Il figlio di Riccardo, signore di Mentone, castello poco lontano da Annecy in Savoia, era giudizioso e di grande ingegno, aveva studiato a Parigi ed il padre progettava per lui un matrimonio politico che avrebbe rafforzato i domini del casato. La designata unione con Margherita di Miolans però non si fece mai: il giorno delle nozze, quel ragazzo si sedette ad un tavolo e lasciò una lettera per i suoi cari, poi, mentre la chiesa era gremita di invitati, lasciò andare una corda dal davanzale, si calò e fuggì. Di lui non si seppe più nulla. I Mentone disperarono per quella scomparsa e mancò poco che non scoppiasse una faida con i Miolans che si sentirono beffati dal mancato matrimonio. La giovane Margherita accettò però le ragioni del gesto del suo promesso sposo e, tolto il velo da sposa, finì i suoi giorni in un monastero col velo da suora. Il giovane scappato si chiamava Bernardo.

Vagò giorno e notte sino a quando, stanco e trafelato, giunse ad Aosta. Si recò al Duomo per pregare e qui trovò l’aiuto dell’arcidiacono Pietro di Val-d’Isère che gli fornì ristoro e conforto. Bernardo raccontò tutto al religioso e quegli accettò di tenerlo con sé ed aiutarlo nella sua vocazione sacerdotale. La diocesi di Aosta era allora retta da Monsignor Griffo che accettò Bernardo e, dopo un periodo di apprendimento e conoscenza, lo ordinò sacerdote. Così Bernardo si mise a celebrare messe e predicare, mostrando cuore e conoscenza delle scritture, riuscendo a farsi amare dai fedeli d’Aosta. Ciò indusse il vescovo ad affidargli una missione: Bernardo avrebbe dovuto impiegare il suo zelo ardente, la sua dottrina ed il suo ingegno per schiacciare, sin nelle più remote zone della diocesi, il paganesimo. Il ragazzo percorse le sei vallate della circoscrizione e predicò ovunque, allontanando i fedeli dagli errori, dall’ignoranza, dall’idolatria, dalle superstizioni, con l’aiuto, col buon esempio, con l’insegnamento e col rapporto confidenziale, senza far distinzione tra ceti. Anche i vescovi delle diocesi vicine lo vollero e Bernardo predicò dunque a Sion, Ginevra, Tarantasia, Novara, Pavia, Ivrea, Vercelli, Torino e Milano, somministrando sacramenti, combattendo eretici, malcostumi, errori dottrinali, la fama di indovini e astrologi. Appariva umilissimo coi suoi abiti di panno semplice, serviva i poveri ovunque soggiornasse, si asteneva da grandi pranzi, dal vino e dall’acqua, viveva d’una povertà evangelica, ea retto da sincera modestia e fervente e tenera pietà. Tornato ad Aosta si ritrovò circondato da fame e affetto e tutti convennero nell’eleggerlo arcidiacono, perché Pietro era passato all’alta vita.

Divenuto arcidiacono, Bernardo non mutò la sua vita e, preso da grande zelo, volse più lontano il suo sguardo. Sulle vette delle Alpi era ancora venerata una statua di Giove, poco distante, poi, sorgeva una colonna con un talismano lucente chiamato Occhio di Giove. Queste costruzioni parlavano ed emettevano vaticini, opera del demonio secondo alcune memorie o forse degli stessi custodi che esigevano, anche con la prepotenza, costose decime. Bernardo pensò di liberare quelle popolazioni dall’idolatria e, in un giorno tempestoso, con pochi compagni, s’immerse in quell’immensa e gelida catena di monti coronati da nevi, raggiungendo Monte Giove, che s’innalza per 2491 metri sul livello del mare guardando Svizzera, Savoia e Italia. Fu così faccia a faccia con la statua di Iovi Optimo Maximo, le gettò al collo la sua stola che si mutò in una catena. Bernardo ne prese le due estremità ed iniziò a tirare con forza fino a quando la statua rovinò in pezzi. Toccò poi all’Occhio di Giove, sul piccolo San Bernardo, che fu raccolto, spezzato, fatto in polvere e disperso nel vento. Al suo posto fu messa una croce.

Spazzate via queste testimonianze del paganesimo, ancora venerate e cariche di ex-voto, Bernardo fece erigere una chiesa, fondò un ospizio per i viandanti e furono allontanati i banditi che erano soliti assalire i pellegrini. Grazie alle munificenze regali ricevute dalla Borgogna e da altri principi, si resero praticabili vie e sentieri, si spianarono le strade, e all’arcidiacono d’Aosta, divenuto eremita su quelle alte montagne, presero a rivolgersi infermi, anziani, sofferenti ed ammalati. A tutti lui si dedicava con bontà. Così fece anche con una coppia d’anziani, marito e moglie, che giunsero all’ospizio. Fornì loro riparo e cibo, poi l’anziano raccontò la loro storia: “Il cielo ci diede un figlio, erede del nostro amore, sussidio della nostra vecchiezza. Egli doveva brillare primo fra gli eguali e gli avevamo assegnato a compagna una giovinetta avvenente, savia e di grande stato… ma lui fuggì lontano da noi lasciandoci questa lettera. Da quel giorno l’abbiamo cercato in ogni parte ma non l’abbiamo trovato e forse non lo rivedremo mai più”. L’eremita, udito il racconto e visto il biglietto, rispose: “Certamente fu il cielo che ispirò a vostro figlio le sue scelte. Ora però consolatevi, sono io vostro figlio Bernardo”.

Erano trascorsi quindici anni e la famiglia si ritrovò unita su quel Monte Giove destinato ad essere chiamato Monte San Bernardo, nel silenzio della natura, tra rocce sporgenti e nubi.

Un’ultima missione Bernardo avrebbe compiuto: bisognava che l’insediamento monacale della Alpi ricevesse l’approvazione pontificia. Ormai vecchio e affaticato, Bernardo si rimise in cammino. Alcuni storici riportano che in Lombardia il suo intervento fu fondamentale per scongiurare la guerra. Arduino, Marchese d’Ivrea, s’era fatto incoronare re d’Italia a Pavia, sfidando l’autorità dell’imperatore Enrico II lo zoppo. Davanti all’esercito imperiale, Arduino, sebbene incerto, era disposto a combattere, ma fu Bernardo ad andargli incontro e a consigliargli di rinunciare alla corona e alla guerra, alla morte, alla disfatta, alle sue ambizioni terrene per guardare a quelle celesti. Arduino si ritirò nel monastero di Fruttuaria e vi restò per tutta la vita. Il cammino di Bernardo fu un successo, Giovanni XVIII approvò la sua istituzione e poté affrettarsi al ritorno. Sopraggiunse però la morte. Spirò a Novara nel 1081 durante il viaggio, e lì fu sepolto.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: La vita di San Bernardo di Menthon