Il viaggiatore che a Monselice, partendo dal sostegno noto come “la bastarda”, decide di procedere lungo Viale della Repubblica in direzione del centro storico, incontrerà per primi due distributori di carburante. Il viaggiatore presti attenzione a quello posto alla sua sinistra, deve infatti sapere che… Opera del grande architetto futurista Quirino De Giorgio – autore, tra l’altro, del Gruppo Rionale Bonservizi, odierno CUS a Padova, e del a Borgo Rurale F.lli Grinzato Vigonza – , l’edificio ha subito, negli anni, vistose alterazioni alla forometria. Tuttavia conserva ancora il suo aspetto razionalista e non sarebbe una brutta idea pensare ad un restauro che ripristini, nel possibile, l’aspetto originale.

Proseguendo lungo Viale della Repubblica il viaggiatore giungerà alla rotonda d’intersezione di questo con Via Argine Destro, Via 28 Aprile e Via Castello. Se prosegue in via Argine Destro avrà alla sua sinistra il Campo della Fiera, delimitato dalle Mura Carraresi, e la sua attenzione sarà catturata da una “Porta che non porta”. Il viaggiatore deve sapere che quella è, forse dovrei scrivere era Porta della Giudecca. La porta era utilizzata per accedere alla “Zoecha”, la monselicense Giudecca. Questa contrada, delimitata dalle odierne vie 28 Aprile e XI Febbraio, era il luogo dove abitava, da inizio Trecento, la comunità ebraica di Monselice.

Lasciata la “Porta che non porta” il viaggiatore avrà di fronte a sé il Canale Bisatto, e la sua attenzione sarà catturata da alcune bitte d’ormeggio seminascoste dalla vegetazione. Incuriosito da questi manufatti, apparentemente incongrui rispetto all’ambiente pedecollinare che lo circonda, il viaggiatore avvicinatosi ne noterà degli altri, scale in pietra, rampe di discesa, banchine. Il viaggiatore deve infatti sapere che, in passato, il Bisatto ha svolto il ruolo di arteria commerciale della Bassa Padovana e Monselice era caratterizzata dalla presenza di un porto fluviale.

Il canale non era solo un’arteria commerciale, ma anche una “località turistica”. Antonietta Bertazzo riferisce infatti che sua madre le raccontava di come coloro che non potevano permettersi una vacanza balneare ripiegavano su una giornata sugli argini del canale. All’epoca, parliamo di circa settanta anni fa, le condizioni dell’acqua erano completamente diverse rispetto ad oggi ed era possibile anche la balneazione.

Proseguendo in Via Argine Destro il viaggiatore arriverà all’incrocio di questa con Via XI Febbraio e Via Trento Trieste. Piegando a destra su Via Trento e Trieste oltrepasserà, su un ponte in ferro, il Canale Bisatto. Se poi una volta giunto in sinistra idrografica sceglie di piegare a sinistra su Riviera Giovanni Battista Belzoni il viaggiatore noterà la fabbrica tardocinquecentesca di Villa Pisani dalle evidenti citazioni palladiane. Se aperta, entri a vedere gli affreschi, e poi un altro edificio dalle forme vagamente venezianeggianti, forse fatto edificare dai Malipiero, e discutibilmente restaurato. Conosciuto in passato tra i monselicensi come “Palazzo delle due scale”, è ricordato per aver brevemente ospitato nel 1820 il grande archeologo Giovanni Battista Belzoni, recatosi a visitare l’anziana madre che ivi risiedeva.

A ricordo del fatto è stata apposta, non sono in grado di dire in che anno, una lapide commemorativa che recita: “G. B. Belzoni / Aperta la piramide cefrenide / Trasportato il busto colossale di Memnone / Lustrata Tebe / Rivelata la città di Berenice / Qui / Dalle Erculle fatiche riposava / Nel MDCCCXX”. Nella parte bassa della lapide sono state inserite le riproduzioni di 2 medaglie realizzate in onore di Belzoni. Una coniata a Londra e famosa per aver riprodotto la piramide sbagliata, Cheope e non Chefren, e l’altra battuta a Padova.

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Enrico Pizzo

Bibliografia:  F. Selmin, Atlante storico della Bassa Padovana – Il primo Novecento; F. Selmin, I Colli Euganei; R. Valandro, Monselice e la Bassapadovana tra ‘400 e ‘500; R. Valandro, I secoli di Monselice;