Colle San Giusto domina Trieste con tutte le vestige del suo passato. Vi si trovano la Cattedrale e le cappelle di San Giovanni e di San Michele al Carnale, i resti della basilica romana dell’antica Tergeste, il castello voluto da Federico III.

La Cattedrale è massiccia e imponente. Un enorme rosone gotico a ruota di carro ne caratterizza il portale tutto fatto da materiali di recupero dei monumenti funebri romani. I busti di bronzo rappresentano Enea Silvio Piccolomini, vescovo di Trieste e poi papa col nome di Pio II, ed i vescovi Rinaldo Scarlicchio e Andrea Rapicio. Il campanile ha forme tozze e sorge sui resti di un propileo romano.
San Giusto, patrono di Trieste, vi compare con in una mano la città e nell’altra la palma del martirio. All’interno del tempio, cinque grandi navate presentano mosaici bizantini, mentre quello che decora l’abside centrale è del 1932, opera di Guido Cadorin.

Poco distanti ci sono svariati resti di colonne romane, risalenti alla prima metà del I secolo d.C.. Sottomessa a Roma all’inizio del II secolo a. C., Tergeste divenne colonia sotto Giulio Cesare e fu cinta di mura nel 32 a.C. per volere di Ottaviano Augusto. Ai piedi del castello, queste colonne sono testimonianza del tempio innalzato a Giove.

Il Castello, carcere per i prigionieri politici nel Risorgimento,si caratterizza per una singolare forma a pianta triangolare. Fu eretto per ordine dell’Imperatore Federico III nel 1468, a spese dei cittadini, sui resti di una rocca costruita dai veneziani. L’edificio ospitò il capitano imperiale, all’epoca Giorgio di Tschernembl, figura che sin dalla fine del Trecento aveva il comando militare della città. Trieste, infatti, provò tenacemente a resistere alle pretensioni di Venezia sino alla firma della “Spontanea Dedizione all’Austria” con cui si affidava all’Imperatore. Sotto il governo della Repubblica Veneta, che nei primi anni del Cinquecento aveva ristabilito il suo dominio sulla città, il castello venne potenziato nelle difese. La Serenissima avviò un progetto di fortezza triangolare con tre bastioni ai vertici che poi fu continuato dagli Asburgo, prima sotto la direzione dell’architetto triestino Gerolamo Decio poi sotto quella del capitano imperiale Giovanni de Hoyos. Nel 1636 la fortezza venne completata coi suoi tre bastioni: il Bastione Rotondo, il Bastione Lalio, il Bastione Pomis. Non fu mai al centro di significativi eventi militari e sino al 1750 fu sede del Capitano Imperiale, anno in cui Niccolò Hamilton, allora in carica, si trasferì in città.

Al complesso fortificato si accede da una rampa conclusa da un ponte levatoio in legno. Attraversato l’atrio, voltato a crociera, si raggiunge il Piazzale delle Milizie, dove scale e camminamenti scoperti conducono ai bastioni. E’ oggi sede del Museo del Castello con una ricca collezione d’armi, sia d’asta che da taglio e da fuoco. Appena entrati si è accolti dal famoso “melone con l’alabarda”, simbolo di Trieste, che un tempo sormontava il campanile della Cattedrale. Proprio davanti all’ingresso ci sono gli automi che erano sul Palazzo del Municipio in Piazza Unità d’Italia, Micheze e Jacheze, oggi sostituiti da copie. Alcuni ambienti ospitano pure gli arredi di Giuseppe Caprin (1843-1904), patriota triestino, la cui casa era stata, nell’Ottocento, un salotto di italianità e cultura. Nel Bastione Lalio sono invece in mostra i materiali d’età romana del Lapidario Tergestino .

Il Colle di San Giusto negli anni successivi alla Grande Guerra divenne il luogo per eccellenza delle commemorazioni. Per un certo periodo di tempo proprio la Cattedrale ospitò la salma di Enrico Toti e con gli anni crebbe il numero di lapidi e monumenti. Il 3 novembre 1929, il Duca d’Aosta vi inaugurò l’Ara della III Armata, opera di Carlo Polli. La mole quadrangolare dell’Ara sorge su un piedistallo di pietra grigia e sui suoi riquadri di pietra bianca sono riprodotte due panoplie fatte di mitragliatrici e fucili insieme a due scudi. Sui quattro lati del monumento è riprodotta l’epigrafe: “La vittoriose armi qui consacrò la III Armata al comando di Emanuele Filiberto di Savoia”. In fine, il 1° settembre 1935, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, fu inaugurato l’imponente Monumento ai Caduti della Grande Guerra di Attilio Selva. Esso rappresenta tre guerrieri che sostengono un loro compagno caduto, protetti da una quarta figura; alte più di cinque metri, le statue, dalle forme classicheggianti, si erigono su di un basamento in pietra bianca d’Istria, progettata dall’architetto Enrico Del Nebbio.

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

Bibliografia: P. Kandler, Guida al forestiero nella città di Trieste; F. Cusin, Appunti alla storia di Trieste; L. Ruaro Loseri, Guida di Trieste