova, i Langosco di Pavia, gli Avogadro di Vercelli.

A Milano l’ambizione di due potenti famiglie, i Della Torre ed i Visconti, guelfi i primi e ghibellini i secondi, capi-popolo i torriani e di nobiltà feudale i viscontei, si contesero il potere.

L’origine dei Visconti si perde nel tempo. Corrado III, nell’assedio di Milano del 1057 contro l’Arcivescovo Eriberto, ebbe tra i suoi oppositori anche il capitano della milizia milanese Eriprando Visconti. Un secondo Visconti, Ottone, fu partecipe della Prima Crociata e morì a Roma in occasione dell’incoronazione dell’imperatore Errico. Visconti compaiono ancora nel 1162 quando un Ottone Visconti fu tra i consoli milanesi che s’arresero a Federico Barbarossa a Lodi, e nel 1189 quando un Ruggero Visconti divenne podestà di Bologna. Nipote di Ruggero, figlio di Uberto, il primo signore di Milano e capo della dinastia fu Ottone Visconti.

Ottone da giovane era stato in Francia come procuratore dell’arcivescovo Leone da Perego presso Innocenzo IV, di cui divenne cappellano. Oltralpe aveva conosciuto il cardinale Ottaviano degli Ubaldini e tra i due era nata una stretta amicizia. Ritornati entrambi in Lombardia, e morto Leone da Perego, Ubaldini propose il Visconti come nuovo arcivescovo, contro Raimondo Della Torre. L’uno era ghibellino, l’altro guelfo, ma Urbano IV, non badando affatto alle fazioni, ed in violazione dell’antico privilegio che vedeva Milano eleggere il proprio arcivescovo, nominò arcivescovo Ottone. I torriani allora gli giurarono inimicizia.

Martino della Torre, capo della fazione guelfa milanese, occupò nel mese di agosto l’arcivescovato e fu scomunicato dal legato apostolico Filippo di Pistoia, il quale gettò l’interdetto su Milano per avere rifiutato il nuovo arcivescovo.

Ottone si pose alla testa dei nobili fuoriusciti che occuparono Arona, località sulle rive meridionali del Lago Maggiore, ed in risposta i Della Torre armarono le milizie di Milano ed assediarono Arona, nel 1263. Ottone Visconti fu cacciato da Novara, e per quattro anni, dovette tenersi lontano dalla diocesi senza ricevere il supporto di Papa Clemente IV che, a differenza di Urbano IV, tenne sempre presente l’origine ghibellina del Visconti.

Quando però, nell’aprile 1273, il nuovo papa Gregorio X confermò la validità dell’elezione di Ottone, si riaccese la guerra. I Della Torre arrivarono a proscrivere oltre duecento persone appartenenti alle famiglie nobili della capitale lombarda che furono obbligate a fuggire in esilio a Novara e Pavia. Napoleone Della Torre, capo famiglia, sfidò le truppe pavesi e fece prigioniero un importante numero di nobili milanesi, fra i quali Teobaldo Visconti, padre di Matteo e nipote dell’arcivescovo Ottone.

Ad Ottone allora non restò che organizzare un secondo esercito. Dapprima, si recò a Vercelli a radunare i nobili milanesi fuoriusciti, ne ottenne la fedeltà e, nel 1276, occupò Castelseprio, presso Como. Nuovamente sconfitto, si vide accolto dai Rusca, signori di Como, riorganizzò il suo partito e, in una terza battaglia, a Desio, riuscì finalmente a sconfiggere i Della Torre. Il loro capo, Napoleone Torriani, fu fatto prigioniero e rinchiuso in una gabbia di ferro nella torre del Bardello dove restò fino alla morte.

Il 21 gennaio del 1277, Ottone Visconti, venne riconosciuto signore di Milano.

I Della Torre però non erano scomparsi, anzi, pur deboli, continuavano a rappresentare una minaccia, conquistarono Lodi e l’intera area fra l’Adda ed il Ticino. Ottone volle sugellare con loro la pace a Melegnano, nel 1279, ma la proposta fu respinta. I torriani impugnarono le armi ma furono sconfitti, nel 1281, a Vaprio d’Adda, il giorno di San Dionigi, il quale divenne, con Sant’Agnese, protettore dei Visconti. I contrasti però non terminarono.

Ottone, infatti, aveva adottato Guido Castiglioni, parente dei torriani, che non esitò ad unirsi ad essi e nel 1283 permise la fuga di Guido della Torre dal castello Baradello. I comaschi s’erano intanto schierati coi torriani, ma nel 1286 l’arcivescovo ottenne da essi la pace, costrinse i Della Torre a fuggire ad Aquileia, dove era patriarca uno dei loro, e l’anno seguente scacciò Guido Castiglioni dalla sua residenza di Castel Seprio, distruggendola.

Col nemico s’era pure schierato Guglielmo di Monferrato, capitano generale di Milano e consigliere di Ottone. Ebbe fine triste, fu infatti rinchiuso nel 1290 dagli alessandrini in una gabbia di ferro dove morì di fame.

L’abilità e la forza raggiunta da Ottone Visconti gli permisero di far riconoscere per suo nipote Matteo la successione alla signoria di Milano e, dopo diciotto anni di governo, affidò a lui le redini dello stato e preferì rinchiudersi nell’Abbazia di Chiaravalle dove morì in età di ottantotto anni il 18 di agosto del 1295.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Lopez, I Signori di Milano, dai Visconti agli Sforza