L’attenzione per presagi e segni di sventura fu così viva nei Romani che anche lo storico Tito Livio ne recò notizia. Il passo che segue descrive ciò che avvenne nell’inverno del 218 a.C., all’avvicinarsi della grande minaccia di Annibale (Storie, libro XXI, 62).

***

Durante questo inverno si erano manifestati numerosi prodigi… come accade quando gli animi sono in preda alla superstizione, se ne sono annunciati in gran numero, ai quali si è prestato fede alla leggera.
Un bimbo di sei mesi, di condizione libera, aveva esclamato in pieno Forum olitorium “Trionfo!”; nel Forum boarium un toro era salito fino ad un terzo piano e se ne era poi precipitato giù, spavenvato dalle grida degli abitanti della casa; immagini di vascelli si erano accese in cielo. Il Tempio della Spes situato nel Forum olitorium, era stato colpito dal fulmine. A Lanuvio, la lancia di Giunone si era spostata da sola. Un corvo era sceso nel tempio della dea e si era posato persino sul pulvinar. Nella campagna di AMiterno si erano visti da lontano, secondo fonti diverse, fantasmi di uomini vestiti di bianco, che nessuno aveva potuto avvicinare. Nel Piceno erano piovute pietre dal cielo. A Cere le tavlette dei presagi si erano rimpicciolite. In Gallia un lupo aveva tratto dal fodero la spada di una sentinelal e se l’era portata via… Per la maggior parte di questi prodigi, i decemviri ebbero l’ordine di consultare i Libri Sibilini. Per le piogge di pietre nel Piceno si decretarono nove giorni di sacrifici. L’intera città di Roma fu impegnata in queste cerimonie di espiazione. Innanzi tutto si ebbero lustrazioni e grosse vittime venero immolate agli dei designati come destinatari. Si portò a Lanuvio un’offerta in oro del peso di 40 libbre, per il tempio di Giunone, e le matrone romane consacrarono una statua alla dea sull’Aventino.

Fonte foto: dalla rete