Il 6 agosto del 1978 moriva Papa Paolo VI. Certo nessuno poteva immaginare che, dopo di lui e la breve parentesi costituita dai soli 33 giorni di durata del pontificato di Papa Luciani, sarebbe terminata l’esclusiva italiana sul papato, che durava dal decesso di Adriano VI, avvenuto nel 1523.

Paolo VI, anche se per troppi anni semi-dimenticato o comunque visto come una figura di secondo piano se raffrontata a vere “icone” del papato quali Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per non parlare di Francesco, fu invero un grande pontefice, italiano sì, ma di respiro internazionale. Questo perché la sua marcata, potremmo definirla, “brescianita’” (era infatti nato a Concesio, in provincia di Brescia, nel 1897) significava, oltre ad una fede profonda e di radici contadine, anche una certa distanza dagli ambienti della Curia romana e dagli intrighi che da sempre la caratterizzano. Vero è che proprio presso la Curia, Montini lavorò per circa trent’anni (dal 1923 al 1954), prima come collaboratore di Pio XI e poi di Papa Pacelli, che però presto vide in lui un personaggio troppo politico, perché schierato a fianco di De Gasperi e della nascente D.C. in un ambiente ecclesiastico a tratti ancora nostalgico dei regimi autoritari.

Democratico vero e senza riserve, Montini si contraddistinse sempre come lavoratore indefesso, ma col passare degli anni finì con l’infastidire gli ambienti più conservatori della Curia romana per il suo attivismo che lo faceva apparire ai più come un pericoloso “progressista”, tant’è che nel 1954 questi stessi ambienti convinsero Pio XII ad adottare nei suoi confronti la tattica del “promoveatur ut amoveatur”, spedendolo a Milano come Arcivescovo. L’esilio milanese di Montini sarebbe durato nove anni, tutti improntati ad un’incessante opera d’apostolato, condotta specialmente nelle fabbriche e nelle periferie ingrossate dall’arrivo di tanti immigrati provenienti specialmente dalle regioni del Meridione d’Italia.

Finalmente, il 23 giugno del 1963, al termine di un Conclave difficile che lo elesse con una maggioranza risicata, Montini salì sul soglio di Pietro assumendo il nome di Paolo VI, l’Apostolo delle Genti. Con audacia temperata dalla gradualità egli guidò la riforma della Chiesa, a partire dall’impronta che impresse ai lavori del Concilio Vaticano II. Tuttavia, il repentino ed inatteso avvento del ‘68 esigé da lui ben altro che la cautela.

Se infatti, da un lato, i riformisti gli rinfacciavano un certo insabbiamento delle speranze conciliari, dall’altro i conservatori lo accusavano di minare le fondamenta della Chiesa, snaturandola con la conseguenza di causarne la crisi dal suo interno. Così, i quindici anni del suo pontificato si rivelarono fra i più duri e difficili di quelli dei nostri tempi, con un Papa sempre lucido e tendenzialmente al passo coi tempi, ma purtroppo privo del carisma personale, per esempio, del suo predecessore.

Eppure Paolo VI fu un vero riformatore, che diede spazio alle chiese locali, iniziò a smantellare la smaccata “romanitas” della Curia, aprì canali di comunicazione coi Paesi del blocco sovietico e compì i primi viaggi all’estero di un Papa dell’era contemporanea, subendo anche un attentato nelle Filippine. Storico fu il discorso che tenne davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. Il giubileo del 1975, da lui presieduto, vide una grande e sincera partecipazione di popolo. Profondamente segnato dalla tragedia costituita dal rapimento e dall’uccisione del suo amico personale Aldo Moro (per cercare di salvare il quale non esitò a scrivere la famosa lettera agli “uomini delle brigate rosse”) ne celebrò le esequie solenni, dopo che i funerali si erano già tenuti in forma privatissima, pronunziando un’omelia che rimane a tutt’oggi un esempio di altissima poesia lirica religiosa.

Provato da tanto dolore e dalle responsabilità del suo altissimo ufficio si spense in Castel Gandolfo a distanza di nemmeno tre mesi da quell’ultima fatica. Lo scorso anno, nel quarantennale della morte, è stato canonizzato da Papa Francesco.

 

 

 

Autore articolo: Anselmo Pagani

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Tornielli, Paolo VI: l’audacia di un Papa

Anselmo Pagani, laureato in giurisprudenza, è studioso di storia e divulgatore