Vittoria Colonna nacque nel 1490 da Fabrizio Colonna, Gran Contestabile del Regno di Napoli, e da Anna di Montefeltro figlia di Federico, Duca di Urbino. A soli quattro anni fu promessa in posa a Ferdinando Francesco d’Avalos, figlio del Marchese di Pescara, che aveva la medesima età. Vittoria scriveva prose e versi, fu educata all’amore per la cultura, per la letteratura classica e italiana, per la storia. Il matrimonio si celebrò ad Ischia, quando i due promessi ebbero raggiunta l’età di diciassette anni.

Furono per lei anni di felicità. Si circondò dei migliori artisti del secolo tra cui Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, Jacopo Sannazaro, Giovanni Pontano, Bernardo Tasso e Pietro Aretino.

La guerra però la allontanò dal marito, che pure mostrava eguale amore per le lettere. Quando infatti fu fatto prigioniero, nel 1512, nella famosa giornata di Ravenna, indirizzò alla sua sposa, dalla prigionia di Francia, un dialogo in prosa sull’amore.

Nel 1525, tornato in libertà, Ferdinando Francesco d’Avalos era al seguito dell’Imperatore, mentre i principi d’Italia gli promisero il trono di Napoli se avesse tradito. Fu Vittoria Colonna a ricordagli doveri e valori scrivendogli: “sovvengavi, scrivevagli, di vostra virtù che v’innalza sopra la fortuna e sopra la gloria de’ re. Non gli imperi, non i titoli, ma sola la virtù dà l’onore, il vero onore, cui è glorioso tramandare a’ propri discendenti. Per me, io non ambisco di essere consorte di un re, ma di quel gran capitano che seppe vincere i più grandi, non solo col valore in guerra, ma anche nella pace colla sua magnanimità”.

Il Marchese di Pescara morì a Milano trafitto dalle gravi ferite rimediate nella Battaglia di Pavia, il 24 febbraio 1525. Vittoria, saputo delle gravi condizioni del marito, era partita da Napoli per fargli visita e prestargli la sua assistenza, ma, giunta a Viterbo, ricevette notizie della sua morte.

Tornò a Napoli col cuore affranto, incapace di colmare il suo dolore, e, nel tentativo di trovare confortò, ancora una volta si dedicò ai versi. Aveva all’epoca cinquantacinque anni e, parecchi nobili da subito ambirono sposarla, ma ella ricusò ogni pretendente, costantemente fedele al ricordo del suo Ferdinando.

Sette anni durò il suo lutto, poi volle dedicarsi interamente alle opere di pietà. Fu per alcuni anni a Roma: nel 1541 si ritirò in un monastero, prima in Orvieto, poi in Viterbo. Nel 1542 tornò a Roma, prese stanza nel Palazzo Cesarino, detto Argentina: qui morì nel febbraio dello stesso anno.

Le Rime di Vittoria Colonna, suddivise in Rime amorose e Rime spirituali, ne fanno una poetessa raffinata e colta che, dello stile di Petrarca, seppe riprodurre sentimenti e incanto rasentando il sublime.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: R. Carboni, Vittoria Colonna d’Avalos