Ferdinando di Borbone, designato dal Congresso a rioccupare il trono di Napoli, in attesa che tutto andasse a buon fine, pubblicò a Palermo il seguente manifesto in data 1° maggio 1815, con cui prometteva ai napoletani la Costituzione. Tornato al potere però dimenticò tutto.

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Napoletani,

La causa di Murat è finita: essa era per quanto ingiusta, altrettanto vergognosa. Già una nuova scena si prepara ai vostri occhi.

Popoli del Sannio, della Lucania, della Magna Grecia, e delle Puglie, affrettatevi a rivendicare i vostri diritti. Uno straniero li ha violati. Entrato nella più bella parte dell’Italia, egli si diede il titolo di conquistatore. Con questo titolo si è fatto lecito dilaniare le vostre sostanze, esporre i vostri figli ed i vostri fratelli a pericoli ed agli orrori della guerra. Rammentate che un tempo le vostre armi si estesero alle sponde del Nilo; che al solo strepito delle vostre trombe guerriere, i Tolomei, i Filippi, i Massinissa, gli Antiochi ed i Mitridati chinarono d’innanzi a voi la loro fronte orgogliosa. Italiani, bagnerete le vostre mani nel sangue degl’Italiani? I vostri figli ed i vostri padri accorreranno da Roma per sottrarvi dal servaggio e dal disonore. Ardireste respingerli, al punto di divenir parricidi? Cosa sperate mai da un soldato fuggitivo e perfido? L’obbrobrio, la miseria, la disperazione, la morte; questi sono i frutti che raccogliereste da colui che vi comanda per condurvi alla vostra ruina. Quello che cerca nella disperazione l’ultimo suo soccorso, puote promettervi la gloria e la pace?

Un principe si avanza per la vostra salvezza. Le sue aquile vittoriose non porteranno sul vostro territorio che pace, calma e ricchezza. Il ferro e la morte allontaneranno dalle vostre contrade il vostro oppressore ed il vostro nemico. Tutto sarà sacro come proprietà del cittadino. Voi, figli docili del Sebeto, venite con i stendardi della concordia, venite innanzi al vostro padre, al vostro liberatore, il quale sta già sotto le vostre mura. Esso non aspira che al vostro bene ed alla vostra felicità durevole. Esso travaglierà per rendervi l’oggetto d’invidia pel resto d’Europa. Un governo stabile, saggio e religioso vi è assicurato. Il popolo sarà il sovrano, ed il principe il depositario delle leggi che detterà la più energica e la più desiderabile delle costituzioni. Spalancate le vostre chiese ed i vostri santuari. Il vostro “Padre vi entrerà a testa scoperta per liberare dalla persecuzione i suoi ministri, e le sue leggi. Cantate degli inni di gloria al Dio delle armate, il quale vi ha sottratti dall’ oppressione e liberati dalla vostra ruina. Che siano per sempre invincibili e rispettati gli ornamenti ed i segni sacri di quella Religione che ha piantato i suoi vessilli nel mezzo delle guerre le più ostinate e le più crudeli. Venite, correte tra le braccia di un Padre generoso). Esso è pronto ad alzar la mano del perdono. Esso non si rammenta delle offese che per unirvi, per governarvi da Padre. Dubitereste forse delle promesse di un Padre; di quello che, nato tra voi, ha tutto comune con voi, leggi, costumi e religione?

In nome del Congresso, io rimonto sul mio trono legittimo, ed a questo stesso nome io vi prometto in riguardo a tutto, amore e perdono.

Palermo, 1° maggio 1815.

Ferdinando

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