Nella casa dei Gesuiti a Napoli, un quadro del pittore Giovan Berardino Siciliano raffigura San Francesco Saverio in ginocchio davanti ad un altare della Vergine Regina degli Angeli. Questo quadro, nel 1653, pochi anni prima della peste, fu protagonista di un evento miracoloso che profetizzò quella immane tragedia.

Il 18 maggio di quell’anno, alle ore 15.00, una contadina raccolta in preghiera davanti al quadro, vide il volto del santo farsi pallido e scolorito per poi infiammarsi e grondare sudore dalla fronte. Gli occhi del santo, prima volti in alto verso la Madonna, si abbassarono e si rialzarono in una espressione addolorata, per poi chiudersi. Una gran folla assistette al miracolo, non solo popolani, ma anche aristocratici e religiosi accorsero davanti al quadro mentre i prodigi avvenivano.

I gesuiti, per tenere a bada l’entusiasmo delle manifestazioni popolari, coprirono il quadro con uno spesso velo e tuttavia il viso del santo con le sue espressioni continuava a trasparire. I più scettici fecero spostare il quadro, si avvicinarono il più possibile alla tela, ma il viso del santo continuava a mostrare mutamenti espressivi.

Anche l’Arcivescovo Filomarino visitò la chiesa e raccolse poi testimonianze del miracolo che fu interpretato, tra grandi incertezze, come una comunicazione di San Francesco Saverio alla città. Il santo stava comunicando che una sciagura si sarebbe abbattuta sul popolo.

Il disastro avvenne tre anni dopo, nel 1656. La peste si accese nel mese di marzo e seminò morte e disperazione. In questo periodo non tardarono a manifestarsi grazie per intercessione del santo, molti furono salvati dalla morte e nel gran lutto generale, la città fece voto a San Francesco Saverio affinché fosse salvata dal morbo.

Il 27 maggio del 1656 si riunirono nella Chiesa del Gesù gli eletti della città, assistettero alla messa, presentarono le loro preghiere al santo. Il voto fu rinnovato il 12 di giugno promettendo di farlo inserire tra i Santi Protettori di Napoli. Gli eletti stabilirono pure che su tutte le porte della città si dovesse dipingere, oltre all’immagine dei protettori Santa Rosalia, San Gennaro e l’Immacolata Concezione, anche quello di San Francesco Saverio.

La fiducia riposta in queste intercessioni non fu vana. La statua di San Francesco Saverio fu portata tra quelle delle Tesoro di San Gennaro ed i maggiorenti di Napoli, con atto notarile, dichiararono di accogliere il santo tra i loro protettori e di voler fare erigere, in suo nome, un luogo fuori le mura dove accogliere i poveri della città.

Così, il giorno dopo, una lettera del Cavaliere Filippo di Dura indirizzata alla deputazione comunicava che “la sera precedente circa quattrocento persone erano rimaste improvvisamente guarite, fuori d’ogni aspettazione e speranza umana”. Così il contagio andò scemando fino a spegnersi.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete