Ruggero di Sicilia ed i servi perpetui di San Bruno

Ruggero di Sicilia ed i servi perpetui di San Bruno

Una dimenticata pergamena napoletana racconta la donazione di centododici servi di Squillace e Soverato fatta da Ruggero I di Sicilia a San Bruno.

Capua fu posta sotto assedio dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia nel maggio del 1098 per quaranta giorni. Il normanno agiva spinto da Riccardo II, principe di Capua, da sette anni condannato all’esilio ad Aversa.

Nel corso di questo assedio, Ruggero ricevette in sonno l’apparizione di San Bruno che l’avvertiva del tradimento dal capitano greco Sergio a capo di duecento armigeri a lui fedeli. Il conte riuscì così a sventare la congiura ordita nei suoi confronti.

A seguito di questo episodio Ruggero offrì a Bruno le terre di Calabria dove sorse il suo eremo ed anche degli schiavi.

I Regii Neapolitani Archivi Monumenta conservano la pergamena DX risalente al 1102 con la quale Gran Conte Ruggero I di Sicilia, dona a San Bruno come servi perpetui centododici “greci” di Squillace e Soverato che nel 1098 congiurarono contro di lui a Capua. Vi leggiamo:

“Questi sono i nomi e le famiglie dei centododici servi e villici che furono trovati con il traditore Sergio nell’assedio della città di Capua, nelle Calende di marzo, nell’anno millesimo novantesimo ottavo dell’incarnazione del Signore, settima indizione, i quali io Ruggiero, per volontà di Dio Conte di Calabria e Sicilia, in conseguenza del miracolo che Dio si é degnato di mostrarmi visibilmente per le preghiere del beato Brunone per la salvezza mia e dei fedeli cristiani che erano con me, ho donato allo stesso padre Brunone e ai suoi successori, non solo gli stessi ma anche i figli dei loro figli per sempre, come servi perpetui e villici con tutti i loro beni, mobili e immobili, che hanno e che avranno, in qualunque luogo esistenti, di qualunque arte o commercio o attività marinara siano. I quali traditori per sentenza avevo condannato ad essere uccisi con diversi generi di tormenti ma per supplica del predetto padre Brunone risparmiai allora a loro morte perniciosa e obbligai in perpetua servitù e condizione villica per la chiesa della beata Maria de heremo e del beato Stefano protomartire. E pertanto feci fare un diploma presso Squillacium con la donazione che feci del monastero di san Giacomo di Muntauro e dei loro possedimenti ma i loro nomi e le loro famiglie non vi sono nello stesso diploma. Per supplica poi di frate Lanuino, priore della chiesa di santo Stefano, ordinai di porli a perpetua memoria in questo privilegio. E questi sono i nomi e le stirpi dei predetti servi e villici: Pietro de mauro con due figli, Nicola e Giovanni, e questo Giovanni é detto de spano, Arcudio Dimi con Nicola suo fratello, Pietro de agathi con suo cognato detto de sir uvo, Nicola cruruachi con figlio, Arcudio de lacerana, Peratico miniti con sei figli, Giorgio arpedoni con figlio, Giovanni Milo con Asinio suo fratello detto de prothopapa, Nicola Menglaviti con due figli, Leone pelecarius con il fratello detto Nicola de nichito, Giovanni catastimenos, Calochirius de fantiao con Basilio suo cognato detto de Iannathi, Arciudius de cruxi, Arcudio Rufo, Nicola de presbytera con figlio e con il nipote detto bulgari, Nicola Peratico con fratello, Gregorio maccaronus con il fratello detto capo malus Leotta pancallus, Basilio Logara con tre figli, Giovanni condogorgius o condoiorgius con fratello, Astadio Calafati con il cognato detto de zoccala, Giovanni Rogo con il nipote detto de characopo, Andrea Bumo, Basilio Burretta con otto figli, Nicola de churarini con i figli, di cui uno é detto Politi, Giovanni cudichinus, Teodoro burchiniti con tre figli, Giovanni ieracari con cinque figli, Pietro de gurdizi detto anche grizaniti con figlio, Basilio claviti con tre figli e fratello, Pietro rumagirus con Nicola suo nipote detto pirri, Arcudio lanapachi con quattro figli e fratello, Astadio Condo con figlio detto cacostachi, Leone caccavari, Pietro de presbitero gregorio detto anche morcari, Leotta ffinocontari, Pietro caloalefri, Leone chardachi con due figli, Nicola ruscla, Ruggiero coxari, Perretta gallinari, Giovanni obsimachi con figlio, Giovanni platogeni e Nicola suo fratello detto anche sapirius, Michele Bergerio, Giovanni de fachiolena, Giovanni cannata, Nicola de germa, Pietro de rogerio, Leone de bachia, Arcudio Meropa, Pietro Puggia con figlio, Guglielmo de amato, Perri gabarretta, Basilio girinu, Leone tuscanus, Andrea muscatus, Leone charistus, Teodoro carbuferius, Stefano sichilo, Basilio afi con dieci figli, Michele consilius, Arcudio pilili detto de fantino, Giovanni de martulo con suo cognato detto zaro gagistru, Giovanni gairrune con figlio, Costa andronicus con il fratello detto de arcontissa, Leone Poliziano con il fratello Teodoro, Peregrino Mandila con suo nipote detto de pancratio, Gregorio tornatoras, Teodoro Placida con Leone de anchi suo figliastro, Giovanni de malatera, Peregrino curillanus con fratello, Pietro de camberna con due figli, Pietro sculinibri con il fratello detto de artho, Basilio gunnari con tre figli, Leone Nicoletta con il nipote detto de fraxitana, Peregrino gaidarofaga, Leone de columba con il fratello detto capistanus, Giovanni ectisti, Leone chierico con otto figli, Pietro filodermu, Pancallo de presbitero arcudio detto de argiro, Leone spathea con il nipote detto zoccala, Basilio tefilattu, Pietro Barano, Anastasio archimandriti che anche é detto gurruffus, Basilio Macri, notaio Sergio Lellia che anche é detto Scutelli, Costa Condo, Pietro de papa costa con il nipote detto machoruffi, Nicola de crisoleo, Gregorio milissachi, Teodoro terachitanus, Pietro vomu, Basilio copsampeli, Thefilus Grasso con quattro figli, Giovanni Triflo, Nicola de papaleone detto Castisano o Castrisano, Leone de fistilla, Michele de asimi, Basilio condacari con figlio, Arcudio de prodraco, Giovanni chimmachi, Cristodolo Aspromallo, Costa de melica, Pietro pulichi, Nicola calomenos, Arcudio Pirro, Nicola copsodastri, Leone de bavusa, Calocharius de cambo, Basilio Musara con il nipote detto agracta e Leone Cassina con figlio. Questi sono i centododici nomi dei servi e villici che diedi a padre Brunone e ai suoi successori con tutti i loro beni, dovunque siano in perpetuo e dovunque abitino. E questi furono quasi tutti del territorio di Squillacii e Suberati. Questo privilegio è stato scritto nel quarto giorno del mese di giugno nella cappella di san Martino che è sita nel mezzo della città di Mileti, essendo ammalato il mio signore conte per mano di me Falcone, cappellano del detto signor conte, e letto nella stanza dove lo stesso signore mio conte infermo giaceva, in presenza della mia signora la contessa Adelaide e per concessione di Malgerio figlio del signor conte, presenti Pietro de Moritonio, Roberto de layna, Toraldo Carbonello, Rainaldo de climpcam, Uberto de solona, nell’anno millesimo centesimo secondo dell’incarnazione del Signore nostro Gesù Cristo, decima indizione, amen.rio, figlio del conte Ruggiero. Pietro de Moritonio. Roberto de layna. Toraldo Carbonello. Rainaldo de climpcam.

Ruggiero conte. Adelaide contessa. Malgerio, figlio del conte Ruggiero.n Pietro de Moritonio. Roberto de layna. Toraldo Carbonello. Rainaldo de climpcam. Uberto de solona.

Io Falcone, cappellano del signor conte Ruggiero, per suo ordine scrissi questo privilegio e lo sottoscrissi”.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: Tomba di San Bruno, scultura di Stefano Pisani. Foto gentilmente concessa da Antonio Michele Cavallaro.

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