Il viaggiatore che percorre la SS16 Adriatica in direzione di Monselice sicuramente non presterà attenzione, poco dopo l’abitato di Battaglia Terme in località Rivella, ad un interessante manufatto idraulico, spina dorsale del “Retratto di Monselice”.
Con l’istituzione nel 1556 dei “Provveditori sopra li loci inculti” venne avviata la bonifica integrale della Bassa Padovana, con l’obbiettivo, ma non solo quello… di aumentare la produzione alimentare e liberarsi dalla necessità delle importazioni dalla Turchia.
Il primo Retratto istituito fu quello di Monselice, i cui lavori iniziarono nel 1557.
Il territorio del Retratto era, ed è tuttora, limitato verso il mare dall’argine del Canale Battaglia che essendo rialzato rispetto al piano campagna impedisce il deflusso. Per risolvere il problema gli ingegneri della Repubblica costruirono una botte idraulica per consentire alle acque scolanti dal Retratto di sottopassare il Battaglia.

Per finanziare l’opera la Repubblica istituì un pedaggio, palada, di sei soldi da far pagare a tutte le navi in transito sul Battaglia, dando l’appalto per la riscossione alla fraglia dei barcaioli di San Zuanne (San Giovanni delle Navi di Padova) e “ciò per anno venturo principerà quando sarà aperto il detto canale”.
La botte della Rivella non si limitava a consentire il sottopasso del Battaglia alle acque scolanti dal Retratto.
Gli argini ospitavano il sedime di due strade collegate tra di loro tramite un ponte. L’inconsueta struttura che consentiva l’incrocio a due canali ed a due strade colpì il filosofo Francese Montaigne che nel suo “Journal de voyage en Italie” così la descrive: “C’è poi giù nella piana un altro grosso rivo che viene dalle montagne, e il cui corso traversa il canale; appunto perché potesse farlo senza interromperlo è stato costruito il ponte di pietra su cui il canale scorre, mentre sotto scorre il detto rivo, tagliandolo su un letto rivestito di legno sui fianchi. Di modo che il rivo è in grado di portar barche; avrebbe spazio sufficiente in altezza e in larghezza. E poiché altre barche passano continuamente sul canale, e dei carri sul più alto dei ponti, si hanno tre strade una sull’altra”.

Sempre alla Rivella, vicino alla botte idraulica, si trova una notevole villa veneta, risalente al 1588 e generalmente attribuita allo Scamozzi. Attualmente è di proprietà degli Emo-Capodilista, e fu probabilmente fatta costruire dalla famiglia Contarini, subendo nei secoli numerosi passaggi di proprietà.
Nei primi anni del XVII secolo apparteneva ai Penumia, poi ai Malipiero, ed infine verso gli anni Sessanta fu dei padovani Cortusi.
I Cortusi erano una famiglia di origine germanica, residente a padova almeno dal 1014, decisamente ricchi non erano tuttavia nobili.
Nel 1377 i Cortusi furono esiliati ed i loro beni fatti confiscare da Francesco I da Carrara, poterono rientrare in città solo a seguito della conquista veneziana di Padova.
Aldrighetto Cortusi nel 1435 non aveva dimenticato il debito che la sua famiglia aveva nei confronti della Dominante.
Venuto a conoscenza che Marsilio, un figlio naturale di Francesco I, stava complottando per riprendersi Padova denunciò il tutto alle autorità veneziane che poterono così catturare l’audace e decapitarlo in Piazza San Marco.
Come segno di inestinguibile gratidutine della Dominante Aldrighetto ed i suoi discendenti furono esentati perpetuamente da “tutti gli oneri personali, reali e misti”. La fedeltà paga.

Proseguendo nel dirigersi verso Monselice, il viaggiatore, se sceglie di abbandonare la SS16 per proseguire in via Padova, avrà modo di arrivare, poco dopo l’incrocio tra questa e via Savellon Molini, al sostegno noto come “La Bastarda”. Li avrà modo di osservare come in quel punto il Canale Bisatto si biforchi, il viaggiatore deve infatti sapere che…

Prima della costruzione, ad inizio XIII secolo, del Canale Battaglia le acque del Bisatto utilizzavano come direttrice di deflusso verso la laguna l’odierno Canale di Bagnarolo.
Il Canale di Bagnarolo non fu tuttavia abbandonato, la differenza di livello tra questo ed il Battaglia permise di utilizzarlo come “troppo pieno” del secondo mentre l’energia prodotta dal salto fu da subito sfruttata per l’istallazione di un mulino idraulico.
Il Mulino di Bagnarolo, i cui resti sono tuttora visibili al viaggiatore sulla sua sinistra, ad inizio del XX secolo fu oggetto di un dibattito riguardante la sua riqualificazione che, se realizzata, avrebbe cambiato Monselice.
La proposta era quella di realizzare una centrale idroelettica che sfruttasse la differenza di livello tra i due canali.
L’energia prodotta, circa 45 chilowatt, avrebbe consentito un più economico funzionamento del mulino, contribuendo quindi ad abbassare il prezzo del pane con notevole beneficio della popolazione più povera, oltre a ridurre i costi sostenuti dal Comune per l’illuminazione pubblica, 181 lampade nel 1907, ed a creare le premesse per l’insediamento in zona di attività industriali indispensabili per “elevare economicamente lo stato della cittadinanza”.
Purtroppo il progetto incontrò da subito l’ostilità di Giuseppe Volpi, Conte di Misurata e megapresidente della Sade, che non gradiva l’idea che a Monselice si realizzasse un concorrente della lanciatissima Centrale Idroelettrica di Battaglia Terme
Abbandonato il progetto il mulino continuò a funzionare fino al 1950, succesivamente cessata l’attività molitoria ospitò per alcuni anni un’officina automobilistica fino all’abbandono attuale.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Enrico Pizzo

Bibliografia: A. Pettenella, Storie Euganee; F. Selmin, I Colli Euganei; R. Valandro, Monselice e la Bassapadovana tra ‘400 e ‘500; R. Valandro, I secoli di Monselice; Y. Louagie e P. A. Quintili, Alla ricerca del ponte di Montaigne in “Terra e Storia” numero 5-6