“Viva Carlo Secunno lo Rrè mmio”, profilo biografico di Titta Valentino

“Viva Carlo Secunno lo Rrè mmio”, profilo biografico di Titta Valentino

Di Giambattista Valentino sono poche le notizie biografiche. I tre poemetti da lui firmati, La Mezacanna co Lo Vasciello dell’Arbascia, Napole scontraffatto dapò la pesta e La Cecala napoletana, cioè La defesa della Mezacanna, La gallaria Segreta, e Lo Commanno d’Apollo, ebbero una certa fortuna e ripetute ristampe ma il nome di Titta Valentino ha scosso poco l’interesse dei critici.

Attraverso informazioni desumibili dalle sue opere si sa che nacque a Napoli, nel rione Duchesca, apparteneva al ceto delle cappenere, quello dei togati, e suo padre – probabilmente Andrea Valentino –  era un dottore in legge. Tutto qui, non esistono altre tracce da seguire.

Per Ferdinando Galiani fu “mediocre”, per Pironti, Di Massa e Artieri no. Soprattutto perchè i suoi scritti sono testimonianze oculari della terribile pestilenza del 1656. Ne risulta un Titta Valentino diverso, un ottimo esponente della letteratura napoletana di fine Seicento.

Difese la lingua napoletano dal toscano, polemizzando in La Cecala con la Crusca perchè ogni lingua è espressione della cultura e della storia di un popolo. Questa difesa del napoletano si accompagna, in lui, al recupero dei nuclei tematici della letteratura napoletana, appunto La Cecala è un viaggio allegorico nel Parnaso, moda della satira letteraria tra Cinquecento e Seicento.

Difende la lingua e difende l’identità di Napoli, identità spagnola asserisce: “A chi se quarera ca io aggio tacciato chille, che pportano le ggonnelle pe ccauzune, le può responnere co Lope de Vega, otra ca nchesto mm’è nfaore tutta Spagna, e chi è Franzese, se nne vaga nFranza”.

Nella realtà “scontraffatta” della Napoli post peste, Valentino attacca il lusso volgare, lo sfarzo dei ceti bassi che tentano di imitare i nobili, l’astuzia di chi, dalla peste, cerca di trarre occasioni per arricchirsi attraverso falsi testamenti, matrimoni tra giovani e meno giovani ed occupazioni illecite di case. Il testo è dedicato a Don Diego di Soria, Marchese di Crispano, “reggente de la Vecaria”, uomo probo capace di scaglairsi contro i furanti; La Mezzacanna è dedicata al tenente d’artiglieria Gabriele d’Acugna, La Cecala a Francesco Maria Marino Caracciolo, Principe d’Avellino.

Titta Valentino è cantore del suo tempo; di una Napoli spagnola postrivoluzionaria, di una Napoli spagnola che gli fa dire: “Dapò chesto comparae a ste ccontese / No cierto spata, e cappa de Leone, / Azzoè, comm’a ddicere Franzese, / Contrario de la nostra nazione”; una Napoli spagnola che gli fa cantare: “Libero m’ha creato la Natura / Se be vassallo de na Monarchia, / Che no te fa de nulla avè paura, / Quanno nnemico sì de la boscia, / De chi dice lo vero ha sempre cura, / Chest’è la vera Protettrice mia, / Viva la Veretate, e viva Ddio, / Viva Carlo Secunno lo Rrè mmio”.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: ritratto di Carlo II. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Serroni, Giambattista Valentino: Conformismo politico nei suoi poemetti

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